I media in UK: rappresentazioni femministe tra “mumpreneurs” e austerità

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di Chiara C.

si occupa di diritti delle donne nella cooperazione internazionale.
Crede che Engels avesse già capito quasi tutto
e che il femminismo dovrebbe invadere l’economia
.

 

 

Un anno fa l’istituto per gli studi di genere della London School of Economics ha creato una commissione per indagare lo stato delle disuguaglianze di genere e di potere in quattro ambiti della società britannica: economia, politica, giustizia e media.

La commissione, composta da accademiche e accademici, esperte, esperti e attiviste, ha commissionato studi e haVUo1jltw raccolto dati e testimonianze. Il 13 Ottobre è stato presentato il rapporto finale della commissione che dipinge un quadro sconfortante: nonostante siano passati cento anni dalle lotte delle suffragette l’uguaglianza di genere è ancora lontana e i progressi troppo lenti. Le donne, in particolare le donne appartenenti a minoranze etniche e ai ceti sociali più bassi, sono sotto rappresentate in tutti i campi. Le conquiste ottenute sono anzi a rischio, soprattutto a causa delle politiche di austerità perseguite in risposta alla crisi finanziaria del 2008.
Ricerche fatte dal parlamento inglese e dal Women’s Budget Group, un collettivo di economiste femministe, hanno dimostrato che
piu di tre quarti dei tagli alla spesa pubblica hanno colpito le donne.  

La relazione tra l’immagine delle donne e le narrazioni dell’economia viene esplorata dal capitolo del rapporto dedicato ai media.

Diane Negra, dell’Università di Dublino, sottolinea come i media si siano adattati all’austerità e abbiano contribuito a normalizzarla. Questo avviene in due modi: da una parte le ragioni dell’austerità non sono messe in questione e interrogate. La maggioranza dei media ha preso per buono l’argomento che dice che ‘il paese ha superato il tetto della carta di credito’, una fallacia enorme che equipara il debito pubblico a quello privato e che non ha alcun fondamento in economia.

In secondo luogo, i media tendono a rappresentare coloro i quali non sono stati toccati dalle politiche di austerità, effettivamente cancellandone le conseguenze dalla narrazione dominante. C’è anche qualcosa di più sottile: la narrazione contemporanea sull’austerità ha ribaltato il concetto di meritocrazia.
Da parità di opportunità per tutti, indipendentemente da genere e ceto sociale, all’idea che le abilità e l’iniziativa individuali siano sufficienti per superare qualsiasi ostacolo.  Le difficoltà strutturali di genere, classe, etnia, (dis)abilità eccetera vengono così accantonate in favore della celebrazione di eroine quotidiane, che si adattano, hanno spirito di iniziativa e nonostante tutto ‘ce la fanno’.  

Queste dinamiche sono evidenti nel caso delle mumpreneurs(crasi tra mum e entrepreneur, mamme imprenditrici): donne per la maggior parte bianche, di classe media e bene istruite che da casa gestiscono business ‘altamente genderizzati’, pensate cupcakes, fiori e cosmetici. Le mumpreneur sono le principesse di questa narrazione: da sole riescono a sconfiggere le avversità, come la mancanza cronica di childcare dal costo abbordabile che affligge il Regno Unito, grazie alla loro intraprendenza e voglia di fare. Poco importa che abbiano un alto capitale sociale, una casa abbastanza grande per lavorarci e accesso al credito.

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Queste rappresentazioni di donne singole si intersecano con un’esaltazione del femminismo alla ‘Lean In’ di Sheryl Sandberg: il concetto che sebbene disuguaglianze strutturali esistano, stia alle donne fare buon viso a cattivo gioco e tenere duro per salire ai piani alti.

Il micro e macro si rinforzano così a vicenda creando una narrazione potentissima che rinforza idee di successo e fallimento interamente dovute alla (mancanza di) iniziativa personale.

Narrazioni femministe basate sull’ uguaglianza sociale, l’azione collettiva e un approccio intersezionale alle questioni di genere sono così spinte ai margini e rese invisibili.

 

Di seguito, un video del Women’s Budget Group, un collettivo di economiste ed esperte di politiche sociali che si occupa di scrutinare le politiche economiche del governo inglese da una prospettiva di genere.

 

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