Un paio di cose sulla maternità

Come ogni anno, la Festa della mamma, che potrebbe essere un’occasione per riflettere sul ruolo delle madri nel nostro paese, diventa una sfilata di patetiche frasi, link e post che non fanno altro che alimentare certi stereotipi dannosi.

Si potrebbe riflettere su quanto la maternità sia ancora vista come la funzione principale delle donne, l’evento, l’unico, che le rende davvero importanti e quindi coloro che non vogliono o non possono diventare madri siano ancora percepite come donne incomplete, su tutte le pressioni sociali che ricadano sempre e solo sulle mamme e neomamme —spesso lasciate sole nella disperazione e nella solitudine più totale.  Le mamme, sempre ree di aver sbagliato qualcosa nell’educazione dei propri figli, di aver dato troppo amore o troppo poco, tutto ciò su cui non vengono quasi mai citati o richiamati i padri.

Si potrebbe riflettere su come le donne, in Italia, siano ancora costrette a decidere se poter lavorare o avere figli, su quanto le mamme e le donne in generale rappresentino l’unico welfare, dato che i ruoli di cura —perlopiù gratuiti— sono quasi e unicamente relegati alle donne, sulla carenza di asili nido, di soluzioni per incentivare il lavoro femminile che ha raggiunto dati di inoccupazione allarmanti, lavoro e indipendenza economica che spesso rappresentano l’unico appiglio, l’unica ancora di salvezza per fuggire dalla violenza o da situazioni psicologicamente nocive.
Si potrebbe riflettere, in generale, sui ruoli, sulla genitorialità che non è solo quella che buona parte del nostro Governo vuole farci credere, quella costituita dalle famiglie tradizionali in ruoli tradizionali, ci sono mamme single, famiglie composte da due mamme, mamme che salvano la vita di bambini abbandonati a sé stessi o in strutture spaventose, vittime di violenza o bambini che scappano dalla guerra, dalla fame e della miseria, quelli che il nostro ministro dell’Interno ha avuto il coraggio di definire “bambini che arrivano nei barconi già belli e confezionati”.
Sicché, invece di riflettere su tutto ciò si preferisce ancora, nel 2019, veicolare la solita retorica stucchevole sulle mamme, le uniche che meritano di essere etichettate come vere mamme, ovvero quelle donne che incarnano perfettamente i ruoli tradizionali stereotipati, donne che una volta mamme perdono identità, desideri, passioni, che sacrificano interamente la loro vita per il bene della famiglia —ça va sans dire— tradizionale, sia mai rivendicare un po’ di sano egoismo —non a caso qualche giorno fa abbiamo condiviso un post che parlava proprio di ciò, che invitava le donne a pretendere un po’ di sano egoismo, e di spazi propri e che ha generato non poche polemiche sul nostro spazio

Per questo motivo, vogliamo celebrare questa giornata, certo, ma vogliamo invitare anche alla riflessione, all’autodeterminazione, alla lotta per poter essere definite esseri umani e non solo mamme o non mamme (leggi: donne a metà), per potersi ritagliare i propri spazi liberamente e senza sensi di colpa, per poter lavorare senza ricatti morali e sul lavoro, per raggiungere i tanti  diritti che ancora a troppe mancano
Buona lotta a tutte, anche e soprattutto in giornate come questa.
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