Manifesto NarrAzioni Differenti

Perché NarrAzioni Differenti?

 

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NarrAzioni per elaborare nuovi linguaggi, che si trasformino poi in Azioni.

Perché il linguaggio è performativo e dal linguaggio si può modificare la cultura e la realtà che ci circonda.

Perché raccontare le nostre e le vostre storie è un atto politico.

Differenti perché riteniamo il genere una costruzione sociale che ci divide in due categorie, femmine e maschi, ognuna con un codice di comportamento stereotipato imposto fin dalla primissima infanzia.

Perché ci battiamo contro ogni forma di discriminazione.

Perché siamo contro l’omotransfobia, ma al tempo stesso rifiutiamo qualsiasi azione di pinkwashing che usi strumentalmente i diritti lgbtqi o la questione di genere.

Perché crediamo che le richieste del diritto al matrimonio o alla genitorialità omosessuale siano giustissime, ma anche che desideri e necessità non si esauriscano nel “farsi una famiglia”.

Perché lottiamo ogni giorno contro la violenza sulle donne ma vorremmo raccontare anche storie positive.

Perché non accettiamo l’idea che la violenza diventi l’unico modo per parlare delle donne relegandole eternamente al ruolo di vittime, esseri bisognosi di protezione, né accettiamo che la violenza sulle donne diventi un tema caldo per le campagne pubblicitarie di aziende e governi.

Perché analizziamo il linguaggio dei media e non ci basta che il termine femminicidio compaia in qualche articolo, se continua a convivere con termini come raptus, gelosia e con la spettacolarizzazione della violenza, tra dettagli macabri e gallery di scatti privati della “bella vittima”.

Perché rifiutiamo qualsiasi atteggiamento colpevolizzante di victim blaming e slut shaming.

Perché le donne hanno ancora bisogno di lottare per “riappropriarsi” del proprio corpo, scegliendo come viverlo senza etichette, sentendosi libere di decidere se diventare madri o meno, senza che questo le discrimini in un verso o nell’altro nella società o nel mondo del lavoro.

Perché vogliamo una sessualità fatta di scelte libere e consapevoli, senza che le istituzioni ci impongano ancora dogmi reazionari e repressivi.

Perché rifiutiamo il body shaming e ci battiamo contro il modello unico che vorrebbe normalizzare i nostri corpi, rendendoli tutti conformi e rispondenti al principio di performance che la società impone.

Perché non basta far sparire tette e culi da pubblicità e manifesti.
Anche vestita la donna viene usata per vendere, trattata come merce, come oggetto.

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Quello che ci interessa è contrastare il sistema socio economico neoliberista che mantiene in vita il patriarcato.

Perché il femminismo, la questione di genere, non diventino fenomeni di costume, ma rimangano pienamente politici.Perché non si può parlare di libertà se non ci sono le condizioni materiali per viverla e agirla.

Il nostro femminismo è intersezionalista, perché non esiste La Donna, ma le donne con le loro differenze di classe, “etnia”, corpo.

Il nostro femminismo è queer, perché crediamo sia tempo di superare gli schemi tradizionali in cui ci hanno fatto nascere.

Il nostro femminismo pretende rappresentazioni plurali che rispecchino la varietà esistente, senza distanze tra generi e orientamenti sessuali, tentando di spianare la strada alla libertà finora guadagnata.

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