La violenza non è un’emergenza

E’ stata approvata alla Camera dei Deputati, proprio in questi ultimi giorni, un disegno di legge (Modifiche al Codice civile, al Codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani di crimini domestici) che contiene importanti disposizioni per tutelare gli orfani di femminicidio (che, lo ricordo, in dieci anni, sono quasi 1700) e che introduce anche un inasprimento delle pene, in caso di omicidio del/la coniuge, partner o ex partner.

Leggiamo da Repubblica:

Per i figli delle vittime, ci sarà assistenza medico-psicologica, difesa già nelle prime fasi del processo penale ed accesso gratuito al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dal reddito. Previsto anche un fondo statale di due milioni all’anno per la creazione di borse di studio e per il loro inserimento lavorativo. Rispetto ai beni delle vittime, è stato modificato invece il sequestro conservativo, per rafforzare la tutela degli orfani rispetto al loro diritto al risarcimento del danno, ed annullato il diritto al godimento dell’eredità e della pensione di reversibilità per i colpevoli di omicidi in famiglia. Finora, infatti, spiega il relatore Franco Vazio (Pd), l’omicida poteva godere della pensione di reversibilità del coniuge ucciso e intascare, anche temporaneamente, parte della sua eredità. La pensione sarà invece immediatamente sospesa a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio, così come il suo diritto a succedere; i suoi beni saranno sequestrati a garanzia del pagamento dei danni subiti dai figli della vittima, che dovranno essere liquidati subito dal giudice penale, almeno per una quota del 50 per cento del loro presumibile ammontare. E queste norme si applicheranno anche nei casi di omicidi commessi a danno della parte dell’unione civile.

Ovviamente, guardo con favore l’attenzione verso gli orfani di femminicidio che questa proposta di legge porta avanti. Però non posso fare a meno di notare come anche questo disegno di legge, così come molti altri, diventati poi leggi a tutti gli effetti, si ponga in un’ottica emergenziale riguardo alla violenza contro le donne.

Da sempre, anche dalle pagine di questo blog, abbiamo sottolineato come la violenza contro le donne non sia un fenomeno emergenziale, legato ai tempi, alla crisi, alle difficoltà del vivere quotidiano o ad altri motivi contingenti, ma si tratti di qualcosa di strutturale, culturale, storico. La cultura che alimenta il femminicidio, lo stupro, i maltrattamenti domestici è qualcosa di atavico, che portiamo dentro di noi, che risale a tempi remoti e che ancora ci accompagna in manifestazioni patriarcali più o meno violente.

Inasprire le pene, impedire il ritiro della denuncia-querela da parte della vittima, firmare petizioni o sbandierare i casi più terribili di cronaca nera che vedono le donne come vittime, per fare propaganda politica (come fanno sempre Salvini & Co.), non solo non aiuta, ma è anche estremamente fuorviante.

Pene severe e un approccio securitario non risolvono il problema della violenza contro le donne, innanzitutto perché sono ancora molto poche le donne che denunciano (l’ISTAT parla di una percentuale dell’11% circa), e poi perché il femminicidio non è altro che la punta dell’iceberg della violenza che si consuma in una moltitudine di gesti e atti che vengono molto prima e che, se vengono denunciati, non vengono ascoltati in modo adeguato.

Viviamo ancora immers* in una cultura che non valorizza le pari opportunità, che non porta avanti politiche di educazione alle differenze, che non sostiene relazioni affettive paritarie. Siamo ancora intrisi di stereotipi di genere e di ruolo che incidono profondamente su tutti i campi: economia, lavoro, famiglia…. La base della violenza risiede proprio in questa cultura del possesso, della rigida divisione dei ruoli, di gerarchie e di squilibri di potere.

Pertanto ritengo che suscitare clamore mediatico, intriso di slogan e di parole gridate: “Noi puniamo il femminicida con l’ergastolo!” non sia che una piccolissima parte di quello che occorrerebbe fare, e nemmeno la parte più importante (anzi, forse è quasi dannoso).

Il Governo dovrebbe seguire altre strade su due differenti piani: il primo che si occupi di prevenzione e di diffusione di cultura del rispetto e della parità, a più livelli: scuole, istituzioni, figure professionali coinvolte a vario titolo (dal medico di base, ai/alle insegnanti, dalle forze dell’ordine ai magistrati), il secondo che si focalizzi sulla presa in carico delle donne vittime di violenza, ben prima di giungere al femmnicidio, anche perché, una volta uccisa, non c’è più niente da fare. Questo secondo ambito deve necessariamente valorizzare chi da trent’anni si occupa di violenza: i Centri Antiviolenza. E’ assurdo che, mentre da un lato si facciano leggi come quella di cui si parla, dall’altro i Centri Antiviolenza non vengano sostenuti e, anzi, continuino a chiudere (http://narrazionidifferenti.altervista.org/cambiamoilfinale-sostegno-ai-centri-antiviolenza-romani/). Queste misure dovrebbero essere in grado di creare una “rete di protezione” intorno alla donna che riesce a chiedere aiuto. Una rete che offra opportunità di autonomia economica e abitativa, protezione per sé e per i figli, senza eccessive restrizioni della propria libertà e una presa in carico anche del soggetto violento, possibilmente prima che avvenga qualcosa di definitivo e irreparabile come il femmninicidio.

Qualche volta, basterebbe anche rinforzare e rendere effettivo quanto già presente nel nostro sistema legislativo (ad es. il rinforzo della Legge 194 in materia di interruzione volontaria di gravidanza, quasi smantellata nei fatti, un riordino organico della legge 40 sulla PMA, ecc.). Certo che un Governo che promuove e propone il Fertility Day (in quel modo così fallimentare e criticatissimo), non prende una posizione chiara e forte sulla prevenzione della violenza contro le donne nelle scuole, e poi lancia iniziative come il disegno di legge in discussione, mostra chiari i sintomi di non aver ancora ben compreso cosa significhi violenza contro le donne….

Il tipo di approccio da me suggerito porterebbe anche ricadute economiche positive per il nostro Paese (la violenza costa), come, proprio in queste ore, WeWorld sta presentando alla Camera dei Deputati.

 

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