Intolleranza zero, voci dalla Piazza di Milano

Eravamo nel pieno dell’estate, quando I Sentinelli di Milano, community attiva sui temi laici e antifascisti, lanciavano un grande evento di piazza, a seguito di una presa di consapevolezza collettiva dell’aumento non tanto dei casi di razzismo e di omofobia, quanto della tolleranza degli stessi. Una sorta di sdoganamento della violenza (non solo verbale) nei confronti di un’ampia fascia di persone, che ha ripreso forza anche a causa di molte posizioni e modi di fare dell’attuale Governo.

Si è svolta quindi ieri pomeriggio, 30 settembre 2018, Intolleranza zero, promossa e organizzata non solo da I Sentinelli di Milano, ma anche da ANPI e ANED (alla stessa manifestazione hanno aderito numerosissime realtà, e ha preso vita anche in altre città: Catania, Sassari, Parigi, Londra e Berlino).

Riporto dall’evento FB:

(…)
Saremo in piazza per raccontare un clima che non si è creato improvvisamente: da anni si prepara e si alimenta in tutta l’Europa, e in alcuni paesi in particolare, una deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita. Da anni si seminano e si alimentano, nel nostro paese, odio e rancore.
Ora, però, registriamo l’inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.
Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti.
Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant’anni fa l’Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste.

Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa.

Noi, oggi che non girano (ancora) simboli per marchiarci, sentiamo ugualmente il peso di questa intolleranza montante.
(…)
Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze.
Ricorderemo che la Resistenza ha una dote: quella di non invecchiare, e lo faremo contemporaneamente ad altre città, ad altri luoghi simbolici come i porti, la cui chiusura è il simbolo di una politica dell’odio che non ci appartiene. Con tutta la forza pacifica della solidarietà.

Lo faremo in tante e in tanti.
Lo faremo vestiti di rosso.

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E Piazza Duomo si è colorata davvero di rosso. Non so quanti fossimo… ad un certo punto qualcuno ha detto 25.000. La cosa importante è che si è trattato di una manifestazione partecipata e collettiva, portata avanti dalle Associazioni di cittadini, da tanta gente “comune”, tutti animati dallo stesso comune sentire, al di là (e oserei dire “al di fuori”) dell’appartenenza a partiti politici, troppo spesso lontani dalla gente, deludenti e traditori di certi ideali.

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Anche dal palco sono giunte le voci delle Associazioni, della gente comune. L’unica presenza per così dire partitica è stata Elly Schlein, europarlamentare di Possibile, il cui intervento, su cui torno più avanti, è stato uno dei più apprezzati, per lo meno da me che scrivo.

Hanno preso la parola gli organizzatori della manifestazione, ricordando la Costituzione italiana, non solo a-fascista, ma ANTIfascista, con quel prefisso che sta ad indicare che le il popolo italiano e le Istituzioni che lo rappresentano non solo debbono evitare comportamenti di stampo fascista, ma li devono contrastare e devono attivarsi perché non vengano riproposti mai più, a nessun livello del vivere politico e civile.

Si è ricordato come il motto leghista “Prima gli Italiani” derivi da Casa Pound, ovvero da un’organizzazione dichiaratamente ispirata al fascismo, è stato letto un importante messaggio di Liliana Segre, la senatrice che ha vissuto sulla sua pelle l’orrore dei lager nazisti:

 ci sono “diffusi segnali di rinascita di correnti razziste e xenofobe, quando non apertamente naziste e neofasciste, per me motivo di sconforto

Roberto Cenati, presidente dell’ANPI provinciale di Milano ha detto:

In questo riaffacciarsi di pulsioni razziste e xenofobe il ministro Salvini, che ha fatto proprio lo slogan di Casa Pound, ‘Prima gli italiani’, si vanta di avere ridotto le domande per il diritto d’asilo previsto nella nostra Costituzione- Mentre nel decreto sicurezza il governo, a trazione salviniana, pone ulteriori restrizioni sulla protezione umanitaria”. Da ministro dell’Interno “dovrebbe preoccuparsi di combattere chi minaccia veramente la nostra sicurezza, come le mafie”

C’erano Don Massimo Biancalani, vittima di aggressioni e di minacce per la sua attività di accoglienza, uno studente appena diciottenne, vittima di bullismo di matrice omofoba a scuola, la coppia gay minacciata e aggredita recentemente a Verona e tante, tante altre persone che hanno raccontato non solo episodi intimidatori, ma anche rinascite, manifestazioni di solidarietà, azioni positive di inclusione. Nessuno è stato dimenticato: non i Rom e i Sinti, etnie particolarmente odiate anche dal “sentire comune”, non le persone più fragili, malate spesso vittime di stigma sociale. Ognuno ha avuto la possibilità di parlare, in un fiume di interventi che hanno reso la manifestazione densa di significato ma anche estremamente scorrevole, snella, senza pesantezze, con momenti di musica e momenti più leggeri.

Particolarmente interessante, il breve discorso di Elly Schlein:

(…) Pensate che incubo questa piazza per i nostalgici del Medioevo: siamo tutti insieme, antifascisti e stranieri, Rom e comunità Lgbt, femministi e ambientalisti, stanotte Fontana non dorme

Ha scherzato (ma non troppo)

Un Governo vigliacco forte con i deboli, debole con i forti, ma è anche un Governo ipocrita, perché c’è chi si riempie la bocca di sicurezza, ma con la sua propaganda di odio quotidiana, scegliendo un nemico al giorno (…) sta legittimando la violenza, rendendo di fatto le nostre città meno sicure

Si attaccano sempre i migranti irregolari, ma mai gli italianissimi sfruttatori che li impiegano come schiavi nei nostri campi e nelle nostre aziende – dice Schlein – e poi passa a dare la giusta dimensione ai numeri di quella che viene percepita come una invasione.

Abbiamo lavorato due anni lontano dai riflettori per ribaltare il regolamento di Dublino, un sistema ingiusto che ha lasciato le maggiori responsabilità sull’accoglienza ai Paesi di frontiera come l’Italia, ingiusto verso i richiedenti, perché li blocca in un Paese dove nemmeno vogliono stare spesso e ingiusto perché ha permesso agli altri Paesi di rimandare migliaia di persone in Italia solo per il fatto di essere entrate in Europa dall’Italia (…)

Abbiamo vinto (…) ottenendo la maggioranza storica dei due terzi che propone di cancellare quell’ipocrita criterio (…) e sostituirlo con un meccanismo permanente di ricollocamento che obblighi tutti gli Stati europei a fare la propria parte sull’accoglienza. Anche Orban, caro Salvini, l’amico tuo. La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare, o sequestrandole nei nostri porti, ma ai tavoli dove si cambiano le norme ingiuste e dove per 22 riunioni di negoziato non vi abbiamo mai visto nemmeno ad una. Vai un po’ a convincere il tuo amico Orban a fare la propria parte, perché doveva fare 1294 ricollocamenti (…) in due anni (l’Ungheria è un Paese di 10 milioni di abitanti) e sapete quanti ne ha fatti? ZERO. Allora ricordaglielo un po’, perché qui emerge tutto il paradosso di tutta questa internazionale di nazionalisti (…)

Sta a noi far esplodere le contraddizioni di questo fronte nazionalista e fascista.

Ha concluso dicendo che la destra punta il dito verso il basso, verso i deboli, come i responsabili di tutti mali, ma mai verso le multinazionali che sviliscono i lavoratori e eludono il fisco europeo per miliardi e con invito a restare mobilitati senza mai cedere alla violenza.

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Elly Schlein

Personalmente, sono stata molto contenta di sentire che anche i temi “di genere” sono stati toccati, sebbene non fossero il focus della manifestazione, come espressione della stessa matrice culturale, quella che possiamo definire con lo slogan “Dio, Patria e famiglia”.

Il primo che ha parlato di 194 e ddl Pillon è stato Luca Paladini, il portavoce dei Sentinelli di Milano

(…) non riesco a non dire due parole su questo troglodita con il farfallino addosso. Registro con soddisfazione il fatto che a Milano è nato già un Comitato contro il Disegno di legge Pillon che il 2 ottobre si ritroverà per la prima volta (…).

(…) lasciatemi dire una cosa su questo Senatore della Repubblica. Ho letto un’intervista dove afferma che se fosse per lui le donne (…) dovrebbero essere costrette a partorire. Bene, avanti così saremo noi a costringerlo a dare le dimissioni. E che non ci provino neanche: la 194 e le unioni civili non si toccano (…)

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Luca Paladini

L’argomento è stato poi ripreso da Manuela Ulivi, della Casa delle Donne maltrattate di Milano

(…) si vorrebbe introdurre un concetto di famiglia dove i bambini vengono divisi in due, come fossero una proprietà. Attenzione, si torna indietro sia sulla separazione che sul divorzio, quindi è come un ritorno indietro di 50 anni, dove chi ha figli minorenni non si può separare liberamente. C’è un percorso ad ostacoli per raggiungere sia la separazione,che il divorzio. I figli si troveranno al centro di uno scontro sulla gestione della loro vita e le relazioni e anche le questioni economiche e quelle emotive. Se oseranno dire che vogliono organizzarsi a modo loro, che con un genitore si trovano male saranno obbligati a rimanere più tempo proprio con quel genitore (…)

Il disegno di legge Pillon va gettato in un cestino perché è un arretramento dei diritti civili di tutti – donne e uomini – intollerabile.

(…) le donne che vorranno separarsi non potranno farlo liberamente, le donne maltrattate dovranno trattare con il loro maltrattatore, questo è veramente insopportabile. 

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Manuela Ulivi

Invita poi alla prima assemblea del Comitato NoPillon

E’ stata una bella boccata d’aria, un modo di stare insieme in tanti e in tante per mostrare al Paese che esiste una bella fetta di persone che hanno ancora voglia di mobilitarsi e di lavorare per una società pluralista, inclusiva.

Concludo invitando tutte le nostre lettrici e i nostri lettori a tenere alta la soglia dell’attenzione,perché nessuno è potenzialmente escluso dagli attacchi al “diverso”. “Divers*” lo siamo tutti e tutte per un motivo e per l’altro e nessuno può dirsi assolt*, come diceva De Andrè nella sua “Canzone del maggio” che non dobbiamo mai smettere di ascoltare.

 

 

 

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