Yes, we fuck! sesso e disabilità oltre i pregiudizi

La sessualità delle persone con disabilità è un argomento ancora tabù, che fa fatica ad uscire dagli ambiti specialistici, dalle associazioni che si occupano di disabilità, dalle mura domestiche. Alle discriminaizoni quotidiane, all’impossibilità di prendere un treno o un autobus, alle fatiche per la conquista di autonomie si affianca la questione della sessualità quasi come l’ostacolo più grande, forse perchè quello più silenziato o quello ritenuto meno importante, non indispensabile, soprattutto se si è donne, di conseguenza credute meno dotate di appetito sessuale.

Le persone con disabilità vengono solitamente infantilizzate, i loro corpi o le loro menti, in quanto non corrispondenti a normati canoni estetici e principi di performance, sia fisiche che intellettive, sono spesso medicalizzati, catalogati come oggetti di cura incapaci di esprimere bisogni e desideri complessi. Eterni bambini ed eterne bambine, di conseguenza asessuat*. Non hanno desideri sessuali e non li suscitano, una persona con disabilità nell’immaginario collettivo si crede non possa mai risultare appetibile, desiderabile, sexy. Le rappresentazioni delle persone con disabilità non escono quasi mai dallo schema pietistico, dalla esposizione della diversità per la raccolta fondi nella maratona di solidarietà televisiva, dalla dimensione medicalizzata.

1907564_702241239827242_2119165829_nStoricamente il tema della disabilità non ha trovato grande spazio all’interno dell’associazionismo e dei movimenti femminili e femministi, la stessa cosa possiamo dirla anche per l’associazionismo lgbt, oggi fortunatamente le cose stanno cambiando, soprattutto all’interno dei movimenti queer e transfemministi che propongono un approccio più intersezionale.
Nell’ottica dell’intersezionalità delle lotte e delle rivendicazioni nasce il progetto Yes, we fuck!

Nel 2012 in Spagna prende vita l’idea di un documentario che dia visibilità alla sessualità delle persone con disabilità, senza censure, senza pregiudizi, con lo scopo di creare un immaginario differente, inclusivo e non normante. Come possiamo leggere qui nella descrizione del progetto, Yes, we fuck!, il cui titolo è la parodia del celebre slogan che ha portato Obama alla Casa Bianca, pretende di essere molto di più di un documentario su disabilità e sessualità, vuole anche e soprattutto essere un laboratorio dove si incontrano diverse riflessioni sul corpo, riflessioni politiche che hanno lo scopo di far incontrare diverse “marginalità” per sovvertire insieme l’immaginario estetico eteronormato e dominato dal pricipio di iperfunzionalità.

Yes, we fuck! è un documentario che non solo cerca di affrontare il tema della sessualità delle persone con diversità funzionale, ma anche un progetto dove le persone partecipano con le proprie idee e soprattutto interrogativi. I social network sono fondamentali. Il processo di elaborazione è anche utile per stabilire connessioni con diversi gruppi e collettivi che stanno lavorando con problematiche politiche legate al corpo e alla sessualità (disabilità, femminismo, transfemminismo, lgbt, queer, intersex, fat activism…)

La realizzazione concreta del ducumentario è stata quindi preceduta da laboratori ed esperienze di incontri tra realtà diverse ma accomunate dal bisogno di una riflessione sul corpo che sottragga questo agli interventi di normalizzazione o di conseguente invisibilizzazione nel caso in cui l’assimilazione a modelli socialmente accettabili non funzionasse. Il corpo trans, il corpo intersex, il corpo disabile, tutti considerati patologici, ipersessaulizzati o asessualizzati, tutti accomunati dalla ricerca di libertà che passa attraverso il corpo, campo di battaglia per eccellenza, luogo dove si definisce cosa è bello, cosa è brutto, cosa è normale, cosa è patologico.

Raul de la Morena e Antonio Centeno sono rispettivamente regista e coproduttore del documentario che raccoglie sei storie su sesso e disabilità. Si tratta di storie vere, contributi di persone che hanno voluto raccontarsi e mostrarsi.

La prima storia è il resoconto di un laboratorio, organizzato dal collettivo Post-Op, a cui hanno partecipato persone sia con disabilità sia senza. Un workshop post-pornografico in cui mettere in gioco corpi, desideri, generi.
Lo scenario postporno ha contribuito molto a dare visibilità a corpi e forme di piacere differenti, come scrivevo qui:
Nello scenario queer e post-porno la sessualità e i corpi non normalizzati, inclusi quindi quelli dei soggetti con disabilità, acquisiscono visibilità, ottengono rappresentazione, semplicemente iniziano ad esistere e a resistere all’invisibilità a cui la società vuole condannarli.
Annie Sprinkle, ex sprogliarellista, attrice e attivista pioniera del post-porno, in un suo film inserì una scena di sesso con una modella disabile, dando così visibilità a uno di quei soggetti marginalizzati, da sempre invisibilizzati. In un porno che diventa politico, che diventa strumento di contro-potere anche i corpi non normalizzati trovano spazio e possono esprimersi come corpi desideranti, che chiedono di dare e ricevere piacere”

Immagine dal laboratorio post-porno

Immagine dal laboratorio post-porno

Ci sono poi la storia di Miriam, donna sulla sedia a rotelle, che racconta la sua relazione affefttiva e sessuale con il partner; quella di Oriol e Linda, rispettivamente uomo affetto da paralisi cerebrale e sex worker, che si incontrano e sperimentano per la prima volta rispettivamente il BDSM e la relazione con una persona con disabilità; Mertxe, la protagonista della quarta storia, è una ragazza cieca dalla nascita, che partecipa ad un workshop sulla eiaculaizone femminile; la quinta storia filma l’incontro di ragazzi e ragazze con disabilità intellettiva che si raccontano, che parlano di sessualità, paure, desideri, preoccupazioni e allo stesso tempo si rivolgono ai loro genitori, che prendono parte all’incontro, per affrontarle insieme. La sesta storia non è ancora stata scritta, proprio perchè Yes, we fuck! vuole essere un progetto in continuo divenire ed aperto a contributi esterni.

gruppo di discussione sulla disabilità intellettiva

gruppo di discussione sulla disabilità intellettiva

Storie vere, immagini esplicite, desideri e forme di piacere varie e differenti per sfidare i pregiudizi e i concetti di normalità, di funzionalità, di bellezza, perchè le persone con disabilità vengano considerate anche come corpi desideranti, affinchè i loro desideri possano essere espressi e soddisfatti nella loro varietà, nel loro essere conformi o meno a ciò che viene considerato normale, uscendo fuori dalla logica della semplice aspettativa di sopravvivenza, a cui spesso sono condannate le persone con disabilità, e puntando ad una buona qualità della vita in cui sicuramente rientra l’esprimere con libertà la propria sessualità.

Yes, we Fuck! è sulla piattaforma Verkami per il crowdfunding, ovvero la ricerca fondi per la realizzazione del documentario e il proseguimento del progetto. Per saperne di più http://www.verkami.com/projects/10562-yes-we-fuck

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