Quest’anno “Niente 8 marzo”. Quest’anno lo vogliamo per intero.

8 marzo. Cioccolatini, mimose e peluche per chi crede sia una specie di San Valentino da propinare alla propria coppia.

Oppure l’unica serata di evasione, per chi nella vita evidentemente non ha molte occasioni di divertimento e relega all’8 marzo una repressa libertà.

Una celebrazione internazionale, quella dell’8 marzo, che ha ben poco a che fare con l’amore e con i festeggiamenti.

E invece l’8 marzo è soprattutto una giornata in cui le aziende rincorrono le clienti per assicurare loro sensori di parcheggio o abbonamenti telefonici “gender oriented”, come se già non bastasse differenziare tutto l’esistente al mondo per uomini e per donne. Come se già non bastasse usare le donne per vendere qualsiasi prodotto.

fiat 8 marzo

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Infine l’8 marzo è il giorno in cui si susseguono le solite noiose e ipocrite sfilate dei buoni propositi, gli eventi istituzionali organizzati dai vari comuni dove si sprecano manifesti di donne con bocche cucite, lividi e occhi neri, donne vittimizzate sempre alla ricerca di protezione.  La fiera dei discorsi pregni di retorica dove, secondo gli organizzatori -spesso uomini-, la figura della donna andrebbe rispettata perché colonna portante della famiglia. Perché ovviamente è quello il suo posto: regina dei fornelli, mamma e moglie paziente, angelo del focolare.

Per noi, e per molte altre per fortuna, l’8 marzo è sempre stato una giornata di lotta. Come tante.

Come i giorni che lo precedono e quelli che lo seguono.

Nel 2013 abbiamo lanciato la campagna “Tenetevi le mimose”, rivendicando la necessità di ben altro che due fiori per celebrare “le donne”.

Per tre anni abbiamo ricevuto il vostro contributo, le vostre richieste per un 8 marzo che non si riducesse a marketing pubblicitario e retorica istituzionale. Le parole d’ordine delle nostre rivendicazioni ideali sono state: autodeterminazione, rappresentazioni plurali, sessualità libera, lotta agli stereotipi di genere, finanziamenti alle strutture contro la violenza domestica. Tutte ancora attuali, purtroppo non tutte soddisfatte.

Ci siamo chieste che senso abbia oggi celebrare l’8 marzo.

Certo, le feste comandate danno l’occasione di parlare di questioni troppo spesso dimenticate, ma al contrario altrettanto spesso dimentichiamo quante occasioni ci siano di farlo, fuori da quell’unico giorno segnato sul calendario.

Oggi vogliamo quindi provare a creare insieme qualcosa di diverso.

Un calendario su cui, invece di segnare solo l’8 marzo come Giornata Internazionale della Donna, proviamo a segnalarci tutte le occasioni che avremmo da ricordare come tappe fondamentali della lotta per i diritti delle donne, grandi donne della storia e dell’arte e, tra queste, anche tragedie altrettanto utili da ricordare per essere certe di conservarne la consapevolezza.

Qualche esempio?

Il 2 gennaio 1966 Franca Viola rifiuta il matrimonio riparatore, il 26 dello stesso mese, nel 1944, nasce Angela Davis, femminista e figura di spicco del movimento afroamericano statunitense.

Il 1 dicembre 1955 Rosa Parks rifiuta di cedere il suo posto sull’autobus riservato ai bianchi e prima di lei un’altra ragazza, Claudette Colvin, rifiutò di cedere il suo posto a un bianco ma venne dimenticata dalla storia e persino dai progressisti e dagli attivisti dei diritti civili perché in quel momento era una ragazza di 15anni incinta e non sposata; sicché rappresentava anche per i più progressisti una donna scomoda, “non rispettabile”.

Il 19 dicembre del 1968 l’adulterio femminile smette di essere considerato reato e il 15 febbraio del 1996 la violenza sessuale non viene più considerata un danno alla morale pubblica ma un reato contro la persona.

Mentre il 12 dicembre dello scorso le donne saudite finalmente possono votare.

E in mezzo? Tante altre giornate che vale la pena di ricordare.

Quest’anno, quindi, niente 8 marzo.

Quest’anno, lo vogliamo per intero.

8 marzo nad

Concentriamoci su tutte le altre giornate che potremmo valorizzare, su tutto ciò che ci resta da fare, e non è poco, nel ricordo di tutto ciò che invece è già stato.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per arricchire e completare il nostro calendario delle Giornate delle Donne: segnalateci sulla nostra pagina facebook o alla nostra mail [email protected] le giornate che vorreste appuntare sul calendario, per riprenderci insieme, simbolicamente, ogni giorno delle nostre vite.

Che si tratti della lotta di genere, dell’amore o del nostro tempo libero, pretendiamolo sempre, tutto l’anno, non solo il giorno in cui possiamo entrare gratis nei musei.

 

 

Un pensiero su “Quest’anno “Niente 8 marzo”. Quest’anno lo vogliamo per intero.

  1. Ho la medesima vostra visione! Io, per esempio, non condivido l’idea che debba esistere un giorno in cui si celebra la donna, quasi come se “donna” fosse una peculiare sottocategoria della più vasta categoria “essere umano”; una sorta di connotazione aggiuntiva insomma, tipo “mamma”, “papà”, “vicino di casa” (si perché a quanto pare esiste anche la festa dei vicini..!). No, donna non è un accessorio dell’essenza di essere umano, donna è l’essenza stessa, al pari di uomo. Donna e uomo sono le due essenze dell’essere umano. Allora, se proprio volete, celebriamo la Festa dell’essere umano, ma basta con questa festa della donna!
    Certo, la festa della donna resta pur sempre un modo per ricordare le conquiste ottenute dal sesso femminile nonchè le discriminazioni e le violenze operate nei suoi confronti ieri ed oggi, ovunque nel mondo. Tuttavia, forse per mia deformazione, sopporto con molta difficoltà che in questo giorno continui ad esser mostrata nei media l’immagine di una donna debole e bisognosa di protezione. Certo, ancora innumerevoli sono i diritti negati in molte parti del mondo alle donne, per non parlare dei femminicidi e delle violenze. E’ che non credo serva ricordarlo solo quando questo giorno ce lo ricorda; dovremmo viverci quotidianamente con il pensiero che una metà dell’essere umano da qualche parte nel mondo è oppressa e discriminata e non dovremmo poterlo accettare in nessun giorno dell’anno, maschi e femmine, perché è l’essere umano in sé che viene violato. E soprattutto, non ci serve che una volta l’anno venga rimarcato l’aspetto debole e bisognoso della donna…a noi serve che venga diffusa l’immagine di una donna indipendente, forte, che generi “paura” e soprattutto rispetto.
    Per non parlare poi dell’uso consumistico della festa, che non si limita solo ad una bella cena tra amiche ma sconfina in party con spogliarellisti e donne che solo in questo giorno si sentono legittimate a manifestare i loro fisiologici desideri sessuali. Anche per questo non condivido la festa della donna. E’ come se, in qualche modo, si diffondesse l’idea che l’intero anno appartiene ad “esseri sessuali maschili” (non è una novità che corpi di donne circolino un po’ ovunque sui media, e non) ma con la concessione che un giorno all’anno anche le donne possano essere riconosciute esseri sessualmente attive e desideranti, e non solo oggetti per il soddisfacimento dell’uomo.
    Ho creato un blog, oggi. La uoma (http://lauoma.wix.com/news-and-current-aff). Che vuol dire? Partiamo dal termine “donna”: deriva dal latino “domina”, legato etimologicamente a “domus” cioè casa, indicava l’appartenenza della donna alla “domus” e ne designava un ruolo passivo all’interno di un ordinamento non solo domestico ma anche sociale. Il termine “uomo”, al contrario, deriva dal latino “homo”, legato a “humus” (terra), col senso quindi di “terrestre”, contrapposto a “divino, celeste”. E’ evidente, da questa rapida analisi, che la lingua italiana sia “inconsapevolmente” maschilista. A mio parere, sarebbe etimologicamente più corretto utilizzare il neologismo “uoma” per nominare la donna.
    Solo il termine “uoma” esprimerebbe etimologicamente l’autentica appartenenza alla terra, alla realtà sociale e, dunque, alla specie umana dell’essere umano di sesso femminile.

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