Modella con la sindrome di down.Tra visibilità e normatività

Madeline è una ragazza australiana di 19 anni che sogna di fare la modella. I media di tutto il mondo hanno parlato di questa sua ambizione, perchè Madeline ha la sindrome di down.
“Posare aiuterà a cambiare il modo in cui la società vede la sindrome di Down, e l’esposizione aiuterà a creare accettazione” sostiene Madeline.
beb691f3-b8e3-4e6a-bdab-46bd5760d56dIl sogno di Madeline ci costringe a riflettere sulla esclusione delle persone con disabilità dalle rappresentazioni pubbliche e sulla necessità di ripensare queste in maniera inclusiva.

E’ capace questo tipo di rappresentazione di modificare la percezione che la società ha delle persone con disabilità? E qual è questa percezione?

Madeline vuole fare la modella, già nell’esprimere questo suo desiderio rompe un tabù legato alla disabilità, quello che vede le persone disabili incapaci di una totale autonomia. Madeline compie delle scelte. E sceglie un ambito, quello della moda, che vive vendendo al pubblico un’idea di perfezione. Il corpo di Madeline, e quello delle persone con disabilità, è spesso ben lontano dai canoni estetici normativi della moda e delle riviste patinate.

Concedere visibilità a corpi considerati ancora “patologici”, farli uscire dai ghetti pietistici e medicalizzati in cui sono spesso ricondotti, è assolutamente positivo. Molte ragazze con la sindrome di down attraverso il servizio fotografico di Madeline si riconosceranno come esistenti.

Il mondo della moda produce e ri-produce i canoni di modelli, rappresentazioni, ideali di bellezza, ma paradossalmente potrebbe essere contemporaneamente il luogo in cui quegli stessi canoni vengono messi in discussione.
Il marchio Desigual quest’anno ha come testimonial Chantalle Winnie, una modella con la vitiligine; Diesel nella campagna autunno/inverno 2014 ha inserito Jillian Mercado, modella e blogger affetta da distrofia muscolare; sempre Diesel, per la campagna 2013, aveva come protagonista Casey Legler, ex campionessa di nuoto che lavora come modello.

Corpi diversi, modelli plurali. Più l’immaginario è ricco meglio è, il mondo della moda forse può essere il luogo in cui ripensare le differenze, ma come scrivevo qui:

“L’apprezzamento nei confronti della moltiplicazione dei modelli non mi esime però dal pormi delle domande sul ruolo che il marketing e il mercato hanno nello stabilire cosa va bene e cosa no, cosa può essere degno di rappresentazione pubblica e cosa invece deve rimanere nell’invisibilizzazione, quanto della diversità rispetto alla norma può essere concesso e quanto invece bisogna pagare alle logiche di profitto, quanto si rischia di edulcorare e di normalizzare, creando nuovi stereotipi, nuove normalità.”

0636d4dc-5e3d-4fa7-a20e-1474afddf356Madeline prima di posare per il servizio fotografico che ha fatto il giro di tutto il mondo e di annunciare il suo obiettivo di entrare nel mondo della moda, si è sottoposta a una dieta e a una intensa attività fisica, che le hanno fatto perdere 20 chili.
Sui media vengono proposte le foto del prima e del dopo accostate, come si fa nelle pubblicità dei prodotti dimagranti.

Una ragazza con la sindrome di down per essere visibile deve sottoporsi agli stessi obblighi di tutte le “altre” donne, tra i quali spicca proprio l’essere magra.
A Raúl Rodríguez, modello spagnolo, con la sindrome di down, avranno chiesto di perdere 20 chili prima di posare per i servizi fotografici?

Quanto per uscire dal patologico ed essere considerato normale, per ottenere visibilità e quindi il diritto a esistere,  il corpo con disabilità deve diventare normativo?

Il mondo della moda è sempre alla ricerca di novità, un corpo diverso dai canoni estetici dominanti potrebbe dare quel tocco di “esoticità”, far apparire il marchio friendly, innovativo, aperto a nuovi orizzonti. Pura operazione di marketing, che potrebbe anche fagocitare corpi, immaginari, rappresentazioni potenzialmente rivoluzionari, aggiustandoli un po’ e facendoli rientrare nella norma.

Dal punto di vista della visibilità invece la scelta di Madeline può aiutare tante donne con la sindrome di down a vedersi e riconoscersi come corpi desideranti e desiderabili o “semplicemente” ad affermare il loro diritto ad esistere.

 

 

 

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