Perché non ci fidiamo di Spadafora (sul ddl Pillon)

Stamattina, a due giorni di distanza dalla colossale manifestazione di Verona, ho trovato questa notizia

“Il ddl Pillon non arriverà mai in aula, è archiviato”.

Lapidario l’M5s Spadafora

Non so. Dovrei essere rasserenata e invece non mi fido. I motivi per i quali trovo a diffidare parecchio sono tantissimi.

  1. 1) Questo disegno di legge già ad una prima lettura (che era possibile da agosto 2018), risultava improponibile. Marcio. Viziato da una ignobile ideologia di stampo patriarcale e fascista, privatizzando il diritto, rendendo difficile accedere alla giustizia, dando strapotere a chi economicamente più forte (di solito l’uomo, il padre), negando la violenza domestica contro le donne che non viene MAI presa in considerazione
  2. 2) Il primo firmatario del disegno di legge è un Senatore ideologicamente orientato, fanatico estremista religioso, certamente “nemico” delle istanze di libertà femminili.
  3. 3) Gli estensori del ddl 735 sono personaggi dal passato torbido e dai modi aggressivi (ricordate Spavone e la sua intervista a “Presa Diretta” in cui nega l’esistenza del femminicidio? Fa parte di una delle associazioni di padri separati che sostiene e che ha ispirato il ddl 735)
  4. 4) Il testo è contrario in più punti a Costituzione e convenzioni internazionali

Questi punti erano presenti da subito. Bastava leggere il testo del ddl, per rendersi conto di tutti i pericoli che contiene e di tutti i punti critici. Chiunque avrebbe potuto accorgersi che il testo è lesivo dei diritti di donne e minori. Eppure nessuno ha mosso un dito: né dalla maggioranza, né dall’opposizione.

Presentato in Senato il 10 settembre 2018, le prime critiche sono arrivate subito. Il 12 settembre ho scritto la prima lettera ai quotidiani locali e il giorno dopo ne ho scritto qui sul blog e da quel giorno a oggi ne ho scritto ancora (sui giornali e qui), ho rilasciato ai giornali e alla radio 4 interviste, scritto tre articoli. Tutta Italia il 10 novembre è scesa in piazza con centinaia di migliaia di persone che protestavano per questo ddl.

Il 12 novembre come Centro antiviolenza della mia città, con altre associazioni, abbiamo organizzato un evento pubblico per illustrare alcuni dei contenuti del ddl 735. In tutta Italia sono sorti comitati ad hoc che hanno prodotto decine e decine di incontri informativi (se non centinaia).

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Nel frattempo il 25 novembre ci sono state altre enormi manifestazioni ignorate quasi dai media

Ogni volta che in qualche Comune si trattava il tema con ospiti leghisti o dei 5 stelle, la gente che usciva di casa per protestare era sempre tantissima. Il doppio e il triplo dei sostenitori del ddl.

Fiumi di inchiostro usati per ribadire la pericolosità del ddl 735 cui abbiamo sempre dato spazio dalla nostra pagina FB.

Intanto finalmente Presa Diretta ha realizzato una bellissima puntata dedicata al tema.

Finalmente le opposizioni si sono svegliate e alla fine di febbraio (6 mesi dopo le prime proteste) hanno chiesto il ritiro del ddl.

Regioni e Comuni hanno approvato mozioni contrarie al ddl.

Io ho partecipato ad almeno tre incontri pubblici sul tema, in casa Lega, facendomi il fegato marcio e cercando un dialogo.

L’8 marzo altre migliaia di donne hanno riempito le piazze e le strade, urlando il loro NO al ddl 735 e a tutta la cultura ad esso sottesa.

Altre piazze hanno mobilitato il paese in tema. In alcuni mesi sono uscita in piazza col mio cartellone anche o 3 volte e non solo nella mia città.

Il 27 marzo sempre come Centro Antiviolenza del mio Comune e altre Associazioni, abbiamo organizzato un altro incontro pubblico.

L’8 maggio ne faremo un terzo.

Fino ad oggi, a parte le opposizioni (svegliatesi dal letargo da pochissimo tempo, comunque), nessuna mossa ufficiale da parte dei 5 Stelle, a parte voci coraggiose, ma isolate, come quelle di Patrizia Cadau che da subito ha preso posizione contro questo ddl.

Anzi. Tra i padri separati che sostengono la riforma, alcuni sono militanti di sezioni territoriali del Movimento, come Andrea Maschio, 5 Stelle, Consigliere Comunale di Trento che, insieme con altri personaggi apertamente o meno misogini (e negazionisti della violenza contro le donne) ha pure mandato un proprio testo parallelo al ddl 735 ai rappresentanti istituzionali nazionali del Movimento. (QUI)

Adesso siamo in clima elettorale, per le Elezioni europee e il Movimento 5 Stelle ha perso molti consensi.

A Verona c’è stato il congresso degli orrori finanziato da potenti lobbies russe e americane di integralisti religiosi di estrema destra con la partecipazione di TRE Ministri e chissà quanti politici e parlamentari (tra cui – c’erano dubbi? – il baldo Pillon)

A Verona sabato, le persone in piazza per difendere i diritti erano decine e decine di migliaia.

I voti delle donne fanno gola e io timeo Danaos et dona ferentes.

Dov’erano i 5 stelle a settembre?
Dov’erano le opposizioni?
Dov’erano le leghiste (!)?

Non mi fido
E non mi piace essere manipolata.
Chi scriverà il nuovo testo?
La stessa marmaglia di prima?

Il dubbio è fondato, anche perché lo stesso Pillon sono settimane che ribadisce lo stesso concetto di Spadafora, usando modi diversi. (L’impressione è che il Senatore Torquemada abbia voluto le 120 audizioni proprio per scrivere un testo corretto e non subire attacchi da parte della Corte Costituzionale).

E che dire di uno degli estensori del ddl 735, amico intimo di Pillon, il pediatra (PASista) Vittorio Vezzetti che, dal suo profilo fb scrive queste cose?

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A conferma di quanto sostiene Spadafora anche se poi ha aggiunto che saranno invitate anche le opposizioni (delle quali, però, ci sarà da fidarsi?).

La Senatrice Valente non ha tutti i torti quando dichiara:

L’adozione di un testo base, probabilmente leggermente diverso diverso dal Pillon, è una procedura già prevista dai lavori di commissione. Il ddl Pillon è infatti all’esame insieme con altri due disegni di legge e quindi in commissione Giustizia a partire dalla settimana prossima si lavorerà a un testo base unico. Perché questo passaggio non sia una presa in giro da parte di Spadafora e del M5s, è necessario per prima cosa ritirare il ddl Pillon. Lo ribadiamo, quel testo è inemendabile e nessun confronto può cominciare a partire da quel testo o da un testo base che parta dai quei presupposti e da quei principi. Per noi sono sbagliate l’impostazione culturale e la visione che sono alla base della proposta della Lega. La settimana prossima con ogni probabilità comincerà la discussione generale. Spadafora e il M5s possono cominciare a fare i fatti invece delle chiacchiere, chiedendo al loro alleato di governo di ritirare il testo e di ricominciare un confronto su altri presupposti: sostegni alla genitorialità e incentivi reali per il lavoro delle donne, conciliazione, servizi alle famiglie, maggiore tutela per chi denuncia o subisce violenza. Le donne hanno dimostrato che non si lasciano intimidire. In Parlamento daremo seguito alla mobilitazione contro il Pillon cominciata nelle piazze d’Italia e proseguita a Verona.

Per questo è necessario NON abbassare la guardia e NON farci manipolare. I diritti delle donne non sono negoziabili!

EDIT: Mentre scrivevo, arriva – come previsto – questa notizia:

    Così Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, commenta all’ANSA le frasi del sottosegretario Spadafora. “Il testo si può migliorare: probabilmente un testo base unico farà sintesi con le altre proposte ma non si può archiviare il contratto”.

Come volevasi dimostrare, purtroppo.

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