Come il sessismo di un marchio ha mandato degli studenti in prigione

 

Carole BOINET | Les inRocKs | 4 giugno 2016 | traduzione dal francese di Eleonora Selvatico.

Quattro studenti di Rennes sono stati condannati a detenzione incondizionata dal tribunale penale in seguito a un alterco con il gestore di “Bagelstein” di Rennes. All’origine dell’incidente: una campagna pubblicitaria sessista e omofoba.

Bisogna darsi dei pizzicotti molto forti per essere ben sicurE di non avere le allucinazioni vedendo la campagna pubblicitaria del marchio dei bagel Bagelstein che ha avuto grande risonanza sui social networks. Il posteraccio, che si modella sullo schema giornalistico di una qualunque rubrica di “piccoli annunci”, fa delle “battute” sessiste e omofobe.

Nella fascia “consigli”, l’insegna dice “Un uomo innamorato non romperà mai il cuore di una donna. Ma forse il suo culo”. O ancora: “Non bisogna giocare con il cuore di una donna, ma piuttosto con i suoi seni; ne ha due”. Nel reparto “offerta” troviamo anche un’“amante vogliosa in buono stato. A malapena utilizzata. Di scarsa conversazione”; tra le “citazioni”, un certo Jacques, 81 anni e pubblicitario, dice : “Ne ho abbastanza di quei gay là”. E si diffonde l’“avviso di ricerca” di uno/a alla conquista di “unA goloso/a pronta a occuparsi del mio buco”. Che atmosfera!

Con sede all’Università di Rennes 2, il Comitato Femminismi è uno dei primi ad aver denunciato il posteraccio tramite i social networks e, in seguito, con un comunicato. Giovedì 26 maggio, quattro ragazzi (tre di 19 e uno di 24 anni), simpatizzanti del Comitato e studenti a Rennes 2 e 1, hanno partecipato a una manifestazione contro la “loi Travail” [job act in salsa francese] a Rennes. Alle 17h circa, hanno deciso di fare un salto da Bagelstein in centro città.

Da uno a tre mesi di prigione.

Secondo un comunicato emesso dal Comitato, questi ragazzi hanno letto il posteraccio ad alta voce in mezzo alla clientela, prima d’essere stati assaliti dalla cameriera, figlia del gestore, e poi da quest’ultimo:

“Le affermazioni e i gesti del gestore erano molto aggressivi, i nostri compagni si sono fatti insultare e minacciare; il gestore voleva chiaramente vendicarsi per la cattiva pubblicità che era stata fatta in internet contro il suo ristorante. Ha approfittato del primo pretesto per aggredire fisicamente uno dei ragazzi e la BAC [Brigata Anti-Criminalità], avvisata dal personale, è subito arrivata. Questa ha interpellato i nostri amici, ignorando la violenza del gestore”.

Patrick Quentin, 56 anni, direttore del franchising di Rennes, ci racconta d’aver domandato ai quattro studenti, che avevano incollato degli adesivi anti-sessismo sui tavoli, di uscire dal suo stabile. Di fronte al loro rifiuto d’obbedire, Quentin ha “preso uno di loro, il più vendicativo, per il braccio”. Quest’ultimo gli avrebbe sferrato un cazzotto sul viso. “Mi sono attaccato a lui e siamo rotolati al suolo – spiega – e la BAC è arrivata in quel momento”. I quattro studenti sono stati arrestati. Patrick Quentin ha sporto denuncia. Il tribunale penale di Rennes li ha condannati a delle pene detentive da uno a tre mesi. I ragazzi sono stati trasferiti immediatamente al centro penitenziario di Vezin.

Tuttavia, nessuno dei quattro studenti aveva dei precedenti penali. “È semplicemente inaccettabile”, afferma al telefono Jennifer Cambla, l’avvocata d’uno di loro, “Francamente, non posso crederci. C’erano solamente due testimonianze nel fascicolo: quella della presunta vittima e quella della figlia. Ciò è strano perché erano le 17h e, essendo una via affollata di Rennes, ci sarebbero dovute essere qualche testimone in più!” Per l’avvocata, questo è “un forte messaggio inviato dalla giustizia per fare paura ai manifestanti, per cercare di arrestare il movimento [Nuit Débout, scioperi generali, ecc.]”.

“Vedere dei ragazzini andare in prigione, certo che mi manda in bestia!”

Hugo Melchior, dottorando in Scienze Politiche a Rennes 2 e militante d’Ensemble, il movimento di sinistra radicale di Clémentine Autain, che ha già subito tre ordinanze prefettizie che gli hanno impedito d’andare nel centro città di Rennes durante i giorni delle manifestazioni, condivide quest’opinione:

“Sono delle pene esemplari. E funziona. Le persone cominciano a essere stanche, ad aver paura, a volersi proteggere. Nessuno ha voglia d’essere arrestato o di finire in prigione”.

La persona che ha lanciato una petizione in internet per protestare contro questa decisione di giustizia denuncia il clima di “violenze della polizia” che regna a Rennes.

“Questi giovani non hanno un profilo violento. Non si stavano picchiando. Sono solo passati da Bagelstein per denunciare delle battute scandalose. Avevano il viso scoperto, non ci sono andati con l’intenzione di scatenare una rissa. È tragico ed è anche il sintomo della politica di tolleranza-zero praticata a Rennes in questo periodo”.

Pure Patrick Quentin è rimasto sbalordito dalle proporzioni che ha preso quest’affare. “Ci sono talmente tante rottamazioni e caos in città che la giustizia ha voluto dare un esempio. Vedere dei ragazzini andare in prigione, certo che mi manda in bestia! Non me l’aspettavo”. Il gestore, che precisa d’essere “vegetariano e praticare la meditazione da diversi anni” non capisce perché è presa di mira proprio la sua insegna, giacché la campagna pubblicitaria è nazionale ed appare quindi in tutti gli stabili di questa marca strasburghese.

“Da Bagelstein, mi hanno detto “non incitiamoli ulteriormente; facciamoci scivolare le critiche di dosso; non diciamo nulla e tutto passerà”. A me però boicottano! Non arriverò mai a raggiungere il fatturato se continuano così! Mia figlia è in depressione; non mangia più” – dice col nodo alla gola.

Jennifer Cambla è ricorsa in appello, ma non ha molta speranza: “Col tempo che s’impiega per fissare una data, i ragazzi avranno già scontato le loro pene…”.

Avete detto “humour”?

Alla sede di Bagelstein, si sbandiera senza sorpresa il diritto all’umorismo. Il cofondatore del marchio, Gilles Abecassis, spiega a Buzzfeed d’essere “sarcastico”:

“Forse è imbarazzante – dopo tutto però le persone trovano le nostre battute geniali. Ma da qui a sganciare dei manrovesci a un tizio… Hanno 20 anni, è una totale mancanza di rispetto del lavoro altrui. Non conoscono neppure il marchio, la nostra comunicazione”.

“Le battute”: è questa l’identità dell’impresa montata nel 2011 che ha basato il suo successo sull’“auto-derisione” e il “buzz marketing”, secondo il giornale Les Echos che ne ha sistematizzato un ritratto nel 2015.

Una delle porta-parola del Comitato Femminismi di Rennes 2, studente in Storia dell’Arte, ha risposto:

“Dal momento in cui le affermazioni sono discriminati e violente, non si può riderci sopra. Non si può far passar tutto con la scusa dell’humour, soprattutto quando questo umorismo partecipa alla dominazione, all’oppressione”.

La polemica è ben lontana dall’essere terminata. A Nantes, Bagelstein ha sviluppato una campagna pubblicitaria che naviga senza complessi sull’affare Denis Baupin [deputato ecologista accusato di aggressioni sessuali da una moltitudine di donne], e quindi malessere al 100%, per teaser la prossima apertura di una nuova insegna:

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Contattato da Buzzfeed, Gilles Abecassis giudica questa polemica “ridicola”. Secondo lui, “si sta prendendo la via di uno stato totalitario, nel quale non si può più parlare di niente”. E insiste, aggiungendo elementi per peggiorare le cose:

“Se là dentro ci vediamo del sessismo, allora tutti dovrebbero smettere di parlare. Noi prendiamo in giro il sessismo e un molestatore. La nostra posizione è semplice. Prendiamo in giro tutti e soprattutto la rapidità con cui si dimenticano le cose. Ci domandano di non parlare di niente. Dovremmo chiudere il becco e volare basso”.

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