Hillary2016: perchè non farne un’icona femminista

Circa un mese fa Hillary Clinton ha annunciato la sua corsa per la presidenza della Casa Bianca.
L’ex segretaria di Stato ha accompagnato la notizia della sua candidatura alle primarie democratiche per le elezioni 2016 con un video che racchiude quelli che molto probabilmente saranno i punti di forza della sua campagna elettorale.

Parola d’ordine: famiglia.
Se la famiglia è forte, L’america è forte“. Hillary si appropria di un tema tradizionalmente più caro ai conservatori, ma lo reinventa in chiave progressista. Così nel video compaiono famiglie del ceto medio, coppie gay e lesbiche, mamme single pronte a tornare a lavoro o a trasferirsi per garantire una migliore educazione ai propri figli.

Il secondo tentativo di Hillary Clinton, dopo quello fallito nel 2008 contro Obama, di diventare presidente degli USA, sembra costruirsi sull’immagine di sostenittrice dei diritti delle donne e lgbt.
Hillary questa volta si definisce apertamente femminista, sostiene che i matrimoni gay dovrebbero essere garantiti da una legge federale, rilascia interviste dove parla di lotta contro le differenze salariali tra uomini e donne. Tema quest’ultimo molto in voga negli Stati Uniti dopo l’applauditissimo ( non da noidiscorso di Patricia Arquette alla notte degli Oscar.

Durante la campagna elettorale del 2008 Clinton era stata sostenuta da un gruppo di accademiche e scrittrici femministe. C’è da immaginare che questo appoggio continuerà. Già voci entusiaste di sollevano per la prima presidente donna. 

L’essere donna di Hillary Clinton è insieme punto di forza e bersaglio di critiche. Al diffondersi della notizia della sua candidatura sono stati tantissimi gli attacchi sessisti che hanno preso di mira la sua età, il suo abbigliamento, le relazioni extracongiugali del marito.
Per il Time l’età di Hillary è perfettamente compatibile con un incarico di tale importanza come la presidenza degli Stati Uniti, perchè a quanto pare gli ormoni, che normalmente dirigono la vita e le scelte delle donne, lascerebbero il nostro corpo dopo la manopausa rendendoci capaci addirittura di scelte razionali.

Il giornalismo italiano, notoriamente sessista, non poteva non contribuire; così per la Stampa Hillary sarebbe una nonna che sogna la Casa Bianca, mentre per il Foglio la sua candidatura alla presidenza USA sarebbe un’ossessione.
Quasi superfluo sottolineare che difficilmente si userebbe il termine nonno per definire un uomo politico di una certà età, come non si parlerebbe di ossessione per un uomo che si ricandida per più anni a ricoprire una carica pubblica.

Molte voci si sono levate a sostegno di Clinton e contro la stigmatizzazione della vecchiaia femminile, su tutte Annamaria Testa ha pubblicato un intervento su Internazionale, avversando il tono da “processo alle streghe di Salem” di un video che sta spopolando online, tra i detrattori di Hillary.

Le riflessioni di Testa sulle rappresentazioni discriminatorie dell’invecchiamento femminile sono del tutto condivisibili, eppure quando lei ( come molte altre ) unisce alla condanna delle rappresentazioni sessiste un indiscriminato sostegno a Clinton, è come se la difesa di una donna dagli attacchi sessisti dovesse di per sè portare al sostegno della stessa.

E perché la vecchiaia femminile da sempre stenta a rappresentarsi in modo dignitoso, autorevole, suggestivo e, sì, attraente? L’immaginario collettivo si costruisce anche attraverso le immagini. Forse, proprio la candidatura Clinton servirà a cambiare le cose. In attesa di immagini nuove (e ce ne sarebbe bisogno) non resta che dire tieni duro e stendili tutti, vecchia Hillary.

Il sessismo va sempre condannato, che questo colpisca una donna che personalmente o politicamente stimiamo oppure no. Il modo in cui l’aspetto fisico di Hillary Clinton o la sua età sono state prese di mira, i beceri attacchi maschilisti rivolti a lei in quanto donna, non hanno e non potranno mai avere giustificazione alcuna.

Respingere fermamente gli attacchi sessiti non impedisce però di muovere critiche politiche a Hillary Clinton come possibile presidente degli Stati Uniti.

E’ sicuramente comprensibile l’appoggio che Hillary Clinton riceve da tante donne e femministe che vorrebbero per la prima volta nella storia vedere alla guida degli USA una donna, i temi della sua campagna elettorale, come diritti lgbt e parità salariale, sono assolutamente condivisibili, ma non mancano voci critiche che mettono in discussione le sue promesse elettorali alla luce del suo passato politico.

Il femminismo di Hillary come espressione del femminismo aziandale-neoliberista, le questioni di genere e i diritti lgbt come strumenti di pinkwashing per coprire il suo passato appoggio a politiche non proprio benefiche per donne e persone omosessuali. Le accuse provengono soprattutto da alcune femministe nere e altr* soggett* che non si riconoscono nel femminismo bianco- borghese che secondo la loro opinione Hillary Clinton incarnerebbe.

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In questi due articoli ( qui e qui  ) sono raccolte alcune delle critiche mosse a Hillary Clinton e al supporto che, come FirstLady, Senatrice, Segretaria di Stato, ha dato alle politiche di tagli al walfare e alle azioni di guerra.

Ad esempio la battaglia sostenuta da Hillary contro le droghe e l’intensificarsi dell’incarcerazione per i crimini legati a questa, vengono letti come provvedimenti razzisti volti a colpire la parte più debole della popolazione USA, in particolare quella nera e latina. E a sostenere, aggiungeremmo, il sistema privato carcerario che negli Stati Uniti deve la propria fortuna a leggi molto severe per crimini minori che rendono particolarmente frequentate le prigioni e sono il principale motore dell’immenso indotto di questo sistema.

Jacobinmagazine suggerisce che l’entusiasmo femminista per Hillary sia il riflesso della profonda crisi del femminismo liberale statunitense, che ha da lungo tempo accettato e supportato il capitalismo, l’imperialismo e anche l’eterosessismo e la transfobia.

E sebbene Hillary non abbia mai apertamente incoraggiato omo o transfobia, ha certamente poco entusiasmo nel difendere il diritto all’aborto delle donne degli Stati Uniti ( ha di fatti sostenuto più volte che l’aborto dovrebbe sì rimanere legale, ma “raro” e sconsigliato ) rinforzando la stigmatizzazione delle donne che vi ricorrono.

Inoltre Clinton ha supportato la militarizzazione del confine con il Messico e l’arresto di tutti gli immigrati senza documenti, minando anche i diritti riproduttivi delle donne che hanno partorito in catene negli istituti di detenzione prima di essere respinte e riportate alle loro vite di povertà e violenza.

Hillary Clinton votò a favore della guerra in Iraq, sostiene le politiche aggressive e lesive dei diritti umani di Israele, promosse accordi commerciali con paesi, come l’Arabia Saudita, dove le donne e le persone lgbt non certo godono di grandi diritti.

Così, dopo aver solo superficialmente analizzato il curriculum di Clinton e il suo pensiero politico, viene da chiedersi se sia davvero sufficiente che una donna sia donna per supportarla, quando tutto il suo lavoro nega la validità della sua candidatura come progressista, innovatrice, rivoluzionaria.
L’egemonia culturale statunitense fa sì che Clinton sia la Claire Underwood che il pubblico stava aspettando di applaudire, ma se riprendiamo le redini della realtà potremmo anche sentirci libere di avversare le critiche sessiste, ma contemporaneamente evitare di farne un’icona pop del femminismo internazionale.

Enrica e Laura 

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Un pensiero su “Hillary2016: perchè non farne un’icona femminista

  1. Credo che l’appoggio a Clinton sia dovuto (anche) alla mancanza di alternative, è impossibile dare l’appoggio ad uno qualsiasi dei candidati repubblicani se si ha un punto di vista progressista, e al momento non ci sono altri candidati validi fra i democratici ed è altamente improbabile si presenti qualcuno di nuovo adesso. Alcuni movimenti avevano incoraggiato la candidatura di Elizabeth Warren (personalmente avrei preferito lei), ma non c’è stata. Pur con tutte le critiche, bisogna lavorare con quel che si ha a disposizione…

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