Manifesto delle giornaliste femministe dei Caraibi e dell’America Latina

Le compagna e attiviste latinoamericane di LATFEM, promotrici dal 2017 di informazione libera e femminista e fondatrici della Rete di giornalist* femminist* dell’America Latina e dei Caraibi, ci propongono il manifesto del giornalismo femminista, pubblicato l’8 marzo scorso.
L’esigenza di un giornalismo femminista è trasversale e globale e l’esistenza di un manifesto al quale chiunque possa aderire per contribuire alla causa è necessaria per combattere contro quel giornalismo patriarcale che distorce, accusa e violenta ogni giorno le donne di tutto il mondo.
Il femminismo di cui abbiamo bisogno è transnazionale e non conosce frontiere: per questo è importante rimanere attive e informate anche su quanto accade fuori dal nostro paese. Perché la lotta è globale e nessuna di noi sarà libera finché non lo saremo tutte, in ogni parte del mondo. Sempre ribelli e mai compiacenti.

 

Siamo una decina di compagn*, parte della Rete di giornalist* femminist*dell’America latina e dei Caraibi e da tempo riflettiamo sul nostro lavoro e su come costruire altre forme per informar(ci).

Gridiamo al mondo questo manifesto, per un giornalismo femminista, militante, ribelle e mai compiacente.
Siamo i giornalist* femminist* dell’America Latina e dei Caraibi e parleremo del nostro ruolo nella battaglia culturale.

Ci sono buone notizie: siamo sempre di più e sono sempre di più i mezzi di comunicazione femministi nati sull’onda di quanto succede nelle strade, nei cortei, nelle manifestazioni, negli scioperi, da tutte le parti.
Eppure da qualche parte, in una redazione, una radio o in una sala di produzione, qualcuno sta scrivendo un titolo machista che discrimina, sta pubblicando una foto che lede l’intimità di una vittima, qualcuno dà ordini dall’alto del suo fondamentalismo, promuove il razzismo o affronta un problema a noi caro da un punto di vista morboso.

In questo momento, in una redazione, una radio o in una sala di produzione, una compagna sta vivendo una situazione di molestia sul lavoro, sicuramente qualche amica viene attaccata sui social per le sue idee, qualcun’altra non viene assunta o viene pagata di meno per questioni di genere.

Ci sono buone notizie: noi, giornaliste femministe, giornalisti femministi, giornalist* femminist* stiamo combattendo.
Il giornalismo femminista apre al dialogo. Produciamo e diffondiamo informazione con uno sguardo femminista relazionata alla situazione di bambine, bambini, adolescenti, donne, lesbiche, travestit*, persone trans e non binarie, gay e anche di uomini etero cis.

Insistiamo sulla qualità dei contenuti, includiamo soggetti politici e attori sociali alla discussione e promuoviamo trasformazioni nell’opinione pubblica: in molti paesi, i media hanno messo da parte l’idea di “crimine passionale” per cominciare a parlare di femminicidio.

La discussione sull’aborto in America latina non sarebbe stata possibile senza la collaborazione delle giornaliste femministe nei media.
Il giornalismo femminista punta alla trasformazione sociale. Raccontiamo le diseguaglianze strutturali delle nostre società perché un giorno smettano di esistere.

Il giornalismo femminista non vittimizza. Raccontiamo storie che risaltano la forza delle protagoniste invece di relegarle alla condizione di dipendenza e debolezza. Non esponiamo immagini di crudeltà né frughiamo nell’intimità, strategie del giornalismo patriarcale, avido di denaro e sensazionalismo.Il giornalismo femminista vede i fatti come problemi di potere.

Essere una bambina, giovane, donna, lesbica, travestit* non ti rende una vittima, né essere un uomo cis ti converte in un nemico. Pensiamo fuori dal binarismo di genere e dalla coppia binaria vittima-carnefice. Il genere, come unico vettore di oppressione, non spiega nulla. Il giornalismo femminista è intersezionale.

Il giornalismo femminista è inclusivo ed espansivo. Il linguaggio inclusivo o non binario è uno degli strumenti che usiamo affinché tutte le persone siano parte di ciò che raccontiamo. Includiamo anche voci che non hanno mai occupato il posto di fonte legittima nel corso della storia. Il giornalismo femminista è in costante movimento.
Chiunque voglia lo può praticare.

Noi stess* ci autonominiamo giornalist* femminist*. Lo facciamo perché il nostro lavoro sia riconosciuto per il valore che ha. Formiamo una rete e lavoriamo in maniera coordinata: crediamo che insieme siamo più forti, ci proteggiamo, facciamo parte di un mondo in tensione e trasformazione. Siamo attivist*: la nostra identità in sé è già un manifesto. La nostra attività in sé è già un manifesto.
Il giornalismo femminista si interroga su sé stesso. Siamo in uno stato di assemblea permanente, rivediamo sempre le nostre attività e i nostri metodi di approccio. Noi giornalist* femminist* incoraggiamo il dibattito al di là di concetti chiusi e di massime.Non imponiamo, mettiamo i punti e li uniamo discutendo.

Il giornalismo femminista tesse strategie. Noi giornalist* femminist* proteggiamo l’informazione che circola e le fonti, assoggettiamo le nostre azioni al benessere dell’altr*, pretendiamo politiche pubbliche adeguate, incentiviamo la partecipazione politica e le manifestazioni nelle piazze.
Il giornalismo femminista è interdisciplinare. Lavoriamo in sintonia con organizzazioni della società civile, gruppi attivisti, alleanze dentro lo Stato e creiamo strategie insolite per promuovere il cambiamento sociale in tutti gli ambiti.

Il giornalismo femminista sostiene le decisioni autonome e libere e per questo lottiamo per la legalizzazione dell’aborto volontario in tutto il mondo.
Il giornalismo femminista ha la sua propria genealogia. Ci siamo format* attraverso voci, letture e esperienze di altr* che hanno lasciato il segno. Siamo parte delle lotte storiche del nostro territorio: per l’indipendenza, per la libertà, per la giustizia e la memoria. Ci attraversano diverse narrative interdisciplinari: arte, scienza, organizzazione politica, cura di noi stess*, corpo, identità e storia.
Il giornalismo femminista distribuisce le responsabilità. Denunciamo i sistemi nei quali si sovrappongono la violenza, i contesti delle storie e la genealogia del potere nelle relazioni. Non si tratta di fatti isolati, siamo molto più di “casi”.
Il giornalismo femminista si basa sui diritti umani. Denunciamo le situazioni di oppressione, ingiustizia e discriminazione di tutta la popolazione.  Facciamo parte della cittadinanza e pretendiamo società più democratiche.


Il giornalismo femminista è creativo e ingegnoso. Non cerchiamo l’innovazione ma di rinnovare le forme di mostrare e di raccontare, per scrivere un altro racconto che, da sempre, è rimasto escluso dai media e dai formati tradizionali: la storia dell’altr*.
Il giornalismo femminista è un fatto collettivo. Seguiamo gli avvenimenti con uno sguardo critico, pensato e vissuto da un punto di vista collettivo e comunitario. Il giornalismo femminista non è, e non sarà mai, un esercizio individuale (o individualista).

Sempre ribelli e mai compiacenti. Non ci conformiamo e non ci pieghiamo davanti a mezze verità o narrative ufficiali. Quando sembra semplice lo complichiamo, quando sembra complesso, lo semplifichiamo. Ci interroghiamo e reinventiamo con il desiderio di promuovere e approfondire le trasformazioni sociali. Siamo giornalist* e femminist*.

 

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