Bonus bebè. Maternità obbligatoria e finto welfare

“La domesticazione della sessualità femminile o, il che è lo stesso, l’addomesticamento delle donne alla riproduzione, è operazione lenta e continua”
( Paola Tabet, Le dita tagliate)

La maternità viene presentata alle donne come il loro destino biologico.
Il corpo delle donne può procreare, ma dal momento che la donna, si sa, è tutta natura, la sua esistenza viene ridotta interamente al fattore biologico, ovvero alla capacità di generare, che da possibilità diventa dovere.
Ma in barba ad ogni istinto materno, il pasaggio dalla procreazione come capacità alla procreazione come dovere è dovuto a una lenta costruzione sociale, antropologica, culturale, ma anche economica.

1237860_537975582924813_448809217_nDal bambolotto che viene messo tra le braccia della bambina alle manovre economiche volte a favorire la maternità, tutto va a rafforzare l’idea che le donne debbano essere madri.

Quelle donne che scelgono un “destino” diverso dalla maternità sono spesso costrette a giustificare la loro scelta; amici e parenti vorranno sapere il perchè della decisione di non figliare, qualcun* penserà che se non hai figli è perchè non puoi averne, altr* ti ricorderanno dell’orologio biologico, insomma si viene costantemente richiamate al proprio dovere.

Maternità come realizzazione personale per ogni donna, perchè una donna non madre è incompleta, le manca qualcosa, ma anche dovere alla maternità come contributo delle donne alla società, inteso sia nel senso che potremmo esprimere con l’odiosa espressione di “incremento delle risorse umane”, sia nel significato di mantenimento dell’ordine simbolico del matrimonio eterosessuale e della famiglia patriarcale.

Qualche mese fa la Ministra della salute Beatrice Lorenzin si diceva preoccupata per la bassa natalità nel nostro paese e parlava di un piano nazionale della fertilità, in questa intervista, rilasciata ad Avvenire, sosteneva che avere un figlio a 35 anni non va bene e che “va riscoperta la bellezza di diventare madri in età più fertili”.
Nel frattempo metteva il bastone tra le ruote alle procedure per la fecondazione eterologa, curioso per chi, qualche giorno prima, aveva espresso tanta preoccupazione per la nascita di pochi bambini in Italia.

A sostenere la causa della Ministra Lorenzin arriverà il premier Renzi, che qualche giorno fa, nella simbolica location dello studio di pomeriggio 5, davanti a una sempre commossa Barbara D’Urso, annunciò il bonus per le neomamme.

Ottanta euro, simbolico prezzo che paghiamo a questo governo, fino al compimento del terzo anno d’età dell/del bambin* e per redditi non superiori a 90.000 euro.
Il bonus per le neomamme è contenuto nella legge di stabilità che attualmente si trova in esame al Quirinale. Probabilmente il bonus avrà cadenza mensile e, sempre probabilmente, sarà valido anche per i/le bambin* adottat*.

Un’operazione come questa rientra sicuramente in una visione della maternità, della famiglia, della donna conservatrice e reazionaria. Donna inchiodata al ruolo biologico e premiata in quanto rispondente al ruolo sociale che è stata chiamata a ricoprire, si parla infatti  di bonus per le neomamme, no di bonus per i neopapà, il concetto di genitorialità condivisa non è pervenuto e neppure quello di famiglia diversa dal modello eteronormativo.

Nella prossima puntata di Barbara D’Urso potremmo forse assistere alla cerimonia di consegna delle medaglie per le donne che hanno sfornato più figli, così, nonostante l’Italia sia un paese dalla memoria corta, potremmo assaporare il retrogusto fascista di questa operazione.

Premiazione dell'"Unione fascista famiglie numerose" delle donne con più di 7 figli

Premiazione dell'”Unione fascista famiglie numerose” delle donne con più di 7 figli

La propaganda populista del governo Renzi, che sfodera biglietti da 80 euro come arma di distrazione di massa, nel caso del bonus bebè per le neomamme non solo rivisita in chiave moderna, ma neanche tanto, il concetto di mussoliniana memoria, di donna incubatrice sforna figli per la patria, ma presenta anche una distorta idea di welfare.

Gli 80 euro per figli* sarebbero una misura di sostegno al reddito, ammesso che una donna un reddito ce l’abbia.
Un asilo nido privato, quelli pubblici non riescono a coprire il fabbisogno, costa dalle 300 alle 500 euro. Gli 80 euro promessi dal governo sembrano una presa ingiro, ci compri un paio di scatole di pannolini al massimo, nulla di più, nessun reale investimento in stutture pubbliche di sostegno alla maternità, nessuna reale prospettiva per le donne che vengono ancora una volta richiamate al loro dovere materno.

Gli 80 euro vengono propagandati in un momento in cui si sta approvando una riforma del lavoro peggiorativa delle condizioni di stabilità e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Lo Jobs Act prevede una liberalizzazione del “mercato lavoro” che smantellerà i diritti previsti dallo statuto dei lavoratori, come l’art. 18, piuttosto che estenderli a quelle forme di lavoro e contratti che non le possiedono ancora.

Le innumerevoli forme contrattuali, il “contratto a tutele crescenti”, che significa che inizialmente è un contratto a zero tutele, lo smantellamento della scuola pubblica attraverso l’introduzione degli investimenti privati e i tagli al diritto allo studio; c’è tutto questo, e molto di più purtroppo, nello Jobsact.
I contratti a progetto, gli stage, i contratti a collaborazione occasionale continueranno a non pevedere diritti, quali ad esempio malattia e maternità, le donne che verranno licenziate o alle quali non verrà rinnovato il contratto precario perchè incinta, se ne faranno ben poco delle 80 euro.

E’ chiaro che non c’è nessuna volontà di investire in un welfare reale, che gli 80 euro sono uno strumento di vile propaganda, che si parla di sostegno al reddito quando in realtà molte persone un reddito nemmeno ce l’hanno, che si usano strumentalmente le donne, ancora una volta, per fare propaganda, che siano queste vittime di violenza o “neomamme”.

4 pensieri su “Bonus bebè. Maternità obbligatoria e finto welfare

  1. Io mantengo mio figlio, il mio lavoro e pago il nido con gli assegni familiari!!! Certo, come no!!!! Manca poco che debba lasciare il lavoro perché gli asili chiudono alle 15:30!!!
    Facilitassero le ADOZIONI che l’Italia è piena di bimbi SOLI!!!!

  2. Un motivo di vergogna in più per questo governo in generale e per il ministro della sanità (?) in particolare!

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