Carol Rossetti e le cartoline femministe. Intervista a una giovane disegnatrice.

Carolina Rossetti è una giovane illustratrice e disegnatrice brasiliana, di Belo Horizonte.
Come tante, da piccola amava disegnare.
A differenza della maggior parte, lei però non si è mai fermata.

E’ diventata famosa in tutto il mondo per The Women Project, una serie di disegni realizzati per affrontare e possibilmente capovolgere tutti quegli stereotipi che riguardano le identità femminili. Le identità, al plurale.
Perchè per Carol le donne non sono solo bianche, magre, eterosessuali e prive di disabilità.

Depilazione, sesso, abbigliamento, peso, orientamento, ogni donna per Carolina dovrebbe sentirsi libera di seguire i suoi desideri e la sua identità.

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Apprezzando molto il suo intento e il suo stile, ho avuto il piacere di poterla intervistare circa il suo progetto più famoso e l’obiettivo che lo muove.

NaD: Spesso le disegnatrici, anche femministe, adottano personaggi abbastanza stereotipati. E’ molto interessante che The Women Project non abbia un unico “modello femminile”. Ci sono donne bianche, nere e asiatiche, grasse e magre, su una sedia a rotelle o con molti peli sulle gambe. Ognuna porta un messaggio di emancipazione. Secondo te, quali stereotipi sono i più difficili da superare?
Non è facile ampliare le rappresentazioni femminili. Non mi riferisco solo a disegnare donne con vari colori della pelle, ma anche donne con disabilità, il che è un po’ più complesso, tecnicamente parlando. Per un’illustratrice è facile rimanere bloccata in una singola forma, un solo personaggio. Impariamo a disegnare qualcosa e ci sentiamo a nostro agio a continuare a disegnare così.
E’ importante però che noi illustratori usciamo dalla nostra “comfort zone” e impariamo a fare cose nuove.
La prima volta che ho disegnato una sedia a rotelle non è stato semplice, ora mi viene più naturale.
Ero felice perchè ero riuscita a rappresentare le persone affette da nanismo, ma qualcuno mi ha fatto notare l’altro giorno che ho disegnato un solo tipo di nanismo, quando invece ci sono anche molte altre condizioni, quindi mi sono rimessa al lavoro per scoprire come rappresentare questa ennesima diversità appena incontrata. Stagnare in un’unica rappresentazione è molto facile, io invece mi sono posta questa sfida. Mi sento a mio agio a parlare di cose di cui le persone normalmente non parlano e perso che “The Women Project” serva proprio a questo.
L’ intersezionalità quindi è il tuo tema principale?
Come dicevo, penso che essere rappresentati sia molto importante. Le persone vogliono essere viste e la maggior parte delle volte invece sono invisibili. Sono una disegnatrice e un’illustratrice, lavoro con le immagini. Questo è il modo che ho trovato per contribuire a un mondo migliore.
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Tra le tavole di Carolina ci sono storie di donne a cui si dice di perdere o di aumentare peso per essere belle, donne che da quando sono sulla sedia a rotelle sono diventate una tragedia e hanno smesso di essere una persona, donne che sono state violentate e che hanno abortito e che non incarnando il ruolo della vittima traumatizzata sembrano non aver diritto ad esser ascoltate. Ci sono insomma storie così distanti tra loro da poter essere tutte riassunte però in quella sostanziale discriminazione esistente tra un potere maschile, eterosessuale, bianco che guarda a un certo standard estetico… e tutto il resto.
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E tu Carolina? Da quali stereotipi o discriminazioni ti sei sentita colpita nella tua vita?
Molte cose mi hanno infastidito nella vita, ma mi considero davvero una privilegiata. Sono cisgender, ho una relazione monogama stabile con un uomo da 8 anni, non sono povera, ho accesso alla cultura e così via. Sono stata vittima di sessismo? Certo. Non conosco nessuna donna che non lo sia stata. Mi sono sentita discriminata quando mi hanno molestata per strada, quando mi sono sentita non al sicuro per essere una donna in compagnia di un uomo sconosciuto, o quando mi hanno raccontato una barzelletta sessista e tutte le volte che mi sono sentita senza valore se non avessi rispettato gli standard di bellezza che mi sono stati mostrati per tutta la vita. Fuori da Brasile ho purtroppo subito anche un po’ di razzismo, anche se non particolarmente violento.
Ma, davvero, penso di essere una privilegiata.
Quale dei tuoi disegni parla di te? 
Tutti, in qualche modo. Metto un po’ di me in ognuno di loro.
Il valore della transizionalità, in cui NarrAzioni Differenti si riconosce in pieno, è la forma più coerente per declinare il femminismo contemporaneo, una forma che collega tutte le discriminazioni sociali a un’unica matrice economica e di squilibrio di potere e risorse.
 Molte donne, anche sui mass media, non fanno che rifiutare il femminismo. Tu ti definisci femminista? 
Sì, sono di sicuro femminista. Certo dire così è un po’ vago, perché ci sono così tanti modi di lottare contro il sessismo oggi. Non mi metterò a definire cosa sia o meno il femminismo perchè non sono nella posizione di poterlo definire, non ho questa autorità. Penso però che sia importante che il femminismo consideri l’intersezionalità e che sia un “luogo sicuro” per tutti. Le donne non dovrebbero avere paura di definirsi femministe, dovrebbero essere capaci di parlare tra loro e imparare dalle reciproche esperienze. Dal canto mio, questo è il motivo per cui ho deciso di confrontarmi con il femminismo.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Non ne sono ancora sicura… ma ci sto pensando molto e ho parecchie idee che mi girano in testa…
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carol5carol6carol7carol8carol9Queste sono solo alcune delle “cartoline” di Carol tradotte in italiano. Sulla pagina facebook dell’autrice è possibile vederle tutte, anche quelle in altre lingue,
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