Se lo stupro viene ridotto a mera propaganda politica, tra doppiopesismi e strumentalizzazioni

«Mi ha buttata a terra. Allora ho chiuso gli occhi e ho pensato: speriamo che finisca il prima possibile. Ripeteva – ha raccontato Angela – che se avessi urlato o mi fossi mossa mi avrebbe fatto del male e poi lo avrebbe fatto anche alle mie amiche».

Queste le parole della ragazzina di 15 anni stuprata qualche giorno fa a Roma.

Il caso ha fatto e sta facendo discutere, ovunque, sia per l’assurda dinamica dei fatti –un uomo di 31 anni avvicina una ragazzina dicendole di essere un poliziotto e col pretesto di un controllo e la stupra– sia per questo genere di commenti:

11425142_966614376717070_7915839516578566868_oCome scrissi in questo post:

Donna stuprata da un italiano: 

Reazione 1) “Qualcosa non quadra”. E fioccano tesi e ipotesi di complotto per dimostrare che la vittima stia spudoratamente mentendo e si sia inventata tutto o che, addirittura, fosse consenziente.
Reazione 2) “Era vestita da troia! Andare in giro da sola a quell’ora, certo che a volte se la vanno proprio a cercare! Magari le sarà anche piaciuto!”

Donna stuprata da uno straniero
Reazione unica: “Stop invasione! Sono incivili! Sono delle bestie! Per loro le donne sono niente, oggetti di cui disporre! Castrazione chimica! Ruspe Ruspe Ruspe!1”

Infatti, le reazioni sullo stupro non si si sono fatte attendere e –come volevasi dimostrare– sono state esattamente quelle elencate poco sopra: ovviamente nel caso in cui lo stupratore è italiano.

Cito ancora dal mio post:

“Gli stupratori italiani considerati bravi ragazzi e, se militari, sicuramente uomini dalla vita irreprensibile, sempre bravi padri di famiglia. Loro facilotte, puttane, sbandate. Per cui mentre molti degli stupratori hanno ricevuto sostegno e solidarietà dalle comunità in cui vivevano, le ragazze sono state costrette ad abbandonare la propria città o la propria nazione oppure, come nel caso di Carmela, la vita”

Ormai è chiaro a tutti: il doppiopesismo razzista non solo fa considerare più grave uno stupro perpetrato per mano di uno straniero ma, come se non bastasse, nel caso in cui lo stupratore sia italiano, offre spunti per attaccarsi sempre ad altro, che sia l’abbigliamento della vittima, l’orario in cui girava, il suo atteggiamento, i suoi sguardi, quello che ha fatto o quello che non ha fatto per evitarlo. Sembra incredibile, ma tant’è.

Perché se lo stupratore è italiano, l’unica cosa che puoi fare per ricevere un po’ di empatia è finire come Santa Maria Goretti: se non muori vuol dire che non hai sofferto abbastanza e che, diciamocelo, sotto sotto magari ti è pure piaciuto farti scopare da uno con la divisa addosso, magari anche muscoloso! Se questo vi sembra disgustoso, sappiate che è più o meno ciò che pensano in molti –e che i vari commenti in giro per la rete confermano.

Purtroppo non si riconosce ancora la differenza tra “una scopata” e uno stupro, insomma, non è ancora chiaro che un sì o un no possano cambiare –e di molto– le cose.  E che, al contrario di come si possa pensare, gli stupri non sono perpetrati solo da stranieri, rom, emarginati, folli o maniaci.

Non è ancora chiaro che la violenza sulle donne –correlata, va da sé, a quel tipo di mentalità patriarcale e maschilistica che spinge un uomo a stuprare, picchiare e vessare una donna– è un fenomeno trasversale.

Il razzismo, poi, è stato normalizzato da troppi italiani –fomentati, tra le altre cose, dalla propaganda di movimenti populistici e Lega– al punto da indurli a pensare che gli stupri possano essere commessi solo dagli stranieri e che sia inverosimile che un italiano possa farne.

Insomma, abbiamo capito tutti l’aria che tira, ma forse, ogni tanto, varrebbe la pena affrontare temi così delicati (come la violenza sessuale) con approccio diverso dal “E ora Salvini che avrà da dire in proposito?”

Forse varrebbe la pena concentrarsi sulla vittima e su quella cultura che spinge e autorizza a credere che le donne siano oggetti di cui disporre a proprio piacimento, quella cultura patriarcale che quelle rompicoglioni delle femministe, guarda caso, tentano di abbattere da sempre!

Non ce ne frega un accidenti di cosa pensa quel ruspaiolo di Salvini, o qualche suo altro simile, quando una ragazzina di 15 anni ha subìto una delle atrocità peggiori che un essere umano possa esperire.

Tuttavia, se da una parte abbiamo la propaganda reazionaria, che cerca in ogni modo d’inculcare pregiudizi sugli stranieri e sui rom (facendoti credere la violenza ce l’abbiano nel dna, mentre gli italiani sono tutti irreprensibili ed emancipati), dall’altra abbiamo una buona parte di sinistra che sta usando quello stupro –e non solo– per fare propaganda politica.

Mi spiego meglio. In questi giorni ho notato che tanti spazi “de sinistra” –che solitamente non si occupano minimamente di tematiche che si avvicinino anche solo lontanamente al femminismo, alle violenze sessuali e alle discriminazioni di genere– si stiano dimostrando così interessati a quest’ultimo caso di stupro, che m’è sorto un dubbio: ma non è che ne parlano solo perché è coinvolto un militare? Ma no! Ma cosa vai a pensare! Eppure, a quanto pare, quelli di destra non sono gli unici a strumentalizzarlo a proprio vantaggio.

Allora mi sono ricordata di quell’episodio di stupro avvenuto –qualche anno prima che la notizia fosse diffusa– in un centro sociale di Parma. Riporto da Repubblica:

La violenza di gruppo – secondo quanto riporta la Gazzetta di Parma – sarebbe avvenuta nell’allora sede del collettivo Raf in via Testi. Le indagini dei carabinieri, coordinate dal Pm Giuseppe Amara, avrebbero identificato i responsabili, cinque attivisti, che hanno oggi tra i 24 e i 29 anni. La Procura ha chiesto al Gip l’arresto, che ha però respinto la richiesta ritenendo che il tempo trascorso fosse idoneo ad affievolire l’urgenza della misura. L’accusa si è rivolta al Tribunale del Riesame, a giorni è attesa la decisione.
La vittima non denunciò l’episodio, che sarebbe emerso grazie a una soffiata anonima. La ragazza frequentava spesso i componenti del collettivo e la loro sede, dove quella sera era in programma una festa. Ma lì, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stata drogata a sua insaputa, poi sarebbero cominciate le violenze, a turno, forse riprese con un cellulare da uno dei presenti. Il mattino dopo la giovane si sarebbe risvegliata nel locale di via Testi con i vestiti strappati e tracce dei rapporti subiti, sarebbe uscita e con difficoltà avrebbe raggiunto la stazione ferroviaria per fare ritorno a casa.

In quell’occasione una buona parte di quella sinistra radicale reagì più o meno come al punto precedente: “Donna stuprata da un italiano”, ma in versione piuttosto capziosa: “Un’antifascista non potrebbe mai fare una cosa simile”.

E così fioccarono i vari “È tutto così poco chiaro!”, “Perché il fatto è emerso solo ora?”; qualcun altro fece intendere, neanche tanto velatamente, che quella ragazza non stesse raccontando tutta la verità, e le ipotesi di complotto da parte della stampa –che certamente non perde occasione per additare i centri sociali come causa di tutti i mali– si sprecarono.

D’altra parte, se è vero che un antifascista degno di tale nome non commetterebbe mai uno stupro, bisognerebbe iniziare a pensare che forse, la sopraffazione maschilista, le discriminazioni di genere e la violenza sessista, possano esistere anche a sinistra e quella stessa sinistra deve riconoscere che, tra le sue fila, possano esserci anche quelli che Lidia Menapace non esitò a definire “Compagni in sezione e fascisti a letto.

Del resto anche Simone de Beauvoir (in un’intervista riportata in “Quando tutte le donne del mondo…”) analizzò le reazioni di molti uomini di sinistra dopo l’uscita del suo saggio intitolato “Il secondo sesso” dicendo:

“Per lo più si sono irritati gli uomini, perfino uomini di sinistra. Era la tesi di per sé a urtare. Il fascista che sonnecchia dell’intimo di molti uomini di sinistra si è risvegliato in quell’occasione. Non mi aspettava assolutamente una simile reazione. I miei amici maschi sono privi di ogni <<complesso di virilità>>, provano verso le donne un sentimento di fratellanza; pensavo che la stragrande maggioranza degli appartenenti alla sinistra avrebbe avuto lo stesso atteggiamento. Mi sbagliavo di molto. Naturalmente è stato detto che avevo scritto una <<opera piena di rancore >>, mentre si trattava di uno studio sereno al massimo.”

Insomma, da destra a sinistra, utilizzare lo stupro per i propri tornaconti sta diventando una moda. Questa pratica non fa altro che appiattire la gravità che c’è dietro la violenza sessuale, riducendo il discorso a un mero sfottò di ruspe, a un gioco malato dove si segnano i punti degli italiani e quelli degli stranieri su una lavagnetta, come se fossimo ai mondiali.

 

Immagine presa da Raccolta statistica di commenti ridondanti

Precedente 4 buoni motivi per guardare Orange is the new Black Successivo L'ossessione (sessista) dei media per Varoufakis