Infanzia made in Italy #1 Le principesse vanno in moto?

Si parte per un piccolo viaggio tra le aziende italiane che producono per l’infanzia, per monitorare il livello di promozione degli stereotipi di genere, di adultizzazione ed erotizzazione di bambine e bambini e per rilevare eventuali discriminazioni.
Cercando di evidenziare quindi quali possano essere i miglioramenti che come femministe, come persone interessate alla decostruzione degli stereotipi di genere, ma anche come consumatrici possiamo richiedere ad aziende e distributori.

Peg Perego è la prima azienda di cui analizzo il sito e catalogo online, esaminando dunque la promozione di ciò che ad oggi l’azienda promuove nei rivenditori.  La Peg Perego produce mini automobili o motociclette ed altri mezzi a batteria o pedale.

Tra  giocattoli da 6 volt, quelli a più bassa potenza, ve ne sono alcuni che riproducono dei veri modelli di motocicletta, altri invece in rosa o violetto, dall’aspetto meno realistico e spiccatamente indirizzati alle bambine.
Inoltre, mentre le motociclette giocattolo “per maschietti” hanno nomi scientifici che evocano modelli da adulto, quelli per bambine rimandano tutte alla “princess” che c’è in ogni femminuccia.

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Guardando le immagini, la discriminazione non emerge solo nei confronti delle bambine, ma c’è infatti una netta distinzione di genere che caratterizza anche l’identità del maschietto interessato al gioco.
I maschi sono infatti portati a una maggiore adultizzazione rispetto alle coetanee, rappresentati con lo sguardo fiero in sella alle due ruote e l’abbigliamento da motociclista adulto.

Analizziamo alcuni modelli e la loro promozione, mettendo a confronto la versione per bambina e quella per bambino.

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Ecco allora Mini Princess, il cui lancio è “chi non ha mai sognato di essere una principessa?”. Nella descrizione del prodotto, scrivono sul sito che è ideale per bambine ( enunciano quindi, come fosse un dato naturale, che la moto rosa può essere desiderata solo da femmine ) che vogliono “inventare favole e stare all’aria aperta”.

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La stessa moto, ma in versione maschile si chiama Mini Ducati e il lancio è “non è mai troppo presto per concedersi una Ducati e sognare di diventare Andrea Dovizioso”. Quindi per prima cosa il lancio per bambine è concentrato sulle aspettative su di loro e la loro femminilità e basta, mentre quello per bambini esalta il prodotto – probabilmente parlando anche ai padri, in questo caso – poi il talento che ognuno di loro potrebbe avere per essere come un campione. Nella descrizione del prodotto, questa differenza emerge ancora più chiaramente: “tutti i bambini, da quando riescono a tenersi in piedi, sono inevitabilmente attratti dalle due ruote”.
Si circoscrive il territorio “due ruote” al genere maschile,  la versione femminile invece è fatta perché le bambine possano inventare favole all’aria aperta, non per giocare alla pilota, perché non hanno quell’inevitabile attrazione per le moto che TUTTI i maschi hanno.

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Salendo di età, dai due anni in su, i modelli sono simili ai precedenti, ma con un altro elemento interessante.
La moto Raider Princess per bimba ha una ragazza bionda e sognante disegnata sulla fiancata e “rende divertenti i pomeriggi al parco con mamma e papà”. La versione maschile si chiama Raider Police-Polizei per “poliziotti in miniatura all’inseguimento dei furfanti” ed è l’ideale per inseguimenti “con gli amici del cuore”.
Quindi le bambine vanno al parco con i genitori si divertono in forma individuale, mentre nei maschi è data per scontata e reclamizzata la propensione al branco. Che nel gioco delle guardie e ladri non ci sia nulla di male è ovvio, ma come alle femmine si vende un modello di eterea femminilità anche a cavallo di una moto, per i maschi l’identità virile è connessa a aggressività, conflitto e potere.

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Il Quad Princess invece è realizzato con i “colori rosa e viola, i preferiti dalle bambine!”.
Sorvolando sull’affermazione in sè, sarà forse che sono i preferiti delle femmine perché fin da appena nate vengono loro proposti come i colori di identificazione della loro femminilità omologata a quella di tutte le altre?

Inoltre questo è un modello dedicato “alle piccole più dinamiche che vogliono sempre essere all’altezza dei compagni di gioco”.

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Quindi le bambine sono, come le loro sorelle più grandi, le loro mamme, oggetto e mai soggetto, persino nel gioco. Sono loro che devono dimostrare di essere all’altezza dei maschietti al parco giochi.
Non possono solo giocare.

Saliamo di potenza, giochi a 12 volt. È una collezione abbastanza ampia, a prima vista non c’è nessun prodotto rivolto spiccatamente  alle bimbe ( per colori “preferiti dalle bambine” o grafica ).

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E in effetti, andando a controllare la descrizione di ogni prodotto e le foto correlate, si scopre semplicemente che nessuno di questi è diretto a un’utenza femminile. La vespa “per farsi notare dagli amici” è cavalcata da un maschietto, così come la Ducati GP e le altre due ruote.  Sarà forse perché salendo di velocità le favole all’aria aperta non si inventano più con la stessa spensieratezza e bisogna avere una predisposizione “inevitabile” per le moto?

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Le macchinine invece hanno un altro tipo di comunicazione pubblicitaria. Tutte sono legate a foto di bambino maschio che guida e bambina femmina al posto passeggero, più o meno coinvolta dal gioco, comunque fuori da ogni luogo attivo, trasportata nell’attività ludica, ma naturalmente predisposta a farsi da parte.

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Stessa situazione tra i giochi a 24 volt. Bambine passeggere nel gioco dei maschi, rassicurati della possibilità di poter condurre o obbligati a farlo. In moto, sempre maschietti da soli.

Un picco di ilarità si tocca nell’ultima categoria, Chain and Pedal Drive, dove due giochi identici ( tricicli a spinta ) sono “genderizzati” e quindi differenziati nella versione Trillo e Trillo girl, tradendo prima di tutto il fatto che il gioco femminile sia derivazione di quello maschile che è l’assoluto, l’esistente. Ma questa è una sottigliezza.

La cosa divertente la si trova confrontando le due foto. Entrambe portano la stessa didascalia: “fuori all’aperto in sella al nuovo triciclo multicolore!”.

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Il Trillo girl, però, è tutto sulle tonalità del rosa. È quello il multicolore che spetta alle bambine, è questa la tavolozza ridotta a cui aspirare?

Piccola chicca finale, il seggiolone giocattolo fuxia reclamizzato ovviamente con una bambina che imbocca un bambolotto.
Uguale a quello che la mamma utilizza per il fratellino” ( perché quando si avvicinano i padri, il seggiolone esplode, no? ) così che “sarà molto emozionante giocare con le bambole, farle passeggiare e dar loro il biberon”.

Questo è quello che è unicamente emozionante per le bambine, mica giocare alla pilota di moto da corsa.
Dare il latte a una bambola e far finta che abbia fatto il ruttino è meglio, è più divertente.

Per alcune di quelle bambine, non sarà solo un gioco, ma l’unica occupazione a cui saranno costrette tutta la vita, i ruoli e lavori di cura.
Magari giocare alla pilota per un po’ sarebbe meglio.

Se dovessimo dare i voti, l’insufficienza in questione di parità di genere sarebbe piena, ma quella è data per scontata a QUASI tutte le case produttrici di giocattoli. Non è insufficienza grave, perchè non ci sono caratteristiche tecniche differenti tra i giochi da maschio e da femmina, ma un aspetto gender friendly ( uscire dalla gabbia rosa dove solo le bambine possono entrare ) e soprattutto una comunicazione meno legata a stereotipi ( il maschio che guida e sfreccia ) sarebbero un‘evoluzione necessaria.

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