Le donne che non vogliono figli: fredde, egoiste, con disagi e inquinanti

Capita ogni volta che ricondivido il post “Il sogno di ogni donna è diventare mamma”. Ma anche no: tantissimi apprezzamenti, tantissime condivisioni e complimenti per la schiettezza e il coraggio perché sì, sembra assurdo, ma ce ne vuole, in una società come quella italiana, ad affermare che no, non credo di volere figli e no, non credo che mi sentirò una donna fallita, a metà, triste, sola, incompleta, inutile.

 

Perché al contrario di quanto qualcuno è venuto ad affermare sulla nostra pagina facebook, che gli anni ’60 sono finiti da un pezzo e che quindi non è vero che alle donne che non hanno avuto figli e che non vogliono figli le fanno sentire una nullità, tutti i commenti delle madri indignate e ferite nell’orgoglio e nell’onore, solo perché ho sostenuto che la maternità non è il sogno né il destino biologico (e non solo) di tutte, ne sono la prova.

Capita ogni volta. Orde di donne che vengono a stracciarsi le vesti perché proprio no, non capiscono come una donna possa vivere senza prole.

Allora partono con le filippiche: “I figli sono una cosa meravigliosa. I figli non sono un limite!”. E chi lo ha mai sostenuto?

“Le donne con figli possono realizzarsi comunque!”. E chi l’ha mai negato? Si capisce lontano un miglio che chi afferma tali cose non segue il nostro blog.

Ti vengono ad accusare di essere razzista verso le madri, il che è ridicolo come quando Salvini sostiene l’esistenza di un razzismo contro gli italiani.
Ti vengono ad accusare di essere fredda, donna inquinante e senza cuore, o troppo giovane per capire o sicuramente perché non hai ancora incontrato il principe azzurro.
O che siamo libere di fare quello che vogliamo però, in fondo, siamo noi che ci sentiamo frustrate quando non riusciamo ad avere un figlio.
Ti vengono a portare gli esempi delle loro nonne che con 25 figli lavoravano ed erano sicuramente felici ed appagate, più delle donne di oggi, ed era meglio quando si stava peggio.
Anche la mia bisnonna, rimasta vedova giovanissima, di notte scaricava cassette della frutta ai mercati generali per poter mantenere sette figli. Ma purtroppo, nel suo caso, non posso dire fosse felicissima e appagata.
Per inciso: non ho mai affermato nel mio post che le madri non possano lavorare o non possono realizzarsi, certo è molto difficile in un paese come il nostro, tra dimissioni in bianco e discriminazioni varie, ma tra le rivendicazioni femministe c’è anche questo: lottare affinché non si debba essere costrette a scegliere tra famiglia e lavoro.
Poi c’è chi viene a dire che sei un “egoistah!!1” perché come puoi pensare di avere un lavoro e spendere tutti i soldi per te e per le tue passioni? E’ inconcepibile per una donna! Inconcepibile!
Gente che è convinta che mettere figli al mondo sia un dovere da assolvere assolutamente o un atto di generosità verso l’umanità –e non una scelta.
Poi ci sono i tuttologi, esperti di psicologia cognitivo comportamentale, sociologia, medicina, ostetricia, pedagogia e tanto altro, quelli che si sono laureati all’università della vita o della strada o di google che vengono a farti perizie psichiatriche tramite un post che hai scritto e che loro non hanno neanche letto per intero –o di sicuro non hanno capito.
Poi ci sono quelli che prendono una frase a caso –ovviamente di quelle riportate sulla pagina, sia mai prendersi il disturbo di leggere per intero il post e riflettere un attimo, esercizio troppo arduo– e proprio non capiscono: come puoi avere come unico sogno quello di lavorare? Inutile far notare che in realtà ho scritto una cosa un tantino diversa, che il mio sogno sarebbe quello di trovare un lavoro dignitoso, che mi faccia sentire un essere umano e mi lasci un po’ di spazio per le mie passioni, che è diverso dal dire che “il mio sogno è lavorare”, come se sognassi di diventare il robot di una catena di montaggio. E purtroppo, ricordiamo a questi simpatici personaggi totalmente distaccati dalla realtà, che c’è tanta gente che è costretta a lavorarci sul serio alle catene di montaggio.
Poi, allo stesso, fai notare che siamo tutti d’accordo sui bei discorsi idealistici, ma per poter vivere, per poter essere indipendenti ( perlomeno economicamente) per poter pagare un affitto, per poter pagare le bollette, per poter uscire, per poter viaggiare, per poter leggere e, purtroppo, anche per potersi curare, serve il denaro.
Ma ovviamente il problema è il mio. Come posso pensare di sfuggire alla maternità e sentirmi libera diventando un mezzo di produzione quando si potrebbe benissimo andare a giocare ai cavalli o rapinare una banca per potersi mantenere? Purtroppo non mi sto inventando nulla. Hanno davvero avuto il coraggio di sostenere cose simili. Come posso pensare di lavorare quando ci si potrebbe far mantenere?
Che stupida che sono. Che stupide che siamo.
Poi c’è chi viene a dire che “hai un’espressione troppo aggressiva” per via della foto con il dito medio. E che scandalo e volgarità il dito medio fatto da una donna anziana, signora mia. Non si è in grado neanche di capire che quella foto è una provocazione –tra l’altro è anche una foto ironica– e non un gesto fatto alle madri o a chicchessìa.
Qualche altra mi ha scritto che sono così convinta da risultare ben poco credibile. Sono così tanto convinta che nel mio post scrissi:  “Il mio sogno non è quello di diventare mamma, se avverrà, avverrà, ma non lo sogno“.
Potrei riportare tanti altri commenti ma davvero se volete farvi venire il mal di stomaco potete trovarli sulla nostra pagina e sulla pagina Stop Troiofobia.
Ci tengo allora a chiarire alcune cose di cui sono stata accusata.
Non penso che i figli siano un limite o una palla al piede.
Non penso che le donne con figli non possano lavorare, essere indipendenti o realizzarsi professionalmente.
Non penso che le donne che abbiano deciso di diventare madri siano poco ambiziose.
Non ho (mai) detto che il mio sogno sia quello di lavorare inteso come fine a sé stesso, semmai il mio sogno sarebbe di trovare un impiego dignitoso e con dignitoso chiarisco che non facevo alcuna allusione classista, ma intendevo un lavoro con una retribuzione dignitosa e che mi lasci un po’ di tempo libero per, come ho detto più su, poter essere un essere umano.
Quando scrivevo “voglio essere libera e indipendente” mi riferivo al fatto che vorrei essere una donna che non dipende da nessuno né economicamente né sotto altri aspetti; quindi i figli in questo discorso c’entrano ben poco.
Il mio discorso era semplicissimo: le donne non hanno bisogno di avere figli per sentirsi complete, realizzate e appagate. I figli sono una scelta (non averne anche) e non un dovere da assolvere.
Non è assolutamente vero che tutte sognino di avere dei figli nella vita e no, non sono acide, fredde, streghe, strane, mostri, frustrate, arrabbiate e quando una donna sostiene di non voler figli non è assolutamente detto che siano cose dettate dall’immaturità, dall’egoismo o da una situazione sentimentale non appagante o instabile.
Ma semplicemente che ha deciso di non volerne. E dovreste anche smettere di considerarlo un atteggiamento egoistico perché ci sono tante donne che farebbero di tutto per averne.
Le cose elencate erano semplicemente i miei desideri e non avevo alcuna intenzione di offendere nessuno con i miei desideri, né di convincere nessuno –come se questa fosse una setta–, né che tutti-e li condividessero. Sacrosante siano le critiche costruttive.
Ma bisogna distinguere la differenza tra il non essere d’accordo su qualcosa e estrapolare frasi a caso mistificandole volutamente del tutto.

Perché, al di là di quanto si possa non condividere l’immagine della donna con il dito medio, o i toni magari un po’ passionali, o l’idea stessa delle non maternità come scelta, venire a fare stupide crociate dimostrando di non aver letto o di non aver afferrato il messaggio semplicissimo che c’era dietro è la chiara dimostrazione che in Italia abbiamo un grosso problema di comprensione e quel primato di analfabetismo funzionale ce lo meritiamo tutto.

 

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2 pensieri su “Le donne che non vogliono figli: fredde, egoiste, con disagi e inquinanti

  1. Ben detto Fabiana! È ora di finirla di colpevolizzare le donne per i loro desideri qualsiasi essi siano, di strumentalizzare stili di vita e pensieri che non si conformano alle etichette che di volta ci appioppa la società: madre, moglie, stronza in carriera, poco di buono. Basta. Quello che vuole fare una donna del suo corpo e della sua vita è affar suo. E basta anche con queste manfrine e generalizzazioni che “fare la mamma è il sogno di tutte”, “è la gioia più grande”. Per me e per tante altre non lo è. Bisogna accettarlo: ci sono persone che possono avere figli e non li vogliono. E non devono giustificarsi con nessuno per questo, perché se proprio volessimo trovare dell’egoismo e della superficialità da qualche parte non è certo in scelte come questa, che non coinvolgono nessun altro a parte noi.

  2. Non ho ancora letto personalmente il documento di 130 pagine del PIANO NAZIONALE PER LA FERTILITA’ e se avrò il tempo certo lo leggerò. Il mio primo impatto con la campagna in oggetto è avvenuto quando ho visto per caso alcune cartoline dedicate all’evento, è stato uno shock, un impatto disturbante soprattutto per il tono ridanciano delle frasi/slogan a commento delle foto. Ho cercato quindi degli articoli per capire che lettura ne stessero facendo altri, ho poi cercato il link ufficiale del Ministero, presentazione che ho letto a grandi linee. Certamente una campagna di prevenzione, per la salute, deve essere fatta diversamente. Su questo non ci piove. Riuscirebbero a farla? Ecco, visto quel che vedo da anni, da quando sono più consapevole e apprendo con più critica quello che propinano, direi di no. Assolutamente non ne sono capaci, di informare come se parlassero ad agli adulti, a dei cittadini con dignità.
    Ora, la campagna è talmente offensiva che anche una coppia che volesse avere figli, li può avere e li sta avendo si sentirebbe disturbata da tanta superficialità; riferimenti al sesso come se si trattasse di barzelletta, riferirsi alla salute come a qualcosa che può avere misure di tempo e di costi … Io intravedo i fantasmi del patriarcato e del iperliberismo in questa campagna, altro che bene comune!
    Ben venga quindi cogliere la palla al balzo e sfruttare ogni possibile appiglio per parlare di ogni cosa è stata trascurata ora e viene sempre trascurata tra le concessioni e i diritti che ci spettano, politiche a sostegno della genitorialità,194, diritto alla salute (per tutti, anche LGBTQI), infertilità senza stigma, educazione sessuale e alla nonviolenza, risolvere la paurosa disoccupazione (non solo giovanile, in una visione ecologica del gruppo umano e sociale), regolamentare la flessibilità e la previdenza sociale, politiche strutturali, reddito minimo garantito, istruzione e accesso ai beni artistici e culturali (oltre al fatto che si tratta del lavoro di tanti, per chi vi accede da utente è altrettanto necessario, mica si può solo sopravvivere e lavorare), insomma tutte quelle sicurezze di contorno che devono essere calcolate nel progettare una gravidanza, perché fare figli senza avere certezze, questo si è una scelta che non può diventare un obbligo. Io per esempio preferisco non avere figli, piuttosto.

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