Gallery: foto hot e responsabilità secondo Yolanda Dominguez

Ricorderete del reato sessuale subito da alcune attrici e celebrità varie tempo fa, quando i loro cloud sono stati saccheggiati da hacker in cerca di foto osè e dettagli scabrosi. Ovviamente li hanno trovati e diffusi sui media di tutto il mondo, ben felici di sguazzare nello “scandalo”.

In molti artisti hanno provato a reinventare l’accaduto, che di per sè, fuori dalla considerazione del reato per quel che è, ha sicuramente un’accezione quasi da pop art in cui l’immagine di un’attrice diventa di per sè esistente, separata dall’attrice stessa e inizia a vagare per l’etere raccontando la sua storia.

Chi è riuscita a dare un contributo davvero rilevante sulla  vicenda, è stata ancora una volta Yolanda Dominguez, artista visuale spagnola, che negli ultimi anni ha firmato alcune delle performance più interessanti per quel che riguarda diritti delle donne e sfruttamento commerciale dell’immagine femminile. Per l’opera “Pose n°5″ (2013) ad esempio, donne anonime di tutto il mondo si mettevano in strada nella stessa posa di una campagna di Chanel  per evocarne proprio il completo distacco dal reale, dai corpi e dalle posizioni della realtà, mostrandone il ridicolo mascherato da eleganza.
In “Fashion Victims” (2013 ), alcune note blogger vestite alla moda apparvero in mezzo alle strade di Spagna ricoperte da detriti e calcinacci, come morte, per ricordare il crollo del 24 aprile in Bangladesh di alcuni laboratori di grandi industrie della moda occidentale, in cui erano rimaste uccise varie lavoratrici.
A febbraio 2014 ha realizzato invece “Accion Registro”, performance contro la legge antiabortista proposta al parlamento spagnolo: donne di diverse città della Spagna si sono recate ai “Registri della Proprietà” ( il nostro catasto ) per certificare il possesso del proprio corpo come bene mobile. Per giorni agli sportelli degli uffici di Madrid, Barcelona, Bilbao, Sevilla, Pamplona y Pontevedra si sono allungate le code di donne che rivendicavano provocatoriamente il proprio corpo e la possibilità di decidere su di esso.

Dopo il furto di foto celebri e mezze nude, Dominguez ha rielaborato artisticamente l’avvenuto proponendo  Galleryun’installazione semplice ma efficace: nel mezzo di una sala completamente vuota del Twin Studio & Gallery di Madrid, Dominguez ha esposto un iPhone contenente una galleria di sue foto personali, invitando gli ospiti a rubare le sue immagini. Le foto includevano scatti di Dominguez con la sua famiglia, al parco, in lacrime a casa da sola, ma anche scatti hot, lei nuda da sola o con un amante.

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L’installazione forza lo spettatore a rendersi pienamente consapevole della decisione di rubare o meno le foto, partecipando attivamente all’invasione della privacy dell’artista e testando la propria determinazione a rimanere lontano da quelle foto tanto private.
Un modo per rendere tanto partecipe lo spettatore da privarlo di qualsiasi di quegli alibi mediatici che soprattutto online garantiscono l’anonimato e la totale rinuncia alla responsabilità sulle proprie azioni. “Mi è capitato di vederle“, “Sono ovunque, è impossibile non averle viste“, non sono più giustificazioni possibili.
La responsabilità è collettiva, nel condividere un immaginario che considera i corpi delle donne un bene comune di cui disporre a uso e consumo ( pornografico ) di uno sguardo soprattutto maschile.

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Un’opera, quella di Dominguez, che pretende una presa di responsabilità da chi assiste allo sfruttamento del corpo femminile e alla sua violazione, in qualsiasi sua forma, pensando di non partecipare allo stesso processo: fingere di non aver scelto di vedere, di partecipare allo sfruttamento, alla molestia, alla violazione, non dovrebbe più essere consentito.

Compromettersi, per rivelare quanto lo spettatore stesso lo sia.

Cito e traduco Blogearte.com

L’artista compromesso è quello che ancora gioca a che l’arte come pratica e l’artista stesso siano invitati a guardare dietro le apparenze, a giocare con le apparenze, a guidare il popolo proponendo di cercare una verità nascosta. […]
Yolanda Dominguez è un’artista che molti considerano compromessa. E ovviamente lo è, vista anche la sua ultima azione. […]
Dominguez, come l’artista della polis greca, come quello del Rinascimento, come il suicida romantico e l’ étonnant avanguardista, si inserisce nella produzione di apparenze ( di copie e originali ) per consentire la catarsi agli spettatori, per elevarli in cerca dell’ idea o scandalizzarli e, attualmente, indignarli. Sono le quattro identiche risposte a uno stesso impiego dell’arte che si modula solo in base all’istanza ideologica che la struttura.

La genesi del progetto assomiglia, e sono in molti a fare questo paragone, al metodo Ludovico di Arancia Meccanica.
Un’umanità che deve osservare se stessa, esperire essa stessa la violenza del furto, della violazione, perchè se ne senta troppo coinvolta, decida di discostarsene, di prendersi la responsabilità di opporsi.
O forse no.

 

 

 

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