10 motivi per partecipare alla manifestazione nazionale del 26 NOV

10 motivi per partecipare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 26 NOVEMBRE #nonunadimeno a Roma

L’appello è stato accolto anche da noi di NarrAzioni Differenti: il 26 novembre Roma ospiterà iniziative e assemblee contro la violenza di genere e il sessismo, per (re)introdurre un dibattito ampio di mobilitazione e affermare l’autodeterminazione e la libertà femminile.
Abbiamo deciso di partecipare e vi suggeriamo 10, necessari, motivi per cui dovremmo farlo tutt*:

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  1. Il femminicidio rappresenta l’estrema conseguenza della cultura che lo giustifica e sovvenziona: non c’è nessuno stato emergenziale o di ordine pubblico. Il femminicidio è un fenomeno strutturale, eppure non c’è nessuna risposta istituzionale, concreta, che non sia di ipocrita criminalizzazione e penalizzazione securitaria.
  2. La violenza maschile sulle donne non è un fatto privato, eppure il dibattito pubblico e la politica continuano a veicolare un cliché femminile stereotipato alternando vittimismo a spettacolarizzazione, donne sante a donne puttane, senza mai fornire una narrazione coerente e realistica dei vissuti quotidiani.
  3. Dal lavoro alle scelte procreative si impone sempre e solo la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia. Chi invece rivendica la propria autodeterminazione è ancora oggetto di forti critiche eteronome.
  4. La legge che garantisce l’aborto è per prassi spesso disapplicata perché la sperequazione fra medici obiettori e medici abortisti non garantisce tale facoltà. In Italia non è solo difficile abortire, ma di aborto si muore.
  5. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, anche a partire dal linguaggio che raramente riconosce il femminile. Le carriere femminili sono spesso ostruite, la retribuzione oraria non ancora parificata; la disparità e la violenza di genere esiste, e sussiste, in tutti gli ambiti lavorativi, famigliari e ricreativi.
  6. Dai commissariati, alle aule dei tribunali, subiamo l’umiliazione di essere continuamente messe in discussione o non essere credute. La burocrazia, i tempi d’attesa, le prove giudiziarie, l’ordinamento processuale, fanno divenire inutile una denuncia, tant’è che, spesso, nel frattempo ci uccidono.
  7. I Centri antiviolenza, in Italia, subiscono continui tagli di fondi o una ripartizione dei finanziamenti non equa che non è in grado di garantire dei servizi efficienti.
  8. Un terzo delle donne italiane, straniere e migranti, subisce violenza fisica, psicologica, sessuale, spesso fra le mura domestiche e davanti ai suoi figli. I parametri di etero-normazione sui nostri corpi hanno un letimotiv politico, culturale ed economico, che non solo è per definizione ostile alla autodeterminazione, ma tende a rendere norma e non eccezione i fenomeni di violenza di genere. La violenza di genere, sublimata nelle nostre legislazioni e nelle applicazioni che di queste ne viene fatta dall’alto, è diventata un simbolo neocolonialista del patriarcato.
  9. Non siamo più sole: negli ultimi mesi sono state tante le rivalse prese dal movimento femminile per troppo tempo espunto da qualunque rivendicazione sociale.Le donne curde, le donne polacche e quelle argentine hanno sovvertito la subalternità delle nostre lotte alle quali siamo state abituate a rinunciare o a delegare. La manifestazione del 26 pretende di vederci tutte unite per manifestare la nostra presenza.
  10. Non c’è più tempo per delegare.

 

 

La nostra campagna grafica per sostenere #Nonunadimeno

 

 

 

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