#BRINGBACKOURGIRLS il mondo ne parla: aggiornamenti e domande

post del 9 maggio 2014

La vicenda delle studentesse nigeriane rapite si evolve.

Le ultime notizie danno i miliziani di Boko Haram nascosti nella foresta con le ragazze. Si parla anche di matrimoni di massa, schiavitù sessuale e mercato nero delle donne. Alcuni genitori, delusi dal governo, sono partiti per delle spedizioni private nella giungla, in cerca delle figlie. Nessun risultato ma la testimonianza di molti abitanti dei villaggi: le hanno viste passare, addentrarsi tra la vegetazione, al fianco di uomini armati.

La petizione lanciata su Change.org perchè il presidente della Nigeria faccia tutto ciò che è in suo potere per trovarle e riportarle in libertà è stata firmata da quasi 300.000 persone. In rete l’hashtag #bringbackourgirlssi diffonde a macchia d’olio e sono in molte le donne, le attiviste, le artiste, che hanno voluto aderire alla campagna.

Ha derito con una foto anche Malala Yousazfai, giovanissima studentessa candidata al premio Nobel, attivista pakistana per il diritto allo studio delle donne nel suo Paese, precisamente nella città di Mingora dove i talebani vietano l’accesso all’istruzione alle donne.
Malala ha aperto un blog dove documenta l’occupazione militare del distretto dove vive e in cui denuncia le privazioni a cui lei e le altre ragazze sono costrette. Decide di non stare alle regole dei talebani, alle regole del patriarcato, decide di andare a scuola comunque.
A ottobre 2012 viene aggredita da alcuni uomini armati sull’autobus scolastico che la sta riportando a casa. Le sparano contro, la feriscono alla testa e al collo. Ricoverata, i medici fortunatamente riescono ad estrarre tutti i proiettili.
L’attentato è rivendicato dai talebani pakistani che hanno dichiarato di vedere in questa bambina “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”.
Oggi anche lei chiede la liberazione delle 276 giovanissime donne nigeriane.

malala

Intanto, la Associated Press ha diffuso l’intervista di una delle ragazze che sono riuscite a fuggire prima di essere portate chissà dove.
La studentessa, 16 anni, si trovava nel dormitorio della scuola quando ha sentito degli spari.
Poco dopo,  degli uomini in divisa sono entrati nell’ edificio e hanno ordinato alle centinaia di studentesse di radunarsi fuori, sostenendo di essere soldati regolari e di essere lì per proteggerle.  Invece i miliziani di Boko Haram hanno appiccato il fuoco alla scuola.
In quel momento abbiamo capito“, dice la ragazza.

Probabilmente sarà l’interesse proprio di quelle nazioni occidentali sotto accusa di voler colonizzare la cultura della Nigeria a essere risolutivo per il ritrovamento delle ragazze. Gli USA sono in prima fila, con i tweet ma anche con diplomazia internazionale, nel tentativo di risolvere il dramma delle studentesse scomparse e così, chissà, riuscire anche a risanere le ferite colonialiste con l’Africa.

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Perchè il mondo ora sta parlando di questa vicenda? Ma soprattutto, perchè l’ha invece ignorata per quasi tre settimane?

Si sa che la Rete ha molte risorse e parecchi difetti. Fa parte dell’una e dell’altra categoria la capacità di rendere virale un evento, anche proprio perchè non trattato dai media ufficiali e che quindi, facendo leva sul senso di responsabilità degli attivisti da tastiera, è importante fa ermergere.

Frida Ghitis, giornalista degli affari esteri per la CNN, sostiene che se questa storia fosse accaduta in un’altra parte del mondo, non in Nigeria, i giornali di tutto il mondo non avrebbero parlato d’altro. Queste ragazze sono state imprigionate nello scontro tra fondamentalismo islamico e la contemporaneità di un occidente che non sa rimediare alle ferite aperte in tutto il mondo.
E’, sostiene sempre Ghitis, la versione nigeriana dell’ 11 settembre a New York, la stessa battaglia ideologica che distrugge la vita di milioni di persone in Afganistan. Per i miliziani di Boko Haram, l’educazione occidentale è un affronto, che siano donne o uomini a riceverla.
La Nigeria è una nazione molto ricca di risorse economiche e materie prime, potrebbe camminare sulle sue gambe, ma risente chiaramente dello sfruttamento di Stati considerati da molti “occupanti”, che mantiene invece la maggioranza della popolazione in uno stato di povertà assoluta. Uniti alla corruzione dilagante, questi motivi sono già sufficienti per farne una zona fragile, facilmente soggetta a crisi interne.

Il mondo ha deciso di ignorare questa vicenda perchè non c’era un modo semplice, lineare, di raccontarla.
L’unica cosa chiara era raccontare i cattivi: gli uomini di Boko Haram  hanno rapito delle giovanissime donne che volevano studiare, tutti vogliamo solo la loro liberazione.
Ma i mass media non sono riusciti a restituirci una visione globale di questa vicenda, perchè questa comprende l’analisi delle cause economiche e culturali che innestano in tutto il mondo lo scontro tra Occidente e Islam.

Chiaramente inoltre, la copertura delle notizie dalla Nigeria è complicata, non è certo come ritwittare una dichiarazione parlamentare.
Ma non lasciamo che la complessità della vicenda ci faccia disinteressare delle ragazze di Chibok o, peggio, pensare che quando saranno libere qualcuno avrà vinto la guerra.

 

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