Nessuno tocchi Ronaldo. Un paio di cose sulle violenze sessuali

Da un po’ di giorni non si fa che parlare di un’altra vicenda in cui implicato in un’accusa di violenza sessuale è un personaggio notissimo e amato, ovviamente sto parlando della vicenda di Cristiano Ronaldo.

Vari dettagli sulla vicenda sono ancora da chiarire, ma il popolo del web e la stampa italiana in generale non hanno perso un solo secondo per esprimere la propria condanna pur non conoscendo assolutamente nulla della dinamica e degli sviluppi della vicenda.

Cercherò di riassumere ed estrapolare passi, come al solito, dall’unica testata che ha parlato della vicenda con chiarezza ed evitando imbarazzanti tifoserie.

I due si conoscono il 12 giugno del 2009. Un’amica della ragazza, Kathryn Mayorga, le manda un sms per invitarla in un famoso locale di Las Vegas. Mayorga accetta l’invito e quella sera, dopo aver finito di lavorare, si reca in questo locale dove  la sua amica la porta con sé nell’area VIP e qui le presenta Ronaldo e i suoi amici.

Kathryn Mayorga e Ronaldo si conoscono e chiacchierano (ci sono diverse foto che testimoniano di quella sera), dopodiché lui le chiede il numero di telefono. Una volta uscita dal locale, Mayorga, riceve un sms da parte del calciatore che invita lei e le sue amiche a una festa in un albergo non lontano, nella suite di Ronaldo al Palms Casino Resort, dove la festa sarebbe continuata.

Una volta lì, l’uomo invita le due ragazze a entrare in una piscina idromassaggio con lui e i suoi amici, e offre a Kathryn Mayorga un cambio di vestiti in modo che non rovinasse quelli che indossava. La ragazza racconta che a quel punto si sposta in uno dei bagni della suite per cambiarsi, e che quando era in mutande Ronaldo entrò nella stanza. Qui Mayorga racconta che il calciatore aveva i genitali esposti, fuori dagli slip e le chiese di toccarglieli, lei racconta di aver rifiutato sicché lui le propose di praticargli del sesso orale.

Riporto da Il Post

Lei ha raccontato che si rifiutò, che non era spaventata e anzi stava prendendo in giro Ronaldo per i suoi modi da “sfigato”, dicendogli comunque che non avrebbe fatto niente di quanto lui chiedeva. Viste le sue insistenze, Mayorga ha raccontato che accettò solo di baciarlo, con la promessa che poi sarebbe finita lì. Ronaldo, racconta Mayorga, continuò a insistere e la trascinò in una delle camere da letto della suite. Anche a quel punto, racconta Mayorga, lei non si sentiva in pericolo e continuava a ripetere a Ronaldo che non avrebbe fatto sesso con lui. Poi Ronaldo cominciò a toccarla, cercando di toglierle la biancheria intima. Lei si districò e si rannicchiò in un angolo del letto proteggendosi la vagina con le mani. A quel punto, dice Mayorga, Ronaldo la stuprò analmente per alcuni minuti senza indossare un preservativo e senza lubrificante, mentre lei ripeteva di fermarsi dicendogli «no, no, no, no».

Poi, sempre dal racconto di lei, Ronaldo improvvisa delle scuse cercando di dirle delle cose carine mentre comunque le impediva di lasciare la camera. In quel momento la ragazza si rese conto davvero di cosa le era successo.

La sua amica ha confermato al settimanale Spiegel  che quando uscì dalla camera aveva i capelli arruffati, il trucco rovinato e sembrava sfinita.  Tornata a casa, la mattina dopo, la sua amica la chiamò  per raccontarle che le sue foto con Ronaldo erano su tutti i giornali e Mayorga  le raccontò  di essere stata stuprata; dopodiché, quest’ultima, chiamò la polizia e si sottopose in ospedale a un test per verificare che fosse stata stuprata. Le furono diagnosticate delle ferite – una tumefazione anale con abrasioni e lacerazioni – e le furono somministrati due antibiotici; l’infermiera scrisse che il suo retto era stato penetrato e che l’eiaculazione era avvenuta nelle mani della persona che l’aveva aggredita.

Mayorga denunciò l’accaduto alla polizia ma si rifiutò di dire chi fosse stato a stuprarla, per il timore di quello che sarebbe potuto succederle vista l’enorme fama di Ronaldo: disse solo che era “un personaggio pubblico” e “un atleta”. Circa tre mesi dopo l’accaduto, tutto si concluse con il pagamento da parte di Ronaldo e la firma di un accordo che impediva a Mayorga di parlare di quanto accaduto.

La ragazza ha raccontato di non aver fatto causa a Ronaldo innanzitutto perché non voleva che il suo nome finisse su tutti i giornali del mondo e poi ovviamente per le ovvie conseguenze che ciò avrebbe comportato sulla sua vita, dato che dall’altra parte c’era uno degli atleti più famosi al mondo.

Tra i vari documenti c’era anche un questionario che secondo lo Spiegel  gli avvocati di Ronaldo mandarono allo stesso e a chi, molto probabilmente, era con lui quella sera

Nell’ultima versione del questionario la persona chiamata “X” (che lo Spiegel identifica in Ronaldo) parla di sesso consensuale con Mayorga (chiamata solo “Ms. C.”) e dice che non c’era stata nessuna richiesta da parte di Mayorga di interrompere il rapporto. In una precedente versione, sostiene però lo Spiegel, una delle risposte date da Ronaldo dava conto di un rapporto non consensuale. Alla domanda se “Ms. C.” avesse urlato, la risposta di X è «lei ha detto diverse volte no e fermati». In un altro passaggio X dice che «l’ho penetrata da dietro. Non è stato gentile. Non abbiamo cambiato posizione per 5/7 minuti. Lei aveva detto che non voleva ma si era di fatto resa disponibile». In un altro passaggio ancora X aggiunge: «Lei continuava a dire “No, non farlo”».

Mayorga ha raccontato sullo Spiegel che ci vollero circa cinque anni perché superasse il trauma di quanto accaduto

Ci sono ancora vari dettagli da chiarire in entrambe le versioni, perché in entrambe le versioni ci sono ancora delle lacune.

Inutile dire che quasi nessuno ha letto della vicenda così come ne spiega Il Post. Il tribunale di Facebook ha già espresso la condanna : la colpevole è lei. Una bugiarda, puttana, arrampicatrice sociale che vorrebbe spremere come un limone il povero sprovveduto Cristiano Ronaldo

Abbiamo letto un po’ di tutto in questi giorni e fa davvero male puntualmente vedersi sbattere in faccia il livello di misoginia presente in questo posto.

Il commento che più mi è capitato di leggere (o ascoltare) è: “Uno come Ronaldo non ha bisogno di andare a stuprare la prima che capita, può avere tutte le donne che vuole”.

Per l’ennesima volta, ho avuto la conferma che ben pochi e poche siano coscienti di cosa sia una violenza sessuale, per molti ancora paragonata a un normale rapporto sessuale.

E no, non lo è. Non sappiamo ancora per quanto tempo dovremo farlo, ma fino a quando avremo la forza di farlo ribatteremo che stuprare una persona non è un atto di libidine o di passione, ma un esercizio di potere.

L’abuso di potere che una persona detiene in un determinato momento e che esercita su un’altra persone che nello stesso momento si trova in una posizione di  subordinazione o di vulnerabilità.

Come nel caso di Asia Argento, anche questa volta martellanti sono state le insinuazioni e le domande: perché ha parlato solo adesso? Lo Spiegel avanza tre possibili ragioni:

un nuovo avvocato che capisce meglio queste situazioni (quello che aiutò Mayorga durante l’accordo privato era esperto in infrazioni del codice della strada), la minor paura di denunciare uno stupro dopo la nascita del movimento #metoo e la volontà di scoprire se altre donne siano state violentate da Cristiano Ronaldo. Mayorga nel frattempo aveva cominciato a lavorare come maestra in una scuola elementare, ma ha lasciato il lavoro ora che ha deciso di fare causa a Ronaldo. Il suo nuovo avvocato ritiene infatti che ci siano i margini per annullare l’accordo del 2009, sulla base del fatto che Mayorga non fosse nelle condizioni fisiche e mentali per poterlo firmare lucidamente e liberamente. Anche alcuni dei messaggi scambiati dagli avvocati di Ronaldo durante le trattative per l’accordo insistono sulla fragilità di Mayorga.

Detto ciò spaventa la totale mancanza di empatia, la capacità anche solo per un secondo di calarsi nei panni di un’altra persona.

In un mondo che ancora processa le vittime e non gli stupratori, non è molto facile per chi subisce violenza parlare, aprirsi, raccontare di una questione tanto intima e delicata. Doppiamente se dall’altra parte c’è una persona delle persone più popolari e ricche del mondo.

Subire processi sommari, commenti e frecciatine e in casi come questo vedere il proprio volto finire su tutti i giornali a corredo di una vicenda di questo tipo, leggere poi su ogni giornale una versione diversa,  con dettagli sempre più voyeuristici e imbarazzanti  —il tutto, ovviamente, per vendere qualche copia in più— mentre la tua vita va totalmente in pezzi.

E infatti un esempio di come la stampa nostrana abbia reagito a questa notizia è questa copertina

Ricordo circa un anno fa ciò che scrisse Louis CK dopo che varie donne lo avevano accusato di molestie e che lui stesso ammise fossero vere. Credo che le sue affermazioni siano molto condivisibili anche in un caso come questo, dove implicato c’è un personaggio ancora più noto e amato di lui.

[…]quando sei in una posizione di potere chiedere loro di guardare il tuo pene non è una domanda. Per loro è un’imposizione. Il potere che avevo su queste donne era che loro mi ammiravano. E io ho usato irresponsabilmente questo potere.

Mi sono pentito delle mie azioni. E ho provato a impararne qualcosa. E a starne alla larga. Ora sono consapevole delle dimensioni delle conseguenze delle mie azioni. Ho imparato ieri quanto abbia fatto sentire male con se stesse queste donne che mi ammiravano, e quanto abbia fatto sì che facessero attenzione con altri uomini che non le avrebbero mai messe in quella posizione. Ho anche sfruttato il fatto che ero molto ammirato nella mia e nella loro comunità, cosa che ha impedito loro di condividere le loro storie e ha reso loro difficile farlo, quando ci hanno provato, perché le persone che mi ammiravano non volevano sentirle.

 

Doppiamente se dall’altra parte c’è un personaggio tanto amato, nessuno ti ascolterà. Colui che amiamo (che sia del mondo dello spettacolo o dello sport) lo idolatriamo e idealizziamo e non siamo in grado di distinguere la persona dal personaggio.

Per non parlare di quanto i vari quotidiani sui social ci abbiano giocato sulla vicenda per qualche click in più, scatenando la solita caccia alla strega di turno.

Non vogliamo processi sui social o sui giornali, ma nelle sedi giuste, è bene garantire il beneficio del dubbio a chiunque, ma qui —e puntualmente— l’unica a cui non viene offerto il beneficio del dubbio è lei.

Lui, il calciatore amato, ricchissimo e acclamato che nessuno lo tocchi.

Lei la  “modella” (leggi: escort) che vuole fare un po’ di soldi.

Fa molto rabbrividire questo accostamento modella/escort che molti hanno fatto, perché non solo denota quanto sia arretrata e bacchettona la cultura italiana, ma soprattutto perché per l’ennesima volta emerge questa mentalità secondo cui su una prostituta tutto sia concesso, come se questa non avesse la libertà di tirarsi indietro, di dire no, come se la violenza subìta da una prostituta non fosse una violenza.

Dobbiamo ancora chiarire, nel 2018, che anche dopo averti detto migliaia di volte sì posso decidere di dirti no e tu devi rispettare la mia scelta?

Ma a quanto pare qualcuno non se ne fa una ragione e giudica tutto ciò cinico e scortese.

Ecco una mente illuminata del giornalismo (sportivo) italiano

Un vero peccato si occupi solo di sport. Data la sua lucidità ci piacerebbe vederlo nel giornalismo d’inchiesta

Il piacere dell’uomo viene prima di ogni cosa, persino della libertà del proprio corpo e della propria sessualità, della propria scelta e della propria dignità. Uomini mai cresciuti, che amano essere trattati come bimbi nei primi mesi di vita a cui devi spiegare ancora la differenza tra sì e no, e che a un no puntano i piedi per terra, piagnucolando su quanto possa essere cinico e crudele. Poco importa della donna, della sua libertà e della sua scelta.

Vogliamo poi parlare del diversissimo trattamento subìto da Asia Argento e Cristiano Ronaldo?

Entrambi hanno firmato accordi privati

La prima viene espulsa come giudice di un programma —per non parlare della gogna mediatica che per l’ennesima volta si è abbattuta su di lei—, al secondo vengono dedicate copertine, viene acclamato e difeso con hashtag #giulemanidaCR7 

Sul caso di Ronaldo, al contrario di qualcuno, vogliamo aspettare che emerga la verità prima di esprimerci o fare condanne —che comunque non rientrano nel nostro merito; ma oltre al mondo dello spettacolo, nel mondo reale le cose non funzionano diversamente. Mi vengono in mente diversi casi di violenza sessuale in cui lo stupratore o gli stupratori sono stati difesi e appoggiati dalle comunità in cui vivevano.

Circa un anno e mezzo fa in Calabria venne resa nota la violenza che una ragazzina di sedici anni subiva da tempo da diversi ragazzi del paese. Il paese le voltò le spalle accusandola di essersela cercata perché era “movimentata”, una poco di buono, insomma.

Mi viene in mente l’atroce caso di Anna Maria Scarfò che, poco più che bambina, venne abusata per tre lunghissimi anni dal branco, in quel caso i suoi stupratori vennero etichettati come bravi padri di famiglia. Venne accusata di averli rovinati. Dicevano: “Ha preso i nostri uomini e ora fa la santa”. Le urlavano cose oscene e irripetibili alla finestra, la minacciarono di morte e di bruciarla viva.

O il caso di Montalto di Castro, anche qui “bravi ragazzi” rovinati da una facile, una poco di buono. Fu considerata “una ragazzata” quella di una ragazzina stuprata, a turno, da otto ragazzi. Commenti irripetibili e solidarietà di tutto il paese verso gli stupratori, tutta la comunità si mobilitò mostrando la propria solidarietà, offrendo loro lavoro e, addirittura, l’allora sindaco democratico stanziò trentamila euro per le famiglie dei ragazzi perché secondo lui «gravate da una condizione di profondo disagio economico».

E tanti altri casi analoghi a questo, in cui il processo e la colpa sono piombati sulle spalle della vittima. Ragazze vittime di orrendi stupri costrette ad abbandonare il posto in cui vivevano o purtroppo la vita.

Ecco, forse leggendo le storie di queste ragazze, se davvero la cercate, troverete una risposta, il motivo per cui troppo spesso le vittime non denunciano e preferiscono portare il dolore dentro di sé per anni o per tutta la vita.

 

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