Da Parigi: Donna in stato d’urgenza

e6723255-7a35-4841-b18a-2d558c08447ddi Eleonora Selvatico

“perpetua studentessa che valica i confini e non riesce a concepire le frontiere. Tuttavia, nomina entrambe. Con molte più domande che risposte, cerca di perturbare gli ordini egemonici nei quali,è convinta, funziona – ancora e purtroppo – l’ideologia patriarcale”

Dopo gli attacchi del 13 novembre 2015, Parigi si trova ancora sotto stato d’urgenza. Che cosa comporta, per le donne, questa sospensione dei diritti umani in un “regime democratico” ?

Il 25 novembre, a causa dello stato d’urgenza, le manifestazioni previste per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne non hanno potuto avere luogo – “per la sicurezza di tutti”, dice la prefettura della polizia. Tuttavia, rifiutare la strada alle donne, silenziarle e rinviarle a casa: è sempre violenza. In effetti, le violenze di genere, al contrario dei loro diritti, non si sono sospese in questo periodo; un esempio flagrante è la testimonianza di Célia riportata da Heïdi Truong su StreetPress che mi sono proposta di tradurre.

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(“Come il 90% di donne che sono state stuprate, non ho osato sporgere denuncia”)

Prima di lasciarvi alla lettura dell’articolo, vorrei ricordare che le politiche migratorie in stato d’urgenza esercitano violenza su molte donne e uomini: tanto nei nuovi “campi” che nelle zone di combattimento. Le aggressioni fisiche e verbali islamofobe, marcate da una dimensione di genere, proliferano e rendono sempre più difficile il movimento nello spazio pubblico “in sicurezza”. La figura della donna è ora più che mai assente dagli spazi pubblici, in primis nei media, dove pare che gli esperti in materia siano solo uomini.

Contro i discorsi paternalisti del governo francese, sarebbe bene che le donne si rendessero nuovamente conto che la loro capacità di risposta collettiva non può formularsi se sono invitate a stare zitte e al proprio posto, per la loro ipotetica (e fallace) sicurezza.

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ISLAMOFOBIA, SESSISMO: GLI SBIRRI SI LASCIANO ANDARE DURANTE LA PERQUISIZIONE DI UN CENTRO PER DONNE.

STATO D’URGENZA | TESTIMONIANZA | di Heïdi Truong | 11 Dicembre 2015

Traduzione dal francese di Eleonora Selvatico

Martedì sera, i poliziotti irrompono in un centro per donne d’Argenteuil. Durante la perquisizione, la polizia si sarebbe “lasciata andare”: “È uno spreco [portare il velo]. Lei è giovane, bella e arrapante”. A StreetPress, Célia racconta la sua serata.

Argenteuil, martedì 8 dicembre, 20h00“Polizia! Polizia!” Célia, 20 anni, è tranquilla nella sua camera, sta inviando degli SMS, quando sente delle grida e dei colpi sulle porte del centro. Le forze dell’ordine arrivano in tromba in questo centro per donne precario, gestito dall’associazione musulmana Bayatouna (http://www.baytouna.fr).

Dopo qualche secondo, una quindicina di poliziotti incappucciati, alcuni con i caschi, sale a 4 a 4 gli scalini che portano alla camera di Célia, che era sola quella sera nel centro. Arrivato sul piano, un uomo in blu punta la sua arma nella sua direzione. Gli agenti le avrebbero intimato l’ordine di mettersi con la faccia al muro e le hanno strappato il telefono. Célia dice :

Non ho avuto il tempo d’infilarmi il mio Jilbab [un grande velo islamico che copre la testa e il corpo, ndlr], per fortuna che indossavo un vestito dotato d’un velo integrato. Ho potuto coprirmi rapidamente”.

Durante circa due ore e mezza, le forze dell’ordine hanno messo sotto-sopra la casa. Célia ci racconta la sua serata orribile e, lo garantisce, piena di commenti sessisti e islamofobi. Perché, come lo spiega un agente stesso, loro dicono “quello che passa loro per la testa”. È sbeffeggiata: “monella”, “bella formosa”, “sembri veramente stupida”…

PERQUISIZIONE E ISPEZIONE CORPORALE

Nella sua camera, Célia subisce una perquisizione corporale minuziosa da una poliziotta. “Diversi poliziotti mi hanno palpato a più riprese e mi hanno strappato il mio velo”. La situazione è tesa:

Si domandavano tra loro, urlando: “ci sono delle altre persone?” Mi sono girata per dir loro di no, ma un poliziotto mi ha gridato: “faccia al muro”, spingendomi finché non avessi bene la mia testa contro la parete. La sua collega spingeva forte sulla mia schiena per immobilizzarmi”.

Nel padiglione si stanno facendo le pulizie di primavera: vestiti e oggetti di 7 occupanti sono gettati per terra e 4 porte, chiuse a chiave, sono state forzate a colpi d’ariete. Il contenuto dei computer e dei telefoni cellulari è stato copiato.

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AMBIENTE CAFFÈ DEL COMMERCIO

Mentre i poliziotti giocano a fare le casalinghe, Célia è condotta al piano terra. Terza perquisizione corporale. Con un tono leggero, la poliziotta tiene a precisare: “Faccio questo perché è il mio mestiere, preferisco dirglielo perché non ci sia ambiguità”. Célia abbozza un sorriso. Qualche sbirro inizia la conversazione. Con tono divertito, avrebbero dato il via alle battute finali:

È uno spreco. Lei è giovane, belle e arrapante, potrebbe guadagnarci qualcosa!”

Un’altra poliziotta, più virulenta, si sarebbe lanciata in dei commenti sulla donna musulmana, inevitabilmente “sottomessa: “Quante donne si sono battute per i loro diritti! Perché lei porta il velo?” Célia comincia a perdere la pazienza e lancia “Cos’è che le può fare il mio velo?” in guisa di risposta:

No, domandavo giusto così e sia meno arrogante”.

Un altro agente le domanda se porta il niquab in strada: “Si ma con una maschera medicale”. E una poliziotta dai capelli molto corti :

Sembra una stupida così. Sembra una handicappata”.

Nella stanza c’è un ambiente da caffè di commercio. Il commissario fa la sua entrata e avrebbe fatto la battuta alla sua collega: “Tu non ti sei ancora convertita?” E di proseguire: “Il commissario m’ha detto, in ogni modo, che tu non puoi essere insieme poliziotto e musulmano, non è possibile”. Poi un’altra:

– Sono sicuro che tu sei una piccola monella

Perché dice questo?

Dico quel che mi passa per la testa…”

MINACCIA PER L’ORDINE E LA SICUREZZA PUBBLICA”

22h30, la polizia fa i bagagli. “Arrivederci, buona serata!”, dice senza ridere un agente. Per Virginie, co-fondatrice dell’associazione, questa perquisizione lascerà dei segni:

È veramente duro per le ragazze, sono delle donne che non hanno quasi niente e il poco che hanno, ce l’hanno al Baytouna. E qui hanno distrutto tutto! Ma restiamo combattive, ancora di più dal momento che abbiamo ricevuto molti sostegni da persone di tutte le confessioni. Noi non vogliamo opporre le religioni”.

Difficile conoscere il motivo di questa perquisizione. Il solo indizio, una ricevuta fornita dai poliziotti. Sul pezzo di carta, c’è solamente indicato che “l’associazione Bytouna (…) è frequentata da persone il cui comportamento costituisce una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica.

La camera di Célia dopo il passaggio della polizia:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=54&v=i-9DXaBA_mE