Tre passi con Carla Lonzi #2

e6723255-7a35-4841-b18a-2d558c08447ddi Eleonora Selvatico

“perpetua studentessa che valica i confini e non riesce a concepire le frontiere. Tuttavia, nomina entrambe. Con molte più domande che risposte, cerca di perturbare gli ordini egemonici nei quali,è convinta, funziona – ancora e purtroppo – l’ideologia patriarcale”

Carla Lonzi rigettava il titolo di “teorica femminista”, perché associava questa figura alle “intellettuali mimetiche maschili” che pretendevano sistematizzare i loro pensieri all’interno di teorie a valore universale. Secondo Lonzi, i testi dovevano avere la fecondità della parola incarnata per mantenere la relazione tra coscienza di sé e narrazione: la scrittura è corpo che si fa parola.
Questa rivendicazione è, nello stesso tempo, una critica alla forma dell’agire politico a lei contemporanea, cioè quell’agire politico fondato sull’oggettivazione e l’astrazione dalla realtà. In questo senso,
“fare del vuoto” – o “sputare su Hegel” – non è soltanto una decostruzione negativa, ma un atto positivo e d’incredulità che si fa processo di soggettivazione. La parola, dunque, diventa significativa e significante quando è frutto di una pratica differente: il suo senso e la sua funzione devono essere modificati.
Contro le domande di uguaglianza del femminismo
mainstream, Lonzi manifesta il suo orgoglio per la differenza e rifiuta la complementarità tra donne e uomini in tutti i campi. In “Tre passi con Carla Lonzi 1”, abbiamo visto questo rifiuto sul piano erotico-sessuale; ora, cercheremo di vederlo in azione nella filosofia politica.

hegelIn Sputiamo su Hegel, Lonzi critica un modo di pensare (forma mentis, come specifica Ida Dominijanni) che proviene da Hegel, cioè una logica fondata sulla dialettica servo-padrone che forma e performa l’intelligenza di quel “soggetto moderno (rivoluzionario)” e la posizione della donna in questa politica. In particolare, Lonzi critica l’ideologia dell’uguaglianza marxista e comunista che marcava la praxis rivoluzionaria degli anni ’70.
Il gesto di “
sputare” è allora un atto di libertà di pensiero con il quale Lonzi sposta l’autorità (maschile) e autorizza così, scandalosamente, il pensiero femminile. Alla luce di una lotta di classe provata sul proprio corpo che generò una presa di coscienza delle “false promesse” di liberazione femminile, Lonzi risale a Hegel, instaurando così un parallelismo tra lo schema della lotta di classe marxista-leninista e la dialettica schiavo-padrone hegelo-kojeviana.

Sputare” sui marxisti-leninisti permette a Lonzi di dissociare la differenza della donna dal mito sputodell’uguaglianza, quindi di dissociare la rivoluzione femminile e la questione sessuale dal progetto rivoluzionario marxista (la questione sociale), partendo da una critica del binomio uguaglianza/differenza. Lonzi ritiene che il marxismo, non vedendo la differenza sessuale – perché l’occulta nell’ideologia dell’uguaglianza – ricalca sulla questione sociale quella sessuale.
Perché quest’ultimo sarebbe un gesto patriarcale?

L’uguaglianza è, secondo Lonzi, “un principio giuridico: il denominatore comune presente in ogni essere umano a cui va resa giustizia”. Differenza, invece, è “un principio esistenziale che riguarda i modi dell’essere umano, la peculiarità delle sue esperienze, delle sue finalità, delle sue aperture, del suo senso dell’esistenza in una situazione data e nella situazione che vuole darsi. Quella tra donna e uomo è la differenza di base dell’umanità”.

La differenza della donna risiede nelle migliaia d’anni d’assenza dalla storia, dal suo stato di prigioniera e alienata dal mondo.
mullerNon è quindi il capitalismo ad aver inventato l’oppressione della donna – spiega Lonzi -, ma
il capitalismo ne è l’erede. Alla radice delle teorie marxiste, ci sarebbe quindi una prima lacuna: il marxismo non vede che “la donna è oppressa in quanto donna, a tutti i livelli sociali: non al livello di classe, ma di sesso”.
Così dicendo, la Lonzi vuole sottolineare la
dimensione emozionale che il materialismo storico non è arrivato a cogliere, ovvero: il legame tra sofferenze, bisogni e aspirazioni delle donne e la proprietà privata – “È lì che vogliamo risalire perché venga riconosciuto l’archetipo della proprietà, il primo oggetto concepito dall’uomo: l’oggetto sessuale”. Questa “chiave” emozionale è la possessività patologica dell’uomo, che si manifesta prima di tutto nel rapporto donna-uomo.

È per questo che Lonzi attacca primariamente il principio d’uguaglianza: “L’uguaglianza disponibile oggi non è filosofica, ma politica: ci piace, dopo millenni, inserirci a questo titolo nel mondo progettato da altri? […] Per uguaglianza della donna si intende il suo diritto a partecipare alla gestione del potere nella società mediante il riconoscimento che essa possiede capacità uguali a quelle dell’uomo. Ma […] ci siamo accorte che, sul piano della gestione del potere, non occorrono delle capacità, ma una particolare forma di alienazione molto efficace. […] L’uguaglianza è quanto si offre ai colonizzati sul piano delle leggi e dei diritti. E quanto si impone loro sul piano della cultura. E il principio in base al quale l’egemone continua a condizionare il non-egemone. […] L’uguaglianza tra i sessi è la veste in cui si maschera oggi l’inferiorità della donna”.

Uguaglianza e differenza non stanno dunque in rapporto dialettico per la Lonzi, perciò, l’oppressione della donna non si risolve in nessun’alternativa proposta nella cultura maschile: né uccidendo l’uomo – la donna non aspira ad alcuna “lotta a morte” hegeliana – e neppure essendone l’eguale.
A grandi lettere Lonzi scrive: “
La donna non è in rapporto dialettico col mondo maschile. Le esigenze che essa viene chiarendo non implicano un’antitesi, ma un muoversi su un altro piano. Questo è il punto su cui più difficilmente arriveremo a essere capite, ma è essenziale che non manchiamo di insistervi”.

Che cos’è una differenza che non è posta in termini dialettici, ossia che non può essere superata o sintetizzata con l’altro termine del conflitto? Lonzi dice che tra donna e uomo risiede la differenza di base dell’umanità, ovvero: la differenza sessuale è costitutiva dell’identità umana.
La
liberazione della donna, secondo Lonzi, si dà come venire al mondo di un soggetto imprevisto, un soggetto che non sta nella cultura patriarcale. La dialettica servo-padrone è un rapporto interno al mondo maschile, fondata su dei presupposti di presa del potere; è dunque questo concetto di potere che le donne devono problematizzare.

Differentemente dai marxisti, Lonzi constata che Hegel vede la differenza sessuale, ma la concepisce in modo fisso e gerarchico: un dato naturale del destino. Lonzi vuole mostrare che, nel pensiero di Hegel stesso, la donna non è né padrone né schiava: è già in Hegel “fuori” dalla dialettica. merilin

L a divisione hegeliana del lavoro simbolico ed etico – necessario al funzionamento della comunità – attribuisce alla donna il principio divino di preservare la famiglia, mentre all’uomo quello umano della comunità.
Scrive: “
Hegel ritiene la donna per sua natura ferma in uno stadio, a cui egli attribuisce tutta la risonanza possibile, ma tale che un uomo preferirebbe non essere mai nato se dovesse considerarlo per se stesso”; giustamente perché se la differenza maschile arriva a trascendere l’universale, la differenza femminile resta nell’immediatezza e nell’obbedienza.

Se la donna non è il padrone, ella non può nemmeno incarnare lo schiavo: la donna, in Hegel, non trova possibilità d’emancipazione – mentre che per lo schiavo questa possibilità c’è.
Lonzi ipotizza che
se avesse riconosciuto l’origine umana dell’oppressione femminile, Hegel si sarebbe trovato davanti ad un ostacolo: “infatti se il metodo rivoluzionario può cogliere i passaggi della dinamica sociale, non c’è dubbio che la liberazione della donna non può rientrare negli stessi schemi: sul piano donna-uomo non esiste una soluzione che elimini l’altro, quindi si vanifica il traguardo della presa del potere”.

La rivoluzione alla quale Lonzi aspira è d’ordine ontologico più che sociale e la via che percorre gli è stata data da Hegel stesso. Se nel destino della donna c’è l’educazione del figlio a diventare cittadino e guerriero della comunità (ovvero: il rapporto sul quale si fonda il patriarcato), c’è allora la possibilità che la donna (o il movimento femminile) e il figlio si alleino contro il patriarca. Questo è storicamente il caso della rottura simbolica della rivoluzione del ’68: l’evento imprevisto di un nuovo rapporto tra i sessi, vissuto da Carla Lonzi, al di fuori della dialettica servo-padrone. La donna che ha compiuto il gesto di rifiutare la famiglia per aderire al movimento hippie – movimento che rifiutava una comunità fondata sulla guerra dei padri e la separazione tra una sfera pubblica (maschile) e una privata (femminile) -, è la donna che rifiuta l’uomo maturo (il padre o il marito) per rivolgersi al giovane. La donna invece che accetta d’occupare i ruoli sociali maschili, abbandonati da questi giovani, contribuisce a occultare questo potere patriarcale – “vittoria del movimento femminista!” – che l’imprevista alleanza ha fatto trasparire.

fioreLa prima critica di Lonzi va all’angoscia – elemento necessario per raggiungere l’autocoscienza nella dialettica hegelo-kojèviana. L’angoscia è per Lonzi particolarmente nefasta per raggiungere la liberazione; lei la chiama “dramma dell’uomo” per problematizzare il processo di trascendenza della differenza maschile, spiegando: “abituato da sempre a trovare nel mondo esterno i motivi della sua angoscia come dati di una struttura ostile contro cui lottare, è arrivato alle soglie della coscienza che l’inghippo dell’umanità sta dentro di lui, nell’irrigidimento di una struttura psichica che non riesce più a contenere la sua carica distruttiva”.
Lonzi si mette a criticare gli studi sociologici e psicoanalitici dei comportamenti bellicosi degli individui: questi non riconoscono che queste “angosce patologiche” – e i meccanismi di difesa associati – fondano le loro radici, e si consolidano, nei valori della famiglia tradizionale. In altre parole,
queste angosce sono strettamente legate all’oppressione della donna.
Se da un lato Lonzi critica in
Sputiamo su Hegel i filosofi “che hanno veramente parlato troppo”, ne La donna clitoridea e la donna vaginale mostra concretamente, da una parte la violenza corporale della creazione maschile dell’orgasmo vaginale per realizzare a colpo sicuro la sua virilità e, dall’altra, l’infantilizzazione della “donna clitoridea” e la fonte di minaccia (angoscia) che questa rappresenta per il conseguimento della trascendenza maschile.

La seconda critica è rivolta al lavoro – altro elemento necessario per raggiungere in Hegel l’autocoscienza. Secondo Lonzi, in realtà, il lavoro è il compito della donna e non dell’uomo; il mestiere di quest’ultimo è la guerra – “al punto che, se privato della guerra o, come vinto, adibito al lavoro, l’uomo dice di non sentirsi più uomo, di sentirsi trasformato in donna”.

Senza la presenza del suo alleato storico, la donna, l’esperienza anarchica del giovane è velleitaria, ed egli cede al richiamo della lotta organizzata di massa”.
L’
adesione alla lotta di classe – che Lonzi ha mostrato fare il gioco del patriarcato – devia la lotta di liberazione del giovane che aveva abbandonato la guerra, perché il suo obiettivo non sarà più il patriarca; ancora una volta il giovane si ritroverà in uno stato di subordinazione: condurrà una lotta a vantaggio di un altro, una lotta che riproduce una cultura della presa del potere. Così, il giovane presenta un’ambiguità: anche se sottomesso, “pone nel tempo la sua candidatura a oppressore. […] il potere patriarcale li perseguita e li isola, non solo in quanto imperialismo, ma anche in quanto aristocrazia culturale dei giovani progressisti”. Avendo preso coscienza che la liberazione dall’oppressione patriarcale della donna e della gioventù deve sottrarsi alla cultura maschile, Lonzi proclama un imperativo: “abbandoniamo l’uomo perché rocchi il fondo della sua solitudine”.

peace

La liberazione dell’umanità necessita l’uscita dalla dialettica servo-padrone hegelo-marxista, ovvero la lotta come guerra. Per Lonzi, la trascendenza, o l’autocoscienza, si realizza nell’immaginazione e nella fantasia: “Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto”. Carla Lonzi fa della questione femminile – senza distinzione né di classe né di razza né d’età né di cultura – il mezzo e il fine dei “cambiamenti sostanziali dell’umanità”.

Tre passi con Carla Lonzi #1

Precedente Tre passi con Carla Lonzi #1 Successivo Contro la violenza di genere si può cambiare copione