Potenza e (in)attualità del gesto femminista

Le braccia alzate, pollici e indici uniti a formare un triangolo. E’ il gesto della vagina, o meglio è il gesto femminista.
Il simbolo delle lotte di liberazione delle donne è il protagonista del libro “Il gesto femminista”, un testo corale che intorno a quel gesto cerca di costruire una genealogia ma solo come pretesto per riflettre sulla s-comparsa di una iconografia ma anche e soprattutto sulla trasformazione delle istanze che la accompagnavano.

Klat_il_gesto_femminista_01-620x420“Il gesto femminista” è prima di tutto un libro fotografico, le immagini di quelle mani alzate alle manifestazioni, il gesto della vagina che si muoveva nei cortei, i volti dietro quel gesto, ora sorridenti e ironici ora pieni di rabbia, accompagnano le riflessioni di studiose e attiviste che provengono da diversi ambiti, dall’antropologia, all’arte, alla sociologia e attraversano diverse generazioni, c’è chi quel gesto l’ha vissuto e agito, chi lo ha visto solo nelle foto o nei libri di storia.

I diversi interventi, anche eterogenei tra loro, hanno la caratteristica di muoversi tutti dal passato al presente e viceversa; Quando è comparso quel gesto? Sono state le europee le prime ad agirlo? Durato circa dieci anni, ha accompagnato le rivendicazioni del femminismo dagli anni 70 ai primissimi anni 80, per poi scomparire.

Potente, irriverente, è il gesto del sesso, è il gesto di liberazione della sessualità femminile, la vagina viene resa visibile, viene politicizzata. Il gesto della vagina è un gesto politico, negli anni 70 accompagna le lotte per l’autodeterminazione, l’aborto, la contraccezione, la libertà di decidere sul proprio corpo e della propria vita, la scoperta e rivendicazione del piacere. Spesso silente, ma a volte rafforzato dagli slogan, dall’“utero è mio lo gestisco io” a “col dito, col dito orgasmo garantito” , la vagina non è più un invisibile buco nero, ma viene allo scoperto, con tutte le sue rischieste e la sua irriverenza.

Averlo portato in piazza, questo sesso desiderato quanto sconosciuto, è stato un atto di rara violenza visiva, perchè materializzare la vagina, farle un doppio con le dita, fu anche un modo per esorcizzare il problema, per liberarla e liberarci di lei in quanto schiavitù, per liberare un segreto dal buio che lo circonda. Claire Fontaine

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Improvvisamente è scomparso. La presenza massiccia di quel gesto agito collettivamente dalle donne durante gli anni 70 è sfumata fino a scomparire.
Nel suo intervento Laura Corradi ricerca oggi quel gesto nelle Vagina Warrios, fenomeni rintracciabili nei paesi anglofoni, non sempre riconducibili ad un panorama femminista, per loro stessa ammissione, che cercano di risignificare la vagina liberandola da pregiudizi di chi, a partire dai genitali femminili, vuole inferiorizzare la donna stessa.
Emblemi di questa tipologia di fenomeni sono I monologhi della Vagina di Eva Ensler e il movimento da questi nato il V-Day, che hanno lo scopo di irridere i discorsi patriarcali dominanti.
Ma il V-Day, organizzatore anche della campagna mondiale One Billion Rising, mette in luce il contrasto tra femminismi egemoni e femminismi post-coloniali. Il movimento di Eva Ensler propone un femminismo apolitico, che sponsorizzando un modello unico di donna libera, indipendente e vincente si attira anche l’accusa di neocolonialismo.

Riproporre oggi la vagina come metonimia della donna e come simbolo di lotta politica è allora anacronistico?

Per quanta simpatia possiamo avere per le Vagina Warrios nordamericane e per le coraggiose Pussy Riot russe, la mia vagina = me è un’equazione che in questi tempi sovverte ben poco. Nella autonomia e polifonia delle identità vanno invece inventate nuove forme di azione politica, trasversali e inclusive, che non riproducano esclusioni inaccettabili e che aumentino l’efficacia dell’iniziativa femminista in maniera intersezionale, ovvero quel suo combinarsi con le altre lotte sociali, economiche, ambientali, queer, e nel promuovere la community leadership delle femministe in tali ambiti. Laura Corradi

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Avrebbe senso oggi riproporre quel gesto? Il contributo della collettiva XXX, laboratorio di riflessione e pratica femminista bolognese, nato nel 2013 e conclusosi nel Marzo 2014, ha, secondo me, un emblematico titolo “A ciascun* il suo gesto”.
Il gesto della vagina è inattuale? E’ un ritorno all’essenzialiamo biologico? E’ in qualche modo una identificazione sesso e sessualità che mantiene in piedi il binarismo di genere? Un po’ tutto questo a meno che la vagina non sia solo il punto di partenza:

XXX parte dalle proprie vagine, vuole incontrarne altre, ma si muove curiosa tra ani, peni, dildo, animali di specie diverse, piante, fiori e ortaggi a km zero. […] XXX è una vagina à pois che esplode, si espande e si riappropria dello spazio necessario al cambiamento, la vagina sta per l’enorme, sempre aperta, possibilità di essere liber*; i pois stanno per i punti di raccordo delle complessità attuali […]
Angela, CollettivaXXX

 Un femminismo che non ha più come soggetto esclusivamente la donna biologica ha forse anche bisogno di nuovi linguaggi, nuovi gesti, nuove pratiche collettive e condivise. O forse no, perchè infondo quella evocata da quel gesto non è solo una vagina, quel triangolo formato da pollici e indici che si toccano è prima di tutto il gesto femminista:

Il gesto femminista, non circoscritto a una storia e lanciato nel flusso della storia può raccontare molte storie. Non è chiuso in un solo corpo, un corpo univoco, non è la mia fica, non è organo riproduttivo, è una vagina tirata fuori dal corpo ed esposta pubblicamente, una vagina che mette in discussione la biologia e la natura, per occupare uno spazio. Valentina, Collettiva XXX

indexSono nata negli anni 80 quando il gesto della vagina stava scomparendo, mi è capitato di vederlo ai cortei e ai presidi contro i prolife, anche nel libro i contributi più vicini alla mia generazione parlano di avvistamenti durante manifestazioni contro gli/le antiabortist*. Un gesto del passato per una rivendicazione, quella sul diritto all’aborto, che dovrebbe appartenere al passato, ma così non è e capita ancora oggi di trovarsi ad unire pollici e indici a formare un triangolo, per difendere le nostre vagine da patriarchi vecchi e nuovi.

Inattuale sarà forse il gesto, ma attuale dovrebbe essere la forza, l’irriverenza, la potenza di quel gesto, soprattutto oggi che i corpi delle donne con tutto il loro potenziale irriverente, sovversivo, rivoluzionario sembrano essere stati fagocitati da un mercato che di quei corpi si serve in maniera strumentale per il proprio mantenimento, per il proprio profitto a spese della nostra libertà e del nostro piacere.

 

Il Gesto Femminista, corpo identità lavoro nella rivolta delle donne, Aa.Vv, a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna,  Derive Approdi, 2014

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