Propositi per il 2013: decostruzione del topless Femen

Un post del 2 gennaio 2013

Propositi per il 2013: leggere i linguaggi delle forme di comunicazione “di genere”, saper decostruire l’uso di corpi, slogan e immagini per trovare una via di vera innovazione della comunicazione stessa.

Partiamo da un assunto generale: per combattere una causa è necessario usare retoriche differenti da quelle dell’antagonista.
Esempio. Per cercare di prevenire la violenza sulle donne, la pubblicità progresso utilizza quasi solo immagini che rimandano alla vittimizzazione della donna colpita o immagini che evocano la violenza stessa.
Senza cercare di comunicare la necessità di reagire, senza veicolare l’idea che le donne uccise, violentate, aggredite non sono vittime da salvare, ma ribelli da sostenere contro le imposizioni patriarcali incarnate da mariti, papponi, stalker, padri, datori di lavoro.
Spesso utilizzano la stessa retorica degli aggressori: le donne deboli e gli uomini forti, le lacrime e il trauma da una parte, il potere oscuro e virile dall’altra.
La maggior parte, invece di dire “non stare rannicchiata a piangere, reagisci, autodifenditi”, dice: povere donne, difendiamole noi.
Che è sempre un’espressione del potere patriarcale e via così.

Secondo punto. L’estetica del conflitto è sostanza di molte lotte.
Questo comporta sia un attaccamento eccessivo di molte realtà a forme di lotta ormai anacronistiche, appartenenti a un mondo lontano in cui erano invece ancora frutto di una riflessione, di una necessità, erano ancora innovazione.
Esempio1. La maggior parte delle manifestazioni o cortei in Italia negli ultimi anni non hanno più alcuna riflessione estetica ragionata, ripetono solo un modello ormai privato della necessità di agire, svuotato dell’agitazione condivisa e riempito di atteggiamenti stereotipati e perfettamente controllati dal potere stesso cui in teoria ci si opporrebbe.
Esempio2. Analisi blanda di un oggetto comune: il passamontagna. Coprirsi il volto è, oltre ad un’ovvia difesa dell’identità, una scelta di estetica del conflitto, perché i passamontagna raccontano di esistenze e necessità diverse ( almeno, nell’estetica ) da quelle di chi suona la tromba in un corteo vestito da pagliaccio.
Senza dire chi ha torto o ragione, comunque una bella differenza estetica ( e sostanziale ) c’è.

ProtestaNuda2

Arriviamo alle Ucraine. Ultimo dell’anno. Sul sito delle Femen, un’immagine patinata delle attiviste in topless,sguardo perso in lontananza che manco sulle magliette del Che, trucco leggero, piega perfetta.
Partiamo da qui, da un’immagine che sponsorizza le nuove, ormai affermate, paladine delle donne. The Topless Warriors.
I loro sostenitori aumentano e chissà che il prossimo anno dopo calendario, tazze e t shirt non allarghino ancora il merchandising.
Su fb, migliaia di persone che ringraziano per il loro attivismo e fanno gli auguri.
Un’occhiata alle ultime azioni. Topless in Russia. Tempo fa, in Francia contro il burqa delle donne islamiche. Sotto all’ambasciata indiana. Poi contro la sharia egiziana.
Le Femen convincono forse con le azioni in Ucraina contro il turismo sessuale, ma dopo poco è impossibile non rendersi conto che sia la retorica che l’ estetica delle loro pratiche sono quanto di più simile al linguaggio imperante e al potere imperialista.

Tralasciando poi per un momento il palese paradosso di donne bianche bionde nude occidentali e rispondenti ai canoni estetici attuali che urlano contro il burqa come la più grande repressione della femminilità libera.
E senza approfondire le campagne contro la prostituzione, importate dai loro sostenitori di tutto il mondo come la soluzione ai mali delle sex workers.

Il “topless rappresenta una forte via d’espressione”, dicono loro.
Il topless è talmente quotidiano, normato, sdoganato, che è una forma estetica a volte neutra, spesso dominata da immagini imposte ( dalla pubblicità alle rappresentazioni mediatiche femminili in generale ).
Il ciclo mestruale è una forte via d’espressione. La clitoride. I peli.

"Lollipop Lollipop", di Sarah Maple

Il topless chi scandalizza? Chi provoca? Chi colpisce? Ma soprattutto, che cosa dice un topless ( tra l’altro perfettamente rispondente ai canoni estetici comunemente imposti ) ?

Riappropriazione della libertà sul proprio corpo”, dicono.
Sarà, per ora sembra solo comunicazione omologante.
A Maggio 2012, l’unica azione coerente ( per estetica, retorica e contenuti ): una sex bomb “oversize” Diana Senich – unica “fuori canone” tra le filiformi Femen – a seno nudo per manifestare contro il turismo sessuale.
Davvero non c’è nessuna differenza di contenuti tra il mostrare il corpo della Senich e rivendicare la sua esistenza e necessità a spogliarsi e la partecipazione delle paladine delle tette al Chiambretti Show?

Per il nuovo anno, un buon proposito può essere reinventare le lotte, perché senza una riflessione attiva sulle modalità di gestione dei conflitti continueremo per sempre a fare mail bombing e sfilare in piazze che non ci accolgono mai davvero.
Cerchiamo di mettere più immagini nella bacheca del prete di Lerici, di riappropriarci di spazi e corpi che ci appartengono, di pretendere linguaggi che ci corrispondano, di sorprendere i luoghi di conflitto, di produrre contenuti.
Non accontentiamoci di “estremiste femministe” che poi vanno al Chiambretti Show.

( Che, sempre parlando di estetica, se la si svuota dei luoghi e del senso, un passamontagna diventa un modo per difendersi dal freddo, un corteo una passeggiata per il Centro e le tette in un programma simile una trovata trash del palinsesto per alzare gli ascolti. ).

P.S. Quando una donna, femminista, colta, intelligente, una mia compagna guarda le foto delle Femen e dice “io le appoggio, fanno bene. Però io non lo farei mai, capito loro non hanno problemi a spogliarsi, io non ho il fisico, dovrei prima perdere dieci chili”, ecco, in quel momento per me la comunicazione delle tette delle Femen ha fallito.

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