Politici italiani e omofobia: la libertà di negare la libertà

Articolo del 13 agosto 2014

In questi ultimi mesi l’avvocato Carlo Taormina – deputato di Forza Italia dal 2001 al 2006 e, per qualche mese, Sottosegretario al Ministero dell’Interno del Governo Berlusconi II – sta diventando oggetto di discussione per le sue dichiarazioni al limite del grottesco sulla comunità LGBT. Molte delle sue “uscite” sono avvenute durante interviste rilasciate a La Zanzara, trasmissione di Radio 24. Tra gli altri, possiamo ricordare due episodi:

nel febbraio 2014, schierandosi apertamente con le decisioni prese dal Presidente dell’Uganda che aveva da poco firmato una legge che prevede per gli omosessuali pene fino all’ergastolo, ha dichiarato che “gli ‘ndranghetisti hanno principi più saldi sulla famiglia” e “non fanno confusione sui sessi”;

nel maggio 2014 ha affermato che gli omosessuali “sono anormali”, “possiedono anomalie fisiche e genetiche”, fanno “ribrezzo”, “provocano una crisi di rigetto e di vomito” ed è “gente malata”, sostenendo che se avesse un figlio gay sarebbe una“tragedia insuperabile” e non potendo esercitare violenza si limiterebbe a mettendolo nelle condizioni di cambiare casa.

Alle esternazioni dell’avvocato sono spesso seguite proteste pacifiche in rete a suon di tweet, come è successo per la campagna #unbaciopertaormina, attraverso cui molt* utenti hanno spedito fotografie di baci tra persone dello stesso sesso.

Carlo Taormina è stato inoltre recentemente condannato per discriminazioneper le seguenti affermazioni, che risalgono a ottobre 2013:

Io nel mio studio di avvocato faccio una cernita: se uno è così non lo assumo assolutamente, e se è discriminazione me ne frego. Avere un dipendente omosessuale mi creerebbe grande difficoltà, hanno un’altra mentalità, altri stili, parlano diversamente, si vestono diversamente, una cosa insopportabile, contro natura

E’ la prima volta, in Italia, che avviene una condanna per discriminazione in ambito lavorativo verso le persone omosessuali, perché in un Paese in cui manca una legislazione consona contro l’omofobia si è puniti se si contravviene alla normativa contro le discriminazioni sul lavoro. L’ambito lavorativo risulta, dunque, l’unico nel quale esiste una norma che affronta il tema delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Sulla sentenza infatti si parla di:

“espressioni idonee a dissuadere determinati soggetti dal presentare le proprie candidature allo studio professionale dell’avv. Taormina e quindi atte ad ostacolarne l’accesso al lavoro od a renderlo maggiormente difficoltoso”

Il Tribunale di Bergamo ha condannato Carlo Taormina al pagamento di un risarcimento del danno a favore di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, che verrà impegnato in “attività informative sui temi delle discriminazioni e di promozione di una cultura della diversità”.

Ma pare che l’avvocato non abbia preso molto bene la condanna, tanto che in questi giorni si sono susseguiti sul web tweet esilaranti:

“a casa mia faccio quello che voglio”

“in piazza per la libertà di pensiero fino a quando non costituisca reato”

“che tristezza dover lottate nel 2014 per libertà elementari!”

“sono davvero sconcertato per la deriva dittatoriale su cui si avvia il nostro Paese”

Taormina tweet

Forse varrebbe la pena ricordare all’avvocato quale ruolo pubblico ricopre e che quando ha esternato il suo odio omofobo e la sua intolleranza discriminatoria non era proprio a casa sua, anche perché i reati rimangono tali ovunque vengano compiuti.

Carlo Taormina, invece, infarcendo i suoi messaggi di anacronistiche e strumentali scuse agli omosessuali, ha definito il nostro Paese una dittatura, invocando la libertà di pensiero e parola. Il povero Carlo Taormina si è sentito censurato, non capendo che le sue affermazioni non sono affatto pensieri e opinioni, bensì insulti omofobi violenti e discriminatori con delle conseguenze serie che con la libertà di opinione c’entrano ben poco. Sembra incredibile, ma l’avvocato ha fatto appello a quelle “libertà elementari” che, a suo modo di vedere, l’Italia gli negherebbe nel moderno 2014.

Risulta alquanto strano che sia proprio Carlo Taormina a parlare di dittatura, diritti e libertà.

E allora sembra il minimo ricordare a chi pretende la libertà (tra l’altro di insultare e discriminare) e poi vuole toglierla alle altre persone (che chiedono semplicemente di non essere stigmatizzate) di quali diritti NON godono le persone LGBT nel nostro Paese oggi.

Secondo un recente studio condotto dall’Unione Europea, effettuato attraverso diversi sondaggi, l’Italia risulta il paese che discrimina maggiormente sulla base dell’orientamento sessuale, presentando pochi diritti e molte espressioni di odio.

Si può guardare, ad esempio, cosa succede per quanto riguarda i diritti civili:

Diritti LGBT in Europa

Nel nostro Paese, inoltre, più di un terzo degli uomini omosessuali nasconde la sua “identità LGBT” nei contesti lavorativi, percentuale che arriva al 75% quando si tratta dell’ambiente scolastico.

Infine, si arriva facilmente a scoprire come la classe politica italiana sia la più omofoba d’Europa. Se prendiamo, solo per citarne alcuni, il nostro ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’ex sottosegretario Carlo Giovanardi, l’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno, Micaela Biancofiore, per poi arrivare a Ignazio La Russa, che ha da poco presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l’articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto ai matrimoni gay, non potevamo aspettarci altro.

Ed ecco di seguito il grafico che illustra l’utilizzo del linguaggio offensivo da parte di politici europei contro gay, lesbiche, bisessuali e transgender:

Politici omofobi in Europa

L’Italia non ci fa una gran bella figura. E infatti l’hate speach, un comportamento che in molti Paesi è previsto come reato, nel nostro Paese è ancora tema di dibattito, insieme alla necessità di approvare una norma specifica a riguardo.

Come dimostra lo studio in questione, l’odio della politica ricade sull’intera popolazione. Ciò risulta ben comprensibile dal numero di discriminazioni subite all’interno della società dalle persone LGBT, dal loro timore di aggressioni, molestie e minacce e dall’abitudine di porre attenzione ai luoghi che frequentano, in modo da evitare contesti “a rischio”.

Egalité

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