“Ladylike”, disagio e interviste di cui potremmo fare benissimo a meno

Ieri, “Il Corriere della Sera“,  ha pubblicato una video intervista a Alessandra Moretti –eurodeputata PD e candidata alle primarie per le Regionali in Veneto.

A.Moretti

L’intervista, sin dai primissimi minuti dopo la pubblicazione, ha suscitato molta disapprovazione e una serie di critiche, non solo per il tono utilizzato ma soprattutto per gli argomenti.

Spinta dalla curiosità nel leggere i  vari commenti indignati e sarcastici che mi scorrevano sulla home di fb, mi sono decisa a dare un’occhiata al video –che, devo ammettere, è adatto esclusivamente ad un pubblico dallo stomaco d’acciaio.

Nell’intervista Moretti parla di bellezza, di come sia cambiata l’immagine delle donne in politica da Rosy Bindi a Marianna Madia e Maria Elena Boschi. La bellezza, secondo Moretti, è divenuta un valore in più per fare politica.

Ma andiamo con ordine, analizzando le varie esternazioni di Moretti.

“Io non voglio acquisire lo stile maschile nel fare politica, voglio avere il mio stile, femminile, la cura di me stessa, la voglia di essere sempre a posto. Questo è un quid in più”

Ma perché gli uomini e le donne dovrebbero fare politica in maniera diversa e perché la bellezza di una donna, per fare politica, dovrebbe essere “un quid in più”? Una nazione, quali vantaggi ne ricava ad avere una classe politica curata, stilosa e sempre in ordine invece che una austera o sobria o viceversa?

Il concetto di “ladylike” è urticante e dannoso. E’ il classico “sessismo benevolo”,  l’ennesimo recinto rosa in cui si cerca di rinchiudere il genere femminile –spacciando tutto ciò come “bellezza della diversità tra uomo e donna”.

Come si può non rendersi conto che proprio da queste differenziazioni nascono poi le discriminazione di genere, in ambito professionale e nella vita in generale? Se si continua a spacciare il “ladylike” come modello giusto ed emancipatorio, il lavoro delle donne non verrà mai né considerato, né retribuito quanto quello degli uomini, ma sempre e solo giudicato supplementare.

Ma andiamo avanti con l’intervista

“La donna bella deve essere sempre incorniciata in un recinto negativo. Quindi sei bella ma scema, la bellezza non è affatto incompatibile con l’intelligenza”

E su questo siamo d’accordo. Nel nostro paese essere belle ti fa subire una doppia stigmatizzazione, nell’ambito professionale, soprattutto. La professionalità di una donna viene spesso misurata in base al suo aspetto fisico e a quello che indossa. E’ diffusa, purtroppo, la mentalità che una donna professionale debba essere austera, ne parlai a lungo in questo post su Maria Elena Boschi.

Ma questo, come ben sappiamo, fa parte della doppia morale tutta italiana. La stessa mentalità di cui lei, Moretti, fa parte senza rendersene conto e, non si rende conto che, mentre tenta di fare un discorso anti discriminatorio ne sta facendo un altro ancora più discriminante verso le donne che non rientrano nei canoni estetici imposti dalla società o che hanno deciso di non fare del proprio aspetto fisico un’importantissima ragione di vita.

 “Rosy Bindi ha avuto uno stile più austero, più rigido, uno stile che mortificava la bellezza, la capacità di mostrare un volto piacente. Perché uno si deve mortificare? Ho deciso di andare dall’estetista ogni settimana, mi prendo cura di me. Mi faccio le meches, la tinta, ecc. Vado a correre. Accompagno i miei figli di corsa la mattina, loro in bici io corro”.

Continua poi, al “la massacreranno sui social” da parte del giornalista che la intervista, con:

“Ma chi se ne frega, perché devo venire con i peli, i capelli bianchi? Io che ho un ruolo pubblico, che rappresento tante persone e tante donne voglio rappresentarle al meglio […] Io sono bravissima a cantare, insieme a tutte le altre cose che faccio splendidamente. A cucinare, bravissima. A fare gli spaghetti al pomodoro sono fantastica e lo spaghetto al pomodoro farlo bene non è da tutti”

 

Devo ammettere che in vari punti dell’intervista ho sentito un disagio come poche volte nella vita.

E rispolveriamo l’odiatissimo concetto di “multitasking”, la parola che tanto si spreca orgogliosamente nei ghetti rosa dei vari giornali e tra le varie politiche, come Alessandra Moretti.

Se non sapete farvi la ceretta, mentre fate gli spaghetti al pomodoro, accompagnate il figlio a scuola correndo (per mantenere il sedere sodo), rispondete alle telefonate di lavoro e cantate splendidamente le canzoni di Mino Reitano, ops Rino Gaetano, non andrete da nessuna parte.

Una donna moderna deve saper fare tutto. Essere bella, sempre in forma, madre perfetta, badante, cameriera e professionista. E possibilmente deve anche saper cantare. Chi non sa fare qualcuna di queste cose –o addirittura nessuna— è una perfetta fallita e di certo non potrà rientrare tra le fila del prestigioso club delle “ladylike”.

Il vero problema, cara Moretti, è che a noi non ce ne importa nulla se ha due centimetri di ricrescita o i capelli perfettamente mechati. O se tra il naso e il labbro superiore è perfettamente glabra o le spuntano tre peletti.

Curarsi o meno è una scelta personale e non dovrebbe influire minimamente sul ruolo che questa persona ricopre nella società tantomeno sul giudizio che gli altri dovrebbero avere della stessa –negativo o positivo che sia.

Vorrei evitare di condire la mia disapprovazione, verso le esternazioni di Moretti, con toni populisti o dalla facile indignazione, ma non crede che, forse, alle donne, nel momento storico in cui ci troviamo, interessino delle questioni un tantino più importanti?

Immagino che, tra una ceretta e una tinta, l’attesa sia lunga e chissà se, in quel lasso di tempo, avrà dato un’occhiata al recente rapporto del Gender Gap. Da quest’ultimo risulta che per quanto riguarda la partecipazione economica delle donne ci piazziamo al 114esimo posto e al 129esimo per quanto riguarda la parità salariale.

E non parliamo poi di altri diritti quali contraccezione e interruzioni di gravidanza. In molte regioni, come ormai è noto, i medici obiettori sono circa l’80%, e, questi “simpatici” figuri, hanno ormai messo piede in abbondanza anche nei consultori e addirittura nelle farmacie: chiedere una pillola del giorno dopo è diventata un’impresa quasi impossibile; quindi Alessandra, cara, mi perdoni, ma forse sistemare queste cose ci interesserebbe un pochino di più rispetto alla questione peluria. O perlomeno facciamo una scala delle priorità: al primo posto mettiamo i diritti all’ultimo i peli superflui.

Poi, come se non bastasse, come se tutto quello che ha affermato nella video intervista non fosse già abbastanza imbarazzante –e a tratti folle–, ha anche dichiarato che Maria Elena Boschi è giustamente la più fotografata, come se fosse una cosa positiva.

Ma, Moretti, non si rende conto che questo interesse morboso dei media verso Boschi, non è affatto una cosa positiva e non è di certo un interesse verso il ruolo che ricopre. Non si rende conto che tutto ciò è indice di arretratezza e di un paese non abituato a vedere le donne –soprattutto se giovani e con aspetto piacente– ricoprire ruoli importanti.

Il problema –mi rivolgo ad Alessadra Moretti e a tutte quelle che in queste ore, per rispondere alle sue sciocche esternazioni si sono lasciate andare con commenti altrettanto discriminatori e stupidi– è che fino a quando non supereremo, ma anzi alimenteremo, le stupide scissioni belle contro brutte, giovani contro anziane, grasse contro magre, non andremo da nessuna parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

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