Se le donne vengono ammazzate dai mariti è perché fuggono con altre donne

Sabato 20 giugno si è tenuto a Roma il Family Day.
Tale manifestazione, promossa dal mondo cattolico contro il ddl Cirinnà a favore dei matrimoni gayaveva al centro della protesta la fantomatica “teoria del gender”, divenuta ormai un’ossessione e definita dal loro guru, Papa Francesco, “espressione di frustrazione che mira a cancellare la differenza sessuale – secondo cui a definire l’orientamento sessuale dell’individuo non sia il corredo genetico, ma un insieme di elementi culturali.

Per farla breve, orde di trogloditi, omofobi e sessisti annoiati –che avevano come guest star colei che vuole far sottomettere le altre (Costanza Miriano) e il fondatore di un grande giornale di successo come “La Croce” (Mario Adinolfi)– sono partite da tutt’Italia per incontrarsi a Roma al grido di “Gender sterco del demonio”.

 

genderNe abbiamo parlato ampiamente qui

Gli organizzatori del Family Day, tanto per coprirsi ulteriormente di ridicolo, l’hanno sparata grossa gonfiando le cifre dei presenti (affermando che in Piazza S. Giovanni ci fossero almeno un milione di persone), ma Il Post e l’HuffingtonPost ci spiegano come tale affermazione sia del tutto inesatta.

Tra la “bella gente” presente al Famiy Day a Piazza S. Giovanni è salito sul palco anche Kiko Arguello, noto soprattutto per aver fondato un percorso di iniziazione cristiana noto come “cammino neocatecumenale”. Arguello ha tenuto un discorso in cui, tra le altre cose, ha affrontato il tema del femminicidio.

Prima di andare ad ascoltare ciò che è stato capace di sostenere il lucidissimo e illuminatissimo Arguello, vorrei pregarvi di posizionarvi in bagno, chiudere la porta a chiave e avvicinarvi al wc: le sue parole potrebbero generare nausea, vomito, malessere intestinale, disagio e morte.

Ci sono tanti casi di questo tipo, dicono che questa violenza di genere sia causata dalla dualità maschio-femmina, ma per noi non è così. Quest’uomo per noi ha ucciso le bambine per un’altra ragione. Se quest’uomo è ateo, secolarizzato, non va messa nessuno gli conferisce l’essere come persona, ha solo una moglie che gli dà un ruolo: «Tu sei mio marito» e così lui si nutre dell’amore della moglie.
Ma se la moglie lo abbandona e se ne va con un’altra donna quest’uomo può fare una scoperta inimmaginabile, perché questa moglie gli toglie il fatto di essere amato, e quando si sperimenta il fatto di non essere amato allora questo richiama l’inferno. Quest’uomo sente una morte dentro così profonda che il primo moto è ucciderla. Il secondo moto, poiché il dolore che sente è mistico, siderale e orribile, piomba in un buco nero eterno e allora pensa: «Come posso far capire a mia moglie il danno che mi ha fatto? La sofferenza che ho?». Uccide i bambini. Perché l’inferno esiste. I sociologi non sono cristiani e non conoscono l’antropologia cristiana. Il problema è che non possiamo vivere senza essere amati prima dalla nostra famiglia, poi dagli amici a scuola, poi dalla fidanzata e infine da nostra moglie.

Avete capito? Niente di nuovo sotto il sole, la solfa è sempre la stessa: se un marito ammazza la moglie la colpa è di quest’ultima; ma Kiko Arguelli ha avuto il coraggio di aggiungere un piccolo dettaglio, un pizzico di amara e inconsapevole comicità, addossando, neanche tanto velatamente, le colpe dei femminicidi alla notissima fuga delle mogli con altre donne. Eh?

Ma ha davvero avuto il coraggio di sostenere una cosa così stupida e imbarazzante? Sì, e per di più non ci è dato sapere da dove spunti questa donna con la quale sarebbe scappata l’altra donna a cui fa riferimento a inizio discorso –ovvero Irina Lucidi–, il cui marito, dopo la separazione, aveva rapito le figlie per poi probabilmente ucciderle (nessuno ha mai trovato le bambine) e suicidarsi.

Per le persone emancipate e illuminate come Arguello è inconcepibile che una donna lasci il marito per una serie di motivi che non siano una fuga con un’altra donna. Tra l’altro, e se anche fosse?

Come abbiamo potuto conferire tanto potere alle donne, al punto da permettere loro di lasciare il marito? E come possiamo pretendere che quest’ultimo, poverino, ferito nell’orgoglio e nell’onore –come Mimì metallurgico– e privato dell’amore della serva, scusate, volevo dire moglie, non perda la testa e non l’ammazzi? E poi, come se non bastasse, per far capire alla società quanto sia disperato per colpa di lei, non ammazzi anche i figli?

Come può una donna, essere notoriamente inferiore per natura, privare un uomo del proprio amore? Che follia è mai questa? Bisogna correre ai ripari! Via il divorzio, facciamo una bella petizione o una catena umana intorno al Parlamento per far tornare in voga la legge sul delitto d’onore. Questa storia che le donne possano decidere circa la propria esistenza senza il permesso dell’uomo deve finire!

Sarcasmo a parte, l’unico conforto che ho in casi disperati come questo (in cui Arguello giustifica sia la la fuga con un’altra donna, sia l’uomo che perde la testa se privato dall’amore), è che l‘ONU abbia bollato il tutto come violazione dei diritti umani (mi riferisco ovviamente al femminicidio e in generale della violenza sulle donne).

Il 5 giugno, secondo una ricerca del dipartimento pari opportunità e dell’Istituto nazionale di statistica sono stati pubblicati i dati circa la violenza sulle donne: “6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.”

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.
Il 31,5% delle donne dai 16 ai 70 anni è stata picchiata, presa a pugni, afferrata con forza, oppure ha subìto tentativi di strangolamento, ustioni, è stata colpita con oggetti o anche costretta a rapporti sessuali senza che potesse dare il proprio consenso, nei casi estremi è stata minacciata con una pistola o un coltello.

Copio dall’Huffington Post:

l’Istat conferma come sia la sfera famigliare, quella più vicina alle vittime, il luogo dove avvengono gli abusi più odiosi. Gli autori degli stupri sono nella stragrande maggioranza dei casi i partner attuali delle donne (62,7%)

In assoluto, sono gli ex a esercitare abusi più pesanti, talvolta con conseguenze drammatiche: nel 40,8% dei casi la donna riporta ferite e paura per la propria vita (41,9%). Al termine della relazione, gli uomini si fanno più violenti: quando si tratta di stupro, il 7,5% è perpetrato dall’attuale partner mentre il 17% riguarda l’ex, così come aumentano le minacce usando armi da taglio o pistole: 3,1% i compagni attuali, l’8,1% gli ex.
Gli effetti psicologici delle violenze sono ferite più difficili da rimarginare: perdita di autostima (52%), ansia e attacchi di panico (46,8%), disturbo del sonno e dell’appetito (46,3%) e depressione (40,3%). Una su dieci ha pensato al suicidio.
Tuttavia una quota enorme di italiane vittime di violenza decide di non sfogare il proprio dolore. Quasi il 40% delle donne picchiate dal marito o dal compagno non parla di quanto accade dentro le mura domestiche […] Le donne che rischiano maggiormente sono le separate e le divorziate

Alla luce di questi dati ISTAT, non solo emerge quanto sia ancora grave il problema della violenza sulle donne, ma soprattutto affiora il grande problema culturale presente nel nostro paese.

La maggior parte delle violenza sulle donne avviene tra le mura domestiche, al contrario di quanto ci vogliano far credere leghisti e casapoundiani –con le loro teorie secondo cui siano stranieri e rom “a stuprare le nostre donne”. Inoltre, da questi dati si evince che quelle maggiormente a rischio sono proprio le donne separate, o comunque quelle che hanno interrotto una relazione.

Le donne –troppe, purtroppo– non vengono ammazzate, picchiate, stalkerate e umiliate per aver scelto la fuga con fantomatiche donne provocatrici cacciatrici di mogli (e, ci tengo a ribadirlo, se anche fosse?) come sostiene Arguello. Gli uomini che ammazzano, picchiano, perseguitano, umiliano e uccidono anche i figli non sono delle povere vittime private dell’amore della moglie. Questi dati confermano ciò che ripetiamo ormai da anni (e che quelli come Arguello continuano a negare e mistificare con la loro fissazione per la famiglia tradizionale come panacea di tutti i mali) e cioè che nel 2015 non ci sia ancora l’accettazione (da parte di alcuni uomini) che le relazioni possano finire. Insomma, con buona pace di Arguello, le donne non sono né proprietà degli uomini, né di nessun altro, ma sono persone che possono decidere, fare, lasciare, amare o fuggire, anche con altre donne.

 

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