“Il sogno di ogni donna è diventare mamma”. Ma anche no

Ora di pranzo. Zapping. Mi soffermo su RAI 1. Curiosità? Masochismo? Non lo so. Comincio a guardare…

Trasmettevano  “Le amiche del sabato”. In studio c’erano: Roberta Capua, la “simpaticissima” mamma della “simpaticissima” Alessandra Mussolini, una reduce di centinaia di reality di cui non ricordo lontanamente né il nome né il volto, Massimiliano Rosolino e la sua compagna Natalia Titova.

Si osannava la maternità, tanto per cambiare. Ognuna parlava delle proprie esperienze e, a turno, ognuna esclamava frasi retoriche e stereotipate che mi facevano raggelare il sangue.

“Una donna è un po’ incompleta se non diventa mamma”.

“Partorire è la più bella esperienza della vita di una donna”.

Toni mielosi e stucchevoli. Era tutto melensamente anni ’50. Ora Belen incinta, ora Laura Pausini che ha appena partorito e ora Natalia Titova che ha procreato due volte nel giro di un anno e mezzo. La mia angoscia cresceva di attimo in attimo, ma decisa a guardare per capire fino a che punto potessero arrivare, ho guardato senza cambiare canale. Che temeraria! Fino a quando, una delle ospiti, ha pronunciato la fatidica frase:

Il sogno di ogni donna è diventare mamma

No, non è assolutamente vero che il sogno di ogni donna è quello di diventare mamma. Dovete smetterla di far sentire una nullità tutte quelle donne che non vogliono o non possono diventare mamme.

Il mio sogno non è quello di diventare mamma, se avverrà, avverrà, ma non lo sogno. Voglio una vita libera e indipendente.

Il mio vero sogno è quello di riuscire a trovare un lavoro dignitoso che mi lasci il tempo di curare le mie passioni. Il mio sogno è di non dover vivere le giornate con il terrore di non trovare un impiego, di non dover maledire i sacrifici economici che sostengo per terminare gli studi. Il mio sogno è quello di non sentirmi un fallimento.

Il mio sogno è quello di non dover dipendere da nessuno.

Il mio sogno è che se un giorno deciderò di avere un figlio non lo farò vivere nell’angoscia della precarietà economica. Il mio sogno sarebbe quello di vederlo/a crescere come un uomo o una donna libero/a, emacipato/a, libero/a da certi retaggi culturali.

Il mio sogno è che ogni donna, che non voglia diventare mamma, possa sentirsi libera di gridarlo.

Il mio sogno è che una volta per tutte la smettiate con queste stupidaggini, che la smettiate di osannare gravidanze di sedicenni spacciandole per cose meravigliose. A sedici anni c’è la scuola, gli amici, i sogni e i progetti.

E ora, per favore, evitate di dire: “Sì, ma dalla tv che ti aspetti?”, perché questa è la risposta qualunquista che ti dà la classica persona rassegnata e passiva.

Questa è la classica risposta che ti danno quelli che, quando segnali un articolo che definisce Angela Merkel “culona”, ti risponde “Sì, ma che ti aspetti da Il Giornale?”. Questa è la classica risposta che darebbero quelli che fanno antipolitica, perché è facile concludere con un “Sono tutti uguali” se poi nella vita non ci si impegna mai in prima persona, tentando di cambiare prima sé stessi e poi quello che ci circonda.

Questo voler attribuire alle donne solo e unicamente la maternità è l’ennesima gabbia in cui volete rinchiuderle.

L’unica risposta che ci sentiamo di dare è questa:

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E perdonate il nostro scarso bon ton ma, si sa, noi femministe siamo acide, aggressive, egoiste, poco inclini alle regole e alle gabbie.

Se il vostro unico sogno è quello di diventare mamme siete liberissime di sognarlo e di diventarlo, il nostro femminismo lotta anche per voi, affinché possiate diventare quello che desiderate, ma non opprimete le vite, i desideri e le scelte delle altre imponendo il vostro modo di pensare.

Ogni donna è una storia a sé. Ogni donna è libera di sognare un po’ quello che le pare.

 

Articolo scritto il 9 febbraio 2013

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8 pensieri su ““Il sogno di ogni donna è diventare mamma”. Ma anche no

  1. Se mi permetti, aggiungo anche che l’istinto materno non esiste, altra grande menzogna millantata nei secoli dei secoli amen.
    Ottimo articolo.

  2. Ognuno dovrebbe sentirsi libera di essere quella che è , rispondendo alla propria vocazione senza dover rendere conto agli altri…parenti, amici, colleghi di lavoro ed affini. E seppure si sceglie di non voler diventare mamme, se la scelta è consapevole, voluta, meditata e, perchè no?, anche istintiva, non si dovrebbe nemmeno provare fastidio per chi la maternità la osanna. E’ ovvio che una mamma che ha scelto di essere madre non può non provare gioia, immensa soddisfazione e felicità ( vista anche l’immensa fatica) nel presentare la sua scelta come la più bella possibile, così come una giornalista in carriera, per esempio, non può non essere contenta del lavoro che svolge cucendoselo addosso a tal punto da non riuscire a metterlo da parte in una discussione in cui si parla delle cose a cui si tiene particolarmente. Quello che davvero dovrebbe essere eliminato è il complesso delle mamme di aver dovuto rinunciare al lavoro per stare dietro ai figli e costruire una solida famiglia, e il complesso delle donne che hanno scelto la non-maternità e che inevitabilmente incontreranno o si scontreranno con le mamme di cui sopra. Se il dialogo non è condivisione spesso mi viene il sospetto che dall’una e dall’altra parte l’affermazione “solenne” della propria scelta nasca da un moto rosicone di pancia nei confronti dell’altra “categoria”…perchè la verità secondo me è che nessuno dovrebbe rinunciare alla propria vocazione e nessuno dovrebbe sbandierare la propria scelta come la unica migliore possibile…se non per se stessi…per se stessa e basta…

  3. Io non ho figli, ma procreare lo vedo come un atto assolutamente naturale, istintivo non per l’essere madri in sè, ma istintivo per la continuità delle specie, come avviene in qualsiasi essere in natura, non solo i mammiferi.
    Detto ciò ognuno è libero di volere o non volere figli, la specie continua anche se qualcuno non li fa, ma mi dà fastidio chi pubblicizza l’averli (o non averli) come se fosse la massima aspirazione della vita per una particolare categoria (cattolici, femministe o quello che è…). I figli sono UNA di tante cose che nella vita possono dare soddisfazione.
    I figli sono impegnativi, certo, ma in una civiltà moderna permettono comunque alla donna di dedicarsi ad altre cose, per fortuna non siamo più nel medioevo e per fortuna le famiglie sono un po’ diverse da come erano 100 anni fa (al di là di tutte le strumentalizzazioni che vengono fatte, portando casi estremi come esempio). Quello che conta è che, nonostante il mondo provenga da una storia di culture patriarcali, oggi le donne che lavorano, hanno figli, e una vita privata sono comunque tante, e in larga misura possono permettersi di farlo.
    Detto ciò, care mamme che avete figli, smettetela di stressarci sul fatto che l’unica cosa bella della vostra vita sono i figli e che per voi esistono solo loro, e femministe single smettetela di stressarci che senza figli andate in palestra e a farvi l’aperitivo quando volete :)! Come sempre la verità sta nel mezzo.

  4. Sono mamma per scelta due meravigliose persone che ho cresciuto con amore continuando a lavorare. Ora mi vogliono vedere nonna per forza perché le “ragazze” hanno l’età giusta. A parte il fatto che decideranno loro se e quando vorranno diventare madri io personalmente di diventare nonna in questo momento così brutto non ci tengo affatto e quando lo dico tutti in guardano storto…

  5. Alla voce “impegnarsi per cambiare se stess*”, aggiungerei: smettere di guardare roba come “Le amiche del sabato”. xD A parte il fatto che fatico a considerare mie amiche perfette sconosciute che blaterano su uno schermo, l’inutilità al mondo di simili programmi è palese. 3:-)

  6. Io ho solo 24 anni ma sono circondata da molte persone anche più giovani di me che sono già genitori.
    Io sinceramente non mi sento ora all’altezza. Lo considero talmente sacro il ruolo del genitore, a pensare quanto i suoi gesti possano colpire la sensibilità di una persona (e io vengo da una coppia che non doveva proprio pensare di fare figli), le cose non dette, non fatte, le piccole attenzioni. Si parla di esseri umani, non robbette da niente che mi fa paura. Bisogna per me essere troppo maturi, troppo liberi, troppo soddisfatti di sé, di avere trovato da soli la propria quadratura del cerchio che riversare poi i problemi mentali propri sui figli (perché i bambini percepiscono tutto) o le proprie mancanze nel rapporto prima con sé e poi con il partner li porta inesorabilmente a vivere male, a ricercare sempre l’umanità e se sono deboli di testa di rovinarsi per colpa di gente incosciente. Ripeto: io sono giovane, non sono ancora del tutto autonoma, sto costruendo lentamente la mia vita e la mia personalità. Mai farei un figlio sapendo che io in primis devo farmi da mamma. Poi ognuna fa di sé quello che vuole e quello che si sente, non sto a giudicare che tutte sono portate a viaggiare da sole o fare le casalinghe o altro. Dico che diventare genitore comporta per me un percorso personale potente. Io aborro le femministe e ogni genere di strumentalizzazione dei ruoli. Siamo persone, non cose, ognuna fa quello che il proprio io la porta a fare. Però capisco perfettamente quando si è cresciuti in un ambiente dove sposarsi e NATURALMENTE figliare siano cose normali. Capisco il profondo disagio.

    • Che significa “io aborro le femministe”? Per quale motivo? E che c’entrano le femministe con le strumentalizzazioni dei ruoli?

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