Figlie “troppo grasse” e carni danzanti: discriminazione ponderale 6#

Ci siamo già più volte occupate, dalle pagine di questo blog, di discriminazione ponderale, quella forma di discriminazione che riguarda le persone che, in difetto o in eccesso (ma soprattutto in eccesso) si distaccano dal peso medio (o dal peso socialmente accettato).

E’ di questi giorni una notizia che ci racconta di un padre e della sua abitudine di apostrofare le proprie figlie, all’epoca dei fatti minorenni, in questo modo: “Siete grasse, dovete fare più sport: non combinerete mai niente nella vita” e le obbligava a fare sci agonistico e a mangiare solo alimenti macrobiotici.

Rimando al bel post di Ricciocorno Schiattoso, per quanto riguarda la disanima del pessimo modo di trattare la questione dei giornali (laddove il padre viene definito come “un facoltoso cinquantenne” e “come un buon padre preoccupato” per le sue figlie) e anche per quello che concerne il disvalore dell’umiliazione nell’opera educativa di un genitore.

Nella frase che ho riportato, sta racchiusa tutta l‘essenza e la cattiveria insita nella discriminazione ponderale e anche uno degli stereotipi più potenti che vessano le persone in sovrappeso.

La persona grassa:

“Non combinerà nulla nella vita”

“Deve fare più sport”

“E’ pigra”

“Non si occupa della sua salute”

“Non è un esempio”

“E’ goffa”

“E’ una mangiona”

“Non è sensuale”

e, nel caso di ponderalismo benevolo:

“è solare”

“è simpatica”

Ed altro ancora. Ogni volta che mettiamo on line notizie, video o immagini che ritraggono persone in sovrappeso siamo letteralmente invase da commenti come quelli ad esempio, quando abbiamo passato sulla nostra pagina FaceBook il video di questa ragazza

che a noi piace perché mostra una donna che non si adegua ai canoni estetici dominanti, dedicandosi nonostante le sue dimensioni, ad una disciplina tra le più difficili e sensuali.

Parecchi/e utenti, senza mezze misure, hanno decretato che non è per niente sensuale e che sicuramente, come minimo, ha problemi alle articolazioni e se non li ha oggi, perché è giovane, li avrà domani.

In un mondo come il nostro, dominato da modelli irraggiungibili e dalle leggi del mercato che portano a bisogni indotti, il grasso superfluo diventa un nemico da combattere ogni giorno. il nemico numero uno per una persona che “si deve prendere cura di sé”. Ciò significa cercare di adeguarsi ai canoni estetici dominanti, entrando nel mondo dei prodotti e degli interventi per dimagrire, sentendosi sempre deris*. Già, perché la presa in giro, la derisione, la stigmatizzazione e la colpevolizzazione della persona in sovrappeso è una cosa comunissima, pare essere la forma di discriminazione socialmente più accettata. Basta andare a vedere i commenti che, nei vari siti e pagine FB che riportano la notizia con cui ho aperto il post, come sempre, sono abbondanti:

“Fortuna che non si sono mangiate il padre!”
“Hanno rotto la palestra”

Addirittura, ci si premura di affermare che un padre che umilia in quel modo le figlie, certo, forse non ha usato delle belle maniere, ma l’ha fatto “per il bene delle sue figlie”, ma le umiliazioni (rivolte a due minorenni!) e le vessazioni psicologiche non sono mai “buone”.

Le persone in sovrappeso sono tanto abituate a sentirsi sminuite e derise, che spesso la loro sofferenza psicologica è tanto forte da indurle a limitarsi nelle proprie libertà: persone che non vanno in spiaggia per non mostrare il proprio corpo, persone che non praticano sport per lo stesso motivo. Molto spesso, se afflitte da disturbi alimentari, gli stessi aumentano, lungi dal diminuire.

Ma secondo la grande maggioranza delle persone, quel padre “ha fatto bene”. Per alcuni perché le due figlie erano proprio “orrende” (chissà dove le hanno viste), ma per molti perché “ha pensato alla loro salute” (il loro benessere psicologico, evidentemente, non importa. Umiliare e far sentire in colpa, deridere e costringere a fare sport agonistico, certo non è un buon modo per curarsi della salute di qualcuno).

L’affermazione che “bisogna dimagrire per essere in salute” è tanto diffusa che mostrare come non sia necessariamente vera è un’opera difficilissima, anche perché siamo martellat* da programmi televisivi che ci parlano di cibo, alimentazione e salute, proponendo immagini di donne e uomini magri, snelli e sottili indicandoli come “modelli di salute” sempre e comunque. Siamo abituati a vedere decine di pubblicità di prodotti per dimagrire e a vedere immagini di persone dalla magrezza innaturale (anche photoshoppata) che ci vengono vendute e proposte come esempi di “persona che si prende cura nel modo giusto” di se stessa, che piace, che è di successo, sessualmente appetibile, popolare. Che dietro queste affermazioni ci sia una vera e propria strategia di marketing pare non importare a nessuno.

“Magro è bello”, “magro è di successo”, “magro è popolare”, “magro piace”

Se per essere in salute, occorre essere magri, certamente una persona grassa non è in salute. Per tornare alla notizia di apertura: come si può praticare uno sport a livello agonistico se non si è in salute? Lo sportivo che pratica agonismo (ma anche quello che si dedica allo sport da dilettante) ha necessità di avere un certificato che ne garantisca la buona salute.

Quindi – incredibile! – anche una persona sovrappeso può essere in salute!

Inoltre, gli scienziati ci dicono che deridere e far vergognare una persona grassa, la renderà solo più grassa e che lo stigma che grava su una persona in sovrappeso la fa ammalare: depressione cronica, attacchi di panico, ansia. E tutto questo stress porta a malattie come l’ipertensione e il diabete.

La “perfetta forma fisica” è tanto determinata dai mass media e dal mercato che ogni donna (ma vale anche per gli uomini) che se ne distacchi in eccesso è definita “grassa”, anche quando indossa una normale taglia 44 o 46 e persino, ultimamente, anche una taglia 42!

Quel “buon padre”, per essere davvero tale, non avrebbe dovuto obbligare le figlie a fare sport agonistici, a fare una dieta (sotto controllo di un medico?) e soprattutto, non avrebbe dovuto umiliare le figlie, etichettandole come “grasse”.

Un buon genitore educa i propri figli e le proprie figlie ad amarsi e ad accettarsi, a valorizzare le sue specificità, a non adeguarsi a quello che la società indica come modello vincente a tutti i costi. A costo anche di perdere autostima e amore per se stessi, a costo di doversi vergognare del proprio corpo perché differente da quello proposto dal mercato e dai mass media.

Un buon genitore educa anche a non discriminare a far emergere le potenzialità dei propri/e figli/e e dialoga con loro.

Per esempio, mostrando le immagini del progetto “Nothing to lose”.

La danzatrice,Kelli Jean Drinkwater, ritratta nelle foto di Kate Champion dice:

“Poiché sono un’artista, anche una donna grandi forme, la mia pratica creativa e la mia politica del corpo sono inseparabili”,

“Esplorare modi per recuperare spazi e piattaforme che sono spesso proibitivi per corpi sovrappeso è un’enorme ispirazione. Mi piace anche il potenziale estetico di occupare spazio”.

 

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Foto di Toby Burrows

Tutt* abbiamo un potenziale estetico. Kelli Drinkwater (e Kate Champion) lo trovano nelle forme abbondanti che danzano nell’aria, nell’impatto che esse hanno, nella distruzione dei canoni estetici dominanti

“L’interesse di Kate per il potenziale coreografico di corpi grassi così come il suo approccio intuitivo nel mettere in evidenza il movimento, è, credo, l’unico modo in cui un lavoro su questo argomento potrebbe essere realizzato con autenticità e rispetto. Kate e io siamo affascinate dall’ossessione che la società ha per la grassezza e dall’impatto che un corpo di ballo composto da grandi taglie può avere sul pubblico”.

Continua la Drinkwater.

Lo spettacolo di danza che ne viene fuori è la rappresentazione di corpi reali in movimento, che esprimono il coraggio, la grazia e l’energia allo stesso tempo, trasformando il corpo umano in un veicolo per il cambiamento, una modalità di resistenza. I soggetti, indossando costumi da bagno e lingerie, si godono in tutte le loro peculiarità; ogni ruga, fossetta e piega parlano delle splendide imperfezioni di tutti gli esseri umani.

Foto di Toby

Foto di Toby

Lo sguardo che deve valutarci e decidere cosa è “bello” per noi è solo il nostro. Non quello degli altri. 

E, se si è davvero preoccupati per la salute dei propri figli e delle proprie figlie, se davvero c’è una necessità medica di dimagrire, meglio mostrare al ragazzo o alla ragazza in sovrappeso modelli diversi, vicini, davvero vincenti, come questi della campagna “This gilrl can!”

Perché anche una persona in sovrappeso può fare sport, scoprirsi, spogliarsi e muoversi senza doversi vergognare e difendere da accuse di vario genere.

Leggi anche:

http://narrazionidifferenti.altervista.org/gasparri-bullismo-discriminazione-ponderale-quando-istituzioni-insegnano-lhate-speech/

http://narrazionidifferenti.altervista.org/napoli-parlamento-belga-discriminazione-ponderale5/

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http://narrazionidifferenti.altervista.org/magre-emarginate-omologarsi-dovere-donna-discriminazione-ponderale1/

 

2 pensieri su “Figlie “troppo grasse” e carni danzanti: discriminazione ponderale 6#

  1. Sono Sabrina e sono una degli admin della pagina fb di ciccioni contro la discriminazione, articoli come questo non possono farci che piacere e vi ringrazio moltissimo. Osservo spesso le reazioni alle varie notizie che parlano di libertà dimensionale e discriminazione ponderale, ho letto commenti di persone che hanno “paura” di un articolo come il vostro, persone che temono lo sdoganamento dell’obesità. Se poi sei una persona in sovrappeso o obesa e parli di questo sei spesso tacciata di vittimismo. Ma tornando a questa “paura” logicamente ci si rende conto quanto sia insensata, il grasso non è una malattia contagiosa, allora mi chiedo per quale retaggio antico o moderno molti provano questo sentimento.

    • Ciao Sabrina e grazie per il tuo intervento. Anch’io ho letto di “paure” per il mio post, e penso che ciò debba far riflettere molto.

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