Vuela Sirena. Visibilizzazione della disabilità

Kike Suárez & La Desbandada sono un gruppo di musicisti spagnoli, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorrerà il 3 Dicembre, hanno prodotto un video per una delle loro più popolari canzoni-  “Vuela Sirena”– con lo scopo di dare visibilità alle persone con disabilità.

Il video, presentato il 21 Novembre scorso all’Accademia di Arti drammatiche di Madrid,  è una narrazione  ironica e quotidiana di una donna che fa sesso con lui, ma in ascensore incontra lo sguardo di un altro lui, e finirà a fare sesso anche con l’altro.

Una storia dove la sedia a rotelle è uno dei tratti distintivi della donna protagonista del video al pari dei suoi capelli rosso acceso, qualcosa che la rende particolare, unica, ma che non esaurisce totalmente la sua persona.

In una società in cui il corpo con disabilità è invisibilizzato perchè considerato non conforme agli standard estetici e non rispondente a criteri di prestazione e funzionalità dare a questo visibilità diventa un atto politico necessario e rivoluzionario.

Tomi Ojeda, la protagonista del video, è attrice e fondatrice della compagnia spagnola di teatro e danza “El Tinglao”, una scuola aperta anche a persone con disabilità, perchè queste possano ballare, cantare, recitare, ma soprattutto rendersi visibili, essere viste al di là dalla dimensione medica, perchè è il “nostro” sguardo che deve smettere di fissare questi corpi “diversi” e iniziare a guardarli in maniera inclusiva.

Nel video di Kike Suárez & La Desbandada vediamo una donna sicura di sè, ironica, che seduce e tradisce.
E’ su una sedia a rotelle, questo ci racconta qualcosa in più di lei, ma ci dice anche che la disabilità non impedisce al suo corpo di amare, di desiderare.
Quel corpo esiste, quel corpo ha diritto di essere rappresentato e raccontato nella sua quotidianità, nella sua “specialità” e nella sua “normalità”, perchè come scrivevo qui:
La “normalità” diventa un concetto che siamo costrett* a ripensare in direzione inclusiva.
L’unico modo per renderlo inclusivo consiste nell’eliminarlo, perché la definizione di normale esiste solo grazie alle definizioni di imperfetto, deforme, deviato, patologico, nel momento in cui queste categorie vengono rivendicate chiedendo visibilità lo stesso concetto di “normale” non ha più ragione di esistere.

Precedente Sulla dubbia utilità dell’introduzione del reato di istigazione ai disturbi alimentari Successivo Il capitalismo umanizzato dei braccialetti contro la violenza