L’educazione alle differenze? A scuola la chiamano “strategia del gender”

Lo scorso 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, gli studenti del liceo Linguistico Stabili Trebbiani di Ascoli Piceno avevano chiesto di divulgare una circolare per lanciare una riflessione sull’avversione nei confronti delle persone LGBT, sostenendo che “l’omofobia è una limitazione di libertà e di scelta per la persona in quanto tutti dovremmo sentirci padroni della nostra vita” e augurando ai compagni e alle compagne “una buona giornata all’insegna del buonsenso e del rispetto e solidarietà reciproci”.

La circolare è stata però bloccata dalla preside, Marisa Salvatori, con le seguenti dichiarazioni:

L’omosessualità è contro natura, perché non è possibile che un essere umano possa amare un altro essere umano dello stesso sesso, e a me fa schifo“.

Gli/le studenti si sono fatt* subito sentire attraverso una nota:

Tali dichiarazioni non fanno che sconvolgere quel ruolo educativo di fondamentale importanza: il preside. Prima di tutto noi della Rete degli Studenti Medi denunciamo quella mancanza di neutralità nel pensiero che non permette un libero sviluppo delle idee tra gli studenti, creando un ambiente chiuso e oppressivo. In secondo luogo richiediamo con forza che ci sia un rapporto paritario tra studente ed educatore in una compresenza di doveri e diritti reciproci. Non rientra nei reali poteri decisionali di quest‘ultimo, infatti, ostruire le iniziative degli studenti, purché queste non limitino e non sovvertano il regolamento d’Istituto – e non è questo il nostro caso. In conclusione ci appelliamo alle istituzioni locali – regionali e/o provinciali – affinché prendano provvedimenti in merito

Le associazioni LGBT non si sono fatte attendere, in particolare quelle locali, come Arcigay Agorà di Pesaro-Urbino, tanto che l’assessora Paola Giorgi ha espresso l’intenzione di considerare la rimozione dall’incarico della preside.

Questo non è il primo caso in cui all’interno di un contesto educativo i temi della tolleranza e del rispetto delle diversità vengono male accolti e addirittura osteggiati in nome dei pregiudizi, fino ad arrivare alle offese.

Pochi giorni prima, infatti, a Treviso c’erano state le proteste dei genitori di studenti per la proiezione di un – così definito – “film gay” in una scuola media, inserito nel programma di educazione sentimentale dell’Usl 9 per le scuole secondarie inferiori, che tratta della storia di un padre che lascia la famiglia per andare a vivere con un altro uomo.

Un centinaio di genitori hanno protestato segnalando il “caso” al sindaco della città, Giovanni Manildo. Queste le parole di un genitore:

«Non siamo persone omofobe, ma pretendiamo di essere almeno messi al corrente in anticipo di certi contenuti. Avremmo voluto ci fosse stata una discussione preventiva, sarebbe stato necessario un filtro»

poiché

«non tutti sono ancora pronti ad affrontare simili tematiche»

La solfa del “non sono omofobo ma…” è roba vecchia, poiché ci sono criteri oggettivi che inquadrano determinati atteggiamenti come intolleranti. La discriminazione nei confronti di persone in base al loro orientamento sessuale è omofobia. Saltare sulla sedia perché la propria figlia o il proprio figlio si approcciano a situazioni non eteronormate è un atteggiamento omofobo, poiché si reputano queste ultime come diverse dalla regola e necessarie, per l’appunto, di un trattamento speciale e di una “preparazione” a parte, idea che va contro qualsiasi principio di egualitarismo e integrazione.

Ma non è certo la prima volta che genitori terrorizzati scattano in allarme e chiedano il ritiro di iniziative che, a loro avviso, si riconducono alla fantomatica “Strategia del Gender”: qualche mese fa, L’Istituto A.T. Beck (Associazione professionale di psicologia e psicoterapia) è stata incaricata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) di realizzare degli opuscoli informativi rivolti agli/alle insegnanti per il contrasto del bullismo omofobico nelle scuole secondo un protocollo d’intesa MIUR-Pari Opportunità, per l’approfondimento nelle scuole di “temi riguardanti la violenza di genere, la violenza nei confronti dei minori, la pedopornografia, anche on line, il bullismo anche quello a sfondo omofobico e transfobico.”

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Gontero, presidente dell’Agesc (Associazione dei Genitori della Scuola Cattolica) e Azzolini, presidente nazionale dell’Associazione genitori (Age) e membro del Fonags (Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola), dello stesso avviso, hanno chiesto preoccupati un ripensamento del governo circa il progetto nazionale Unar.

A quel punto è uscita la dichiarazione della ex viceministra Cecilia Guerra, con delega alle Pari Opportunità, che ha diciarato di non essere stata messa al corrente del fatto (nonostante il protocollo d’intesa MIUR-PariOpportunità?).

Da quel momento dal sito dell’associazione Beck non è stato più possibile ricevere la password per scaricare il materiale e il Presidente dell’Istituto, poiché trattasi di “materia sensibile”, è stato redarguito. Ma i libretti “incriminati” hanno comunque continuato a circolare sul web.

Le medesime critiche sono state ricevute anche dal progetto “Leggere senza stereotipi”, promosso dal comune di Venezia, atto a rifornire le biblioteche delle scuole dell’infanzia del comune di testi che raccontino ai bambini e alle bambine la diversità e il rispetto, che siano privi di stereotipi di genere e che illustrino la pluralità delle situazioni familiari in cui si può crescere.

A dare scandalo sono stati racconti come quello di due macchie di colore diverso che si incontrano e si fondono in un’amicizia di reciproco rispetto delle diversità, di chi si sente diverso dagli altri e si incammina alla ricerca della propria identità e la vicenda di due pinguini maschi che trovano un uovo abbandonato e decidono di covarlo e crescere insieme il piccolo.

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Al Liceo Muratori di Modena, invece, i ragazzi e le ragazze avrebbero voluto parlare di transessualità e transgenderismo ma i genitori non hanno permesso all’ospite scelta, Vladimir Luxuria, di incontrarli. L’hanno zittita, sempre in nome della presunta libertà di pensiero ed espressione. Hanno denunciato l’assenza di una controparte che potesse esprimere un parere differente, invocando un contraddittorio (?), come se sulla questione che riguarda i temi del rispetto e della tolleranza ci si potesse scontrare come in un confronto politico pre-elezioni.

Tutti questi fatti si inseriscono in un contesto sempre più reazionario, come abbiamo potuto constatare anche dal caso del liceo Giulio Cesarea di Roma, davanti a cui i militanti di Lotta Studentesca hanno protestato con croci celtiche e uno striscione che recitava: “Maschi selvatici, non checche isteriche”, contro la scelta di alcun* professor* di leggere ai ragazzi del ginnasio il romanzo “Sei come sei” di Melania Mazzucco.

Secondo le dichiarazioni, gli studenti esprimevano il loro dissenso nei confronti della decisione di alcun* docenti di sottoporre gli/le studenti alla lettura di un libro definito “omossessualista”, veicolo di “modelli di vita deviati e perversi come se fossero la normalità”.

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I/le professor* sono stati addirittura denunciati presso la procura di Roma, con l’accusa di “pubblicazione di spettacoli osceni e di corruzione di minorenni

L’ennesimo polverone è stato sollevato nei confronti di un corso di formazione per insegnanti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia dal nome “La scuola fa differenza”, con la finalità di «promuovere una educazione attenta a non perpetrare stereotipi di genere e razziali, valorizzando le differenze nei contesti scolastici ed educativi».

Sui quotidiani abbiamo potuto leggere parole quali “rivoluzione di cui non sentiamo il bisogno”, “deriva”, “maestre rieducate”, “famiglie di Roma in allarme”, “scelta dettata da furore ideologico” che “scavalca i genitori e il loro diritto all’educazione dei figli”.

Insomma, l’educazione alla tolleranza e alle differenze, la lotta alle discriminazioni e all’omofobia – problematiche reali e di un certo penso all’interno delle scuole, con le quali bambine e bambini, ragazze e ragazzi devono necessariamente fare i conti – spacciate per una sorta di ideologia “omosessualista” con una sua precisa strategia distruttiva.

Come si evince dalla lettera del Movimento Politico Cattolico Militia Christi, si parla di ideologismo che calpesta l’etica, la psicologia e il benessere infantile, il buon senso oggettivo e la retta ragione, oltre che l’innocenza dei bimbi.

E allora a salvaguardare l’infanzia sarà piuttosto l’insegnamento di rigidi schemi e di un unico modello cui attenersi, la “famiglia naturale” – pena l’esclusione sociale -, ripartizioni di ruoli sociali in base al genere e l’intolleranza nei confronti di chi non si conforma alla norma.

All’Associazione SCOSSE (Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali), promotrice del corso di formazione – riservato, tra l’altro, ai soli e alle sole insegnanti – dopo l’attacco subito, definito “indegno di uno stato laico, sono arrivate in sostegno decine di comunicati stampa e lettere.

L’Associazione ha indetto per il 20 settembre 2014 la “Giornata per l’educazione alle differenze nella scuola” con lo scopo di

“stabilire sinergie e connessioni tra chi realizza progetti dedicati alla valorizzazione delle differenze, alla pluralità dei modelli familiari, al contrasto agli stereotipi di genere, alla prevenzione di bullismo, omofobia, transfobia e violenza maschile contro le donne, tra chi intende la scuola come spazio in cui coltivare rispetto e senso critico”

e denunciando che

“Negli ultimi mesi è in atto una battaglia contro l’educazione alla differenza e gli studi di genere, promossa da ambienti cattolici e forze di destra che propongono l’obbedienza ai modelli tradizionali di maschilità e femminilità come unica opzione possibile di organizzazione sociale. Ma è proprio quella forma di organizzazione sociale che nella storia ha prodotto e legittimato comportamenti discriminatori e violenti fuori e dentro la scuola. Per contrastare questa offensiva culturale e per tessere un filo tra tutte le esperienze del nostro paese che promuovono libertà e pluralità, dignità e diritti per tutte e tutti, vi invitiamo a partecipare alla giornata del 20 settembre.

Noi abbiamo preso parte all’evento di Roma come co-promotrici e media partner.

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