Da Napoli al parlamento belga: discriminazione ponderale#5

E’ successo pochi giorni fa, la notizia la conoscono ormai tutti. A Napoli, un ragazzino di quattordici anni è stato seviziato da un gruppo di uomini, che lo hanno preso di mira e ridotto in fin di vita per via del suo aspetto fisico, del suo peso.
Tutto è iniziato deridendo il ragazzo, per poi aggredirlo e stuprarlo con un tubo ad aria compressa.

Perchè di uno stupro di gruppo stiamo parlando. Su un minore inerme. E già questo dovrebbe mettere a tacere ogni polemica e ogni obiezione. Invece no, da giorni ormai i talk show televisivi e le pagine web si riempiono di commenti e prese di posizione che riducono ciò che è accaduto a un “gioco”, una “bravata”, giammai una violenza, men che meno sessuale.

I genitori degli uomini che lo hanno aggredito si sono espressi più volte in merito alla vicenda, giustificando per l’appunto il comportamento dei figli. Nell’intervista rilasciata a Il Mattino, definiscono l’aggressore “un bravo ragazzo” e si chiedono “dove sarebbe questa violenza di cui l’accusano”, sostengono che “il compressore glielo hanno messo per scherzo, perchè non sanno quanto era potente”, ma soprattutto che non c’è stata violenza, ma nemmeno “malizia“.

Ecco uno dei nodi fondamentali. Assicurare all’opinione pubblica che nessuno degli aggressori sia omosessuale, un frocio capace anche solo di pensare alla penetrazione anale su un altro maschio.
Riguarda quel tipo di mentalità che crede che lo stupro sia una questione di virilità e non di possesso, di donne troppo attraenti e non di umiliazione: allo stesso modo i genitori degli aggressori tendono a sottolineare che non c’era malizia, non sapendo che uno stupro nasce dalla voglia di sopraffazione, di annientamento dell’atrui identità, di branco armato.

E il giornalista, Nico Falco, che riporta la notizia, lo fa usando parole che assecondano il ridimensionamento del fatto a semplice “scherzo”. Ne parla bene Ricciocorno:

“Pur non sminuendo la gravità del fatto”, ci dice Nico Falco.

Definire un’aggressione un gioco, una stupidaggine, secondo il giornalista non equivale a sminuire la gravità dei fatti.
Giocare non è un reato. Stuprare un ragazzino con un compressore, invece, è un reato.
Stuprare un ragazzino con un compressore, provocandogli gravi lesioni al colon, non è un gioco.
Definire uno stupro “un gioco” significa volerlo rappresentare come un evento meno grave di quel che è, ergo lo si sminuisce.

Intanto i salotti pomeridiani ci sguazzano, dando la parola a chi giustifica gli aggressori e nessuno pronuncia mai la parola stupro.

Il 13 ottobre poi, mentre il ragazzino era ancora in ospedale in prognosi riservata, la moglie del ventiquattrenne arrestato come principale indagato, è stata aggredita da alcuni sconosciuti davanti al carcere di Poggioreale.
Picchiata, mentre era in fila per entrare a colloquio con il marito. Vendetta di ignoti, forse parenti della vittima, ma forse no, perchè il clima che l’informazione mediatica è riusicita a creare in merito alla vicenda potrebbe anche aver spinto qualcun altro ad aggredirla.
Cosa c’entra la moglie dell’aggressore? Niente, ma in quanto donna è roba sua e quindi picchiando lei, si picchia lui, è lui che si punisce.

E capita che anche i più illuminati cadano nella trappola forcaiola: lo ammazzerei, devono morire in carcere, ergastolo, pena di morte. L’inciviltà che punisce l’inciviltà.
Un clima da far west, una storia di degrado sociale terribile che non affronta mai uno degli aspetti fondamentali della vicenda: il perchè.

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Maggie De Block

Il quattordicenne, che solo ieri ha ricominciato a potersi nutrire da solo, è grasso e per questo si è meritato uno stupro che lo ha ridotto in fin di vita.
I suoi aguzzini sono stati mossi, oltra che dal dominio territoriale o dall’affermazione di sè, dal suo aspetto fisico.
Se quello stesso ragazzino fosse stato magro forse oggi non sarebbe in ospedale. Forse se fosse stato omosessuale, sì, che la matrice discriminatoria è la stessa.
I modelli culturali e le rappresentazioni a cui ci sottoponiamo ( anche nostro malgrado ) ogni giorno hanno un’influenza rilevantissima nella nostra percezione del reale. Così come è possibile tracciare una connessione tra violenza sulle donne e costante oggettivazione delle stesse, allo stesso modo ecco la costante discriminazione ponderale si lega a questa vicenda.

Facciamo un esempio recentissimo. Belgio, la ministra della Salute, Maggie De Block  viene ritenuta poco credibile in tale ruolo politico a causa della sua obesità.
De Block dal 2011 a oggi, ha ricoperto importanti cariche, da segretario all’asilo e all’immigrazione a ministro della Giustizia ed è inoltre medico di base da 25 anni.
Nonostante ciò non è ritenuta credibile, adatta, per via del suo aspetto, del suo peso.

A queste insinuazioni, da parte di un giornalista locale, De Block ha risposto

Penso che queste osservazioni siano solo sciocchezze. Alla Camera, i miei colleghi non mi giudicano per l’aspetto fisico, ma si complimentano per la conoscenza che ho dei miei dossier. […] Un medico è una persona fatta di carne e ossa. I miei pazienti non guardano la mia taglia, http://narrazionidifferenti.altervista.org/wp-admin/post-new.phppiuttosto vengono per la qualità delle mie cure

Una persona grassa non salirà mai abbastanza di carriera, non avrà mai abbastanza qualifiche, non sarà mai abbastanza popolare da essere considerata al di là del suo aspetto fisico.

big girlCiccione, cicciabomba, grassone.  Considerata per sempre pigra, poco determinata, goffa e per niente brillante.
Si tratta di ponderalismo o discriminazione ponderale. Come scrivevo in questo post mesi fa

La discriminazione ponderale ( sizeism in inglese ) è una forma di discriminazione basata sulla forma fisica di una persona, spesso intesa in termini di peso sia per eccesso che per difetto. Molto spesso per eccesso.

Lo stigma del peso, il marchio di disapprovazione sociale, è il segno della diversità che porta all’alienazione di alcune categorie di individui e, dunque, all’emarginazione. Non è certo la diversità in sé ad allontanare un individuo dalla società, ma la percezione che di questa hanno gli appartenenti al canone.

Lo stigma del peso ha anche delle realizzazioni pratiche ( la barella di un’ambulanza o il sedile di un aereo sono a volte troppo piccoli per accogliere una persona fuori norma ), verbali ( insulti, nomignoli ) e fisiche ( bullismo, aggressioni ).

Lo stupro di Napoli, l’aggressione ai danni del ragazzo è motivata anche da questo tipo di discriminazione, per niente combattuta rispetto a tante altre d cui si parla ben più stesso. Tra gli invisibili, verrebbe da dire, i grassi sono quelli che si vedono meno di tutti.
Parliamo di chi sceglie di non volere una taglia zero e quindi si ritrova fuori da ogni canone estetico, ma anche di chi ha gravi disfunzioni metaboliche e viene condannato per questo.
Lo stigma sociale attorno alle persone grasse si costruisce sugli stessi pilastri di quello rivolto alle persone con disabilità.
Allontanare dagli occhi e dalla società chi non risponde dei bisogni indotti più redditizi, chi non è un buon testimonial per ciò che consuma nella vita.

Essere grassi o obesi diventa una disabilità in relazione con l’ambiente in cui si vive.
Sarà allora sull’ambiente culturale che bisognerà lavorare, perchè i responsabili non sono solo gli autori del gesto ma anche tutti quelli che non percepiscono la violenza oscena di discriminare in base all’aspetto, se non ad una problematica ponderale.

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Un pensiero su “Da Napoli al parlamento belga: discriminazione ponderale#5

  1. E tra una battaglia terminologia e l’altra (bullismo, violenza, sevizie?) dove c’è addirittura chi si ostina a chiamare un gravissimo episodio di violenza “un banale scherzo”, provando a scavalcare il confine tra i due termini oppositivi napoletani “pazziare e pariare nguoll”, ecco la storia di Vincenzo e di un altro bambino al fianco del quale ho lavorato come operatrice, nel contesto di queste nostre periferie vuote di tutto, anche di significato e dove lo Stato quando si manifesta lo fa solo in veste repressiva. Per cui sì, come scrivete anche voi qui, lavorare sull’ambiente culturale diventa di fondamentale importanza. http://lelinguacciute.wordpress.com/2014/10/12/la-periferia-e-la-violenza-subita-dai-bambini-la-storia-di-vincenzo/

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