L’ossessione (sessista) dei media per Varoufakis

Il tailleur serioso della Merkel, il bikini di Maria Elena Boschi, le gonne anni ’50 di Michelle Obama.
Donne di potere giudicate per il loro abbigliamento, la loro acconciatura, il loro sedere.

“Un uomo politico verrebbe mai giudicato solo per l’abbinamento cromatico?” Questa era la domanda retorica che molte di noi si ponevano davanti a una critica alla donna di potere di turno che invece di essere politica verteva sulle scarpe o sulle rughe o su come quel tal vestito valorizzasse il lato b. Quest’ultimo dato era solitamente accompagnato con ricche gallery fotografiche.

Poi arrivò Yanis Varoufakis

All’ex ministro delle finanze greco il giornalismo italiano ha riservato il pacchetto esclusivo donne.
La sua assenza di cravatta negli incontri ufficiali è stata più discussa delle sue politiche economiche.
Ieri, giorno delle sue dimissioni dopo la vittoria del no al referendum greco, una delle prime notizie, su quasi tutti i quotidiani online, era la maglietta attillata con la quale si è presentato per commentare i risultati.

Senza nomeSempre ieri il Corriere online ospitava tra le prime notizie un articolo di Maria Laura Rodotà che, dopo averci parlato del fisico perfetto delle ragazze Obama ,prova ad ipotizzare scenari futuri in cui il dimissionario, ma tanto carismatico e affascinante, ministro delle finanze greco possa reciclarsi.

La camicia fuori dai pantaloni, la giacca di pelle, la moto, lo zainetto, uno stuolo di fan.
Il fisico e gli outifit di Varoufakis vengono prima delle sue parole, come solitamente accade per le donne.

“Il nostro obiettivo era ed è la ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità”: così si è espresso il ministro delle finanze della Grecia, Yanis Varoufakis, mentre già lo scrutinio del referendum delineava il successo del no al piano dei creditori. L’esponente di governo si è presentato in conferenza stampa indossando solo una maglietta, in linea con lo stile che lo ha già visto arrivare alle riunioni dell’esecutivo Tsipras a bordo di una moto. In mattinata Varoufakis si era recato al seggio con una camicia bianca indossata fuori dai pantaloni” (Fonte Repubblica)

Il sessismo delegittima e svaluta Varoufakis come interlocutore politico e i numerosissimi articoli sul suo stile casual o su quanto spesso frequenti la palestra occupano lo spazio che dovrebbe essere dato al significato del referendum greco.
Lo schema comunicativo è quello che abbiamo già visto con le guerrigliere curde, sessualizzate e ridotte dal giornalismo a piacenti combattenti che tradiscono il tradizionale ruolo femminile, senza dirci però che quelle ragazze con i capelli al vento sono femministe, anticapitaliste, antiimperialiste e combattono non solo contro l’Isis, ma anche per un modello economico e sociale diverso da quello USA e “occidentale”.
Il referendum greco in questo momento storico ha rappresentato l’alternativa all’Europa del capitalismo finanziario, ma anche a quella dei nazionalismi di destra, nonostante ciò il giornalismo italiano mainstream era troppo impegnato a discutere di quanto fosse fico il ministro sulla sua moto.

Così la questione greca diventa una sorta di gara a chi ce l’ha più lungo che si combatte a colpi di testosterone.

Immagine presa fa facebook

Immagine presa fa facebook

Poi arriva questo articolo sulla rubrica Parla con Lei di Repubblica che ci spiazza tutt* – anche se in realtà avremmo dovuto conoscere la storia della grande donna nascosta dietro il grande uomo –  che ci rivela che dietro le scelte di Tsipras c’è la moglie.

“Cherchez la femme. Nello psicodramma in corso tra Atene e Bruxelles ci sarebbe l’ombra di una donna.

Veramente interessante.

Si tace sul “no” greco come atto di ribellione politica e sociale alle politiche dell’austerità e mentre si mette a confronto il carismatico Varoufakis con il suo successore a quanto pare non altrettanto piacente, in qualche modo il capitalismo sussume la crisi greca e la vende.

Copertina di Panorama del 17 Giugno 2015

Copertina di Panorama del 17 Giugno 2015

La vende utilizzando corpi di donna. Corpi che vengono presentati come disponibili e accessibili, in saldo, un po’ come le case, le vacanze e tutto il resto del paese in crisi.
Non è la prima volta che vediamo la donna/bandiera, infatti questa copertina di Panorama ricorda una copertina di L’espresso di qualche anno fa.

Copertina nudo EspressoDi nuovo la donna usata per vendere la crisi e nello stesso tempo sottolineare che quella crisi è lontana da noi, che non ci riguarda, anzi ci possiamo addirittura guadagnare.

E allora continuamo pure a parlare dei pettorali dell’ex ministro delle finanze greco, per le donne lo abbiamo sempre fatto, è questo quello che si rischia di ottenere quando ci si appella alla parità senza però rivoluzionare il sistema entro cui quella parità dovrebbe realizzarsi.