La stupidità è violenza

Siamo quasi alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, e, come sempre, ogni anno, in questo periodo, il dibattito mediatico si concentra sul tema, a proposito e, spesso, ahimè, anche a sproposito.

Abbiamo da sempre affermato che la violenza non ha niente di “glamour” o di “modaiolo; non ci piace, quindi, che se ne parli in modo frivolo e superficiale, anche da parte di chi non conosce il fenomeno e non ci piace che diventi un tema “caldo” in mano ai politici per farsi campagna elettorale o che divenga uno stendardo per vendere prodotti o idee, sfociando sovente, nel c.d. “Pinkwashing”.

Altrettanto esecrabile è la maniera in cui spesso la violenza è narrata dai media (voglio ricordare la nostra campagna “Giornalismo differente”).

Ricapitolando, abbiamo visto la violenza contro le donne diventare glamour, l’abbiamo vista ridotta a semplici raptus di follia, abbiamo visto la colpevolizzazione delle donne (specialmente in caso di violenza sessuale, ma non solo), ma non avevamo ancora letto o sentito dire che la violenza sia una questione di stupidità.

Fino a ieri.

“Sulla violenza contro le donne. Meglio dubitare”, ci dice Nicla Vassallo.

Come se non si dubitasse già abbastanza, in questo campo.

L’autrice del pezzo ci invita a uscire dagli standard delle masse e a puntare il dito contro le donne:

Però, tentiamo di uscire dalle convenienze e dagli standard delle masse, a non adeguarci sempre e costantemente a ciò che va per la maggiore, provando a puntare il dito sulle donne.

Abbiamo molte volte denunciato dalle pagine di questo blog che “uscire dalle masse” significa proprio smettere di puntare il dito contro le donne. Gli articoli di giornale, i commenti sui social network, le trasmissioni televisive, le stesse fotografie scelte dalla stampa, puntano il dito contro le donne: “troppo bella”, “aveva chiesto la separazione”, “voleva lasciarlo”, “non gli permetteva di vedere il/la figlio/a”, “vestiva in modo provocante”, “passeggiava da sola in un vicolo buio”, “gli aveva dato confidenza”, “aveva bevuto”…. potrei continuare per ore e ore.

Per cosa ancora dobbiamo dubitare? Contro quale aspetto di una donna vittima di violenza dobbiamo ancora una volta puntare il dito?

La domanda dell’autrice è sempre la stessa: “perché lei sopporta? Perché minimizza? Perché giustifica?”

Ma, se la domanda è banale, anche se umana, la risposta è sconcertante:

Donne, certo, inconsapevoli e probabilmente socraticamente ignoranti di se stesse. Donne masochiste? Non saprei. Donne, comunque, che provengono da ogni classe sociale: non dimentichiamolo. E donne forse pure sadiche nei confronti di altre donne.

Ci sono donne e uomini intelligenti, per cui rimane essenziale praticare la criticità, ovvero lo sguardo acuto, che in alcune trappole non cade. Ma come e perché negarlo? Ci sono anche donne e uomini stupidi. Le note leggi di Carlo Cipolla sulla stupidità umana e quanto la si sottovaluti e quando ci danneggi rimangono sempre da tenersi presenti. E, come scriveva Bertrand Russell, «The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt». Meglio allora dubitare, anche sulla violenza maschile e sulla complicità di molte donne nei confronti dei loro arpioni-maschi, occidentali o no.

La donna che subisce violenza è stupida e ignorante. Questo ci dice Nicla Vassallo.

Tra tutte le bestialità che ho sentito in campo di violenza, questa non l’avevo mai sentita. E’ nuova, nuovissima, ma ho il sospetto che molto presto, diventerà popolarissima, specialmente presso alcune menti acute del nostro Paese.

Immagine di Anarkikka

Immagine di Anarkikka

Lavoro in un centro antiviolenza da ormai parecchi anni e ho conosciuto, toccato, visto la violenza contro le donne.

Ho conosciuto, parlato, sostenuto, aiutato, anche “perso” decine di donne.

E quindi penso di poter individuare molteplici cause che possano aiutare la signora Vassallo e molt* altr* a capire come mai la donna sopporti, giustifichi e minimizzi una violenza. Come mai, in sostanza, non riesca immediatamente a interrompere una relazione violenta e/o ci resti anche per molti anni.

Anche dalle pagine del nostro blog, abbiamo più volte sottolineato la matrice culturale della violenza, caratteristica intrinseca del patriarcato, frutto di disparità socioeconomiche e di potere storicamente determinate e presenti da sempre.

Abbiamo da sempre cercato di ribadire che gli effetti della violenza su chi la subisce sono devastanti, incidono sulla sua mente, la isolano, ne distruggono l’autostima e la forza di volontà.

Ridurre tutto questo a “stupidità e ignoranza” è non solo riduttivo, non solo miope, ma anche fortemente offensivo e discriminatorio.

Ecco dunque un elenco di ragioni che, in tanti anni di lavoro come operatrice antiviolenza, ho potuto trovare nelle varie donne che si sono rivolte al centro, elenco che non ha la pretesa di essere esaustivo:

  • subordinazione codici società patriarcale (la donna li interiorizza e li fa propri e quindi sente che quello che le accade è in un certo senso naturale)
  • isolamento, vergogna, disistima
  • proteggere i figli (il timore che interrompendo una relazione i figli soffrano per il distacco dal padre o perché scoprono che lui non è il papà che loro pensano. Questa seconda ipotesi accade quando non c’è violenza assistita)
  • timore che le vengano tolti
  • salvare la famiglia – ruolo accudente (troppe volte si sente dire che responsabile unica o prevalente del benessere e dell’unione della famiglia è la donna. Il suo ruolo storico, quello di cura, di accudimento, è quello che “fonderebbe” la famiglia, come ci dice anche la Sentinella in piedi Miriano con il suo “Sposati e sii sottomessa”)
  • mancanza di autonomia economica
  • falsa riappacificazione (fase luna di miele). Chiamiamo così quel periodo del ciclo della violenza che di solito segue un gesto “forte” di aggressività, quando lui si pente, chiede scusa e promette di non farlo più.
  • illusione d’amore (alimentata dall’immaginario comune, in cui abiti bianchi, matrimoni, anelli e promesse di amore etero sono indicate come IL sogno e IL destino di felicità di ogni singola donna, per cui “soffrire per amore” è persino romantico e connaturato all’amore stesso)
  • coazione a ripetere esperienze dolorose, un fenomeno psicologico abbastanza noto per chi lavora con la violenza: si nota che se una donna ha un passato di dolore e violenza, tenderà a cercare ancora una  vita simile
  • pulsioni profonde/amore nonostante tutto (non dimentichiamo che spesso quell’uomo violento è stato o è ancora un grande amore per la donna, una persona con la quale si è costruita una vita intera, spesso anche lunga)
  • ricatto affettivo
  • colpevolizzazione, denigrazione, manipolazione
  • sensi di colpa, minimizzazione della violenza subita
  • mancato sostegno da famiglia d’origine/esterno
  • timore/diffidenza verso servizi o forze dell’ordine
  • se immigrata, timore di perdere permesso di soggiorno/figli
  • intimidazione dovuta a situazione di pericolo
  • minimizzazione del rischio
  • sindrome di Stoccolma
  • prostrazione fisica
  • effrazione psichica
  • sindrome post traumatica da stress
  • trauma che impedisce normali reazioni di difesa

Mi sembra che tutto questo non possa essere ridotto a “stupidità e ignoranza”.

Ricordo bene una donna con la quale feci il primo colloquio di accoglienza che continuava a dire che nessuno le avrebbe dato retta, nessuno le avrebbe creduto. Diceva che era venuta solo perché un’amica aveva insistito tantissimo, perché sapeva che il suo racconto non era credibile e che tantissime volte lei stessa si domandava se fosse lei pazza che vedeva in modo distorto quello che viveva ogni giorno.

Ricordo che quando le dissi che, al contrario, le credevo, inizialmente non aveva nemmeno registrato le mie parole. Le avevo dovute ripetere almeno altre due volte, prima che mi guardasse, stupefatta.

Le donne che subiscono violenza non sono stupide e ignoranti. Finiscono per credere di essere loro le colpevoli. O di essere loro che stanno sbagliando qualcosa, o ancora, pensano di esagerare e di conseguenza che il loro malessere profondo non abbia rilevanza esterna.

L’elenco di prima riguarda solamente la sfera interna, psicologica della donna.

C’è di più.

Rashida Manjoo, delegata dell’Onu per il monitoraggio della violenza di genere, ha definito il femminicidio in Italia, come un “delitto di Stato”, un’espressione forte che indica come le donne vittime di violenza di genere siano lasciate sole dalle istituzioni che non danno risposte in tempi adeguati.

Immagine di Anarkikka

Immagine di Anarkikka

E così abbiamo i casi giunti alla cronaca nera recente di Giordana, uccisa a coltellate dopo anni dalla prima denuncia, prima ancora che fosse iniziato il primo processo per il quale l’assassino era imputato, quello di Erica Patti, mamma di due bambini uccisi dal padre per vendicarsi e colpire lei. Erica, che, prima che l’ex ammazzasse i figli, aveva denunciato 10 volte quello che stava accadendo. “Ti uccido i figli”- diceva lui. “TI uccido i figli”. A te. Ti colpisco e mi vendico attraverso i figli. E molti altri ancora.

Ma non bisogna arrivare a episodi così violenti per capire come siano ancora troppo poche le istituzioni che si comportano e rispondono in maniera adeguata alle donne vittime di violenza che trovano il coraggio di chiedere aiuto.

Ho conosciuto donne che erano riuscite a separarsi dal marito ma che non riuscivano ad evitare che lui si avvicinasse a loro o ai figli, perché i provvedimenti in capo al violento arrivano troppo tardi o non arrivano affatto, o perché semplicemente, gli operatori in campo non avevano la formazione necessaria per capire come potere immediatamente tutelare la donna.

Ci sono carenze legislative, per le quali alcune decisioni vengono lasciate alla discrezionalità dei giudici che, spessissimo, non la esercitano in modo adeguato.

Ci sono pochissimi posti in strutture di emergenza e quando una donna riesce ad essere protetta, spesso i servizi che si attivano per offrirle un percorso di uscita dalla violenza, rispondono in maniera troppo lenta, per carenze di finanziamenti e/o per lungaggini burocratiche o dei tribunali.

Ho conosciuto donne entrate in protezione in strutture di pronto intervento che hanno visto limitatissima la loro libertà, con ripercussioni lavorative e/o scolastiche per i figli, per periodi troppo lunghi, prima che si riuscisse a intervenire per limitare il violento e lasciar libera la donna.

In simili condizioni, come bollare come “stupida o ignorante” una donna che non si sottrae immediatamente ad una vita di violenza?

Che alternative concrete ha? Che forza trova dentro di sé?

Allora, questo articolo è l’ultimo esempio di violenza nei confronti delle donne. Un esempio di come la stupidità non sia una caratteristica della donna vittima di violenza di genere, ma, spessissimo, un ingrediente stesso della violenza secondaria, quella di certi media che aggiungono dolore al dolore.

Per un 25 novembre diverso, torniamo a chiedere rispetto per le vittime di violenza. Rispetto per tutte le donne e le loro vite.

Meglio un dignitoso silenzio che parole a vanvera o fotografie inadeguate come quella che compare nell’articolo citato.

 

 

 

 

 

Un pensiero su “La stupidità è violenza

  1. Vi racconto una cosa che forse i lettori di questa pagina troveranno interessante.
    I gestori della pagina facebook di Oikos-bios, che si definisce “Centro Filosofico di Psicanalisi di Genere Antiviolenza”, hanno cancellato i miei (e non solo i miei) commenti critici al loro post sull’articolo di Nicla Vassallo “Sulla violenza contro le donne. Meglio dubitare”, articolo che condividevano senza prenderne distanza, anzi.
    In quei commenti esprimevo la mia distanza dalla posizione della Vassallo. Cancellando i miei commenti e bannandomi, i gestori della pagina di Oikos Bios hanno fatto esattamente quello che faceva il mio ex marito ogni volta che mi puniva, picchiandomi, per aver osato esprimere un’opinione diversa dalla sua, per aver osato mettere in dubbio la sua parola: mi hanno chiuso la bocca. Mi hanno tolto la parola. Mi hanno negato la possibilità di esprimermi. Mi hanno fatto violenza.
    Se anche voi ritenete che questa sia violenza aiutatemi a denunciare questo fatto. Potete entrare nella mia pagina fb e condividere il mio post di denuncia. Grazie.
    p.s. Prima che cancellassero i miei commenti, per puro scrupolo, ho salvato la pagina in un file pdf. Ho le prove.

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