Il linciaggio mediatico contro Greta e Vanessa

Venerdì 16 gennaio, alle quattro del mattino, all’aereoporto di Ciampino, dopo più di cinque lunghi mesi nelle mani di chi le aveva rapite in Siria, atterravano le due giovani volontarie Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Sguardi stanchi e un po’ smarriti, avvolte in un giubbotto nero si sostenevano a vicenda, così come hanno fatto per questi lunghi mesi.

Non hanno ancora quasi fatto in tempo a rimettere piede a terra, che già qualcuno commentava in modo cattivo il loro rientro.

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Se sorridono con la bandiera siriana dal loro diario di Facebook non va bene perché “sono delle sprovvedute che si divertono a giocare facendosi i selfie per i social”, ma se non sono sorridenti, grate e felici al rientro, nemmeno. Qualunque cosa le riguardi, è sempre sbagliata.

Le notizie, circa il sequestro, il riscatto, come siano stati i mesi di prigionia sono ancora molto confusi a questa confusione si aggiungono le decine di bufale messe in rete da gruppi e gruppetti populisti spalleggiati da quotidiani alla Libero e il Giornale.

C’è chi lancia persino un sondaggio:

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Due ragazze che sono partite per la Siria per “aiutare là” (come dicono i tanti “io non sono razzista ma…” in Italia) sono colpevoli e dunque devono ripagare la società, come chi infrange la legge. Trattate come due delinquenti dalla stampa che invita al linciaggio mediatico, con iniziative come questa.

Da subito dopo Natale, precisamente quando in Italia è iniziato a circolare il video appello delle ragazze, si è scatenata la peggiore ferocia populista, qualunquista, razzista e maschilista.

La Lega e Sallusti si indignano per lo “schifo” del pagamento di un riscatto (che cosa di doveva fare? Meritavano di morire là?) e c’è chi le accusa di aver favorito i terroristi che, con i soldi del pagamento, si sono rafforzati acquistando altre armi. Greta e Vanessa dovevano restare nelle mani dei rapitori, perché adesso, per colpa loro quante persone verranno uccise! Hanno barattato la loro vita con quella di altri che, però, a differenza delle due ragazze (che se la sono cercata), non hanno scelta. Ipocrisia allo stato puro. Sappiamo bene che le armi in mano ai terroristi sono anche armi italiane, prodotte (e forse anche comprate) in Italia: non servivano per questo i milioni del (presunto) riscatto di Greta e Vanessa. L’Italia vende e produce armi da ben prima del rapimento delle due ragazze con buona pace dei (falsi) moralisti.

Il culmine è avvenuto però con la notizia della liberazione delle due giovani. Si sono sprecate le ipotesi e le cifre del riscatto e le tesi complottistiche: qualcuno pensa addirittura che non siano mai state rapite perché dai loro visi rotondi si presume abbiano mangiato di sicuro nei migliori ristoranti della zona, qualche altro ipotizza invece una possibile gravidanza. Fino ad arrivare a Gasparri che sabato sera lanciava questo tweet

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Il grande tormentone è stato: ma perché per le due ragazze si è pagato 12 milioni di euro e per i marò no?

Ripetiamo nuovamente, che le cifre sono solo ipotesi campate in aria e che ad oggi non è ancora chiaro se ci sia stato un riscatto, tra l’altro monetario o meno. Un tormentone che evidenzia la totale ignoranza circa gli avvenimenti e la scarsissima conoscenza del motivo per il quale i marò si trovino in India e per il quale siano ancora in attesa di giudizio.

Le destre hanno cavalcato l’onda sull’episodio dei marò per parlare alla pancia della popolazione, quella che non si informa, non legge ma si ferma esclusivamente ai titoli, non cerca informazioni precise e non verifica mai le fonti di quanti sta leggendo.

Così, la disinformazione, il bassissimo livello culturale italiano –da cui nascono sessismi e razzismi vari– hanno partorito questo genere di mostri

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Zoccole, puttane, stupide, deficienti, ragazzine annoiate, radical chic, geishe dei terroristi, pagassero in natura il loro riscatto

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Questi solo alcuni dei “complimenti”.

Insulti che fanno leva quasi sempre sulla sessualità delle due ragazze, perché insultare le donne riferendosi alla loro condotta sessuale è ancora lo sport preferito di moltissim* Italian*.

E ancora: “Potevano aiutare la gente che non arriva a fine mese in Italia”. Gli stessi che poi quando si parla di immigrati e sbarchi sfoderano il solito “Aiutiamoli a casa loro”.

Si è scatenato il peggiore maschilismo, quello spesso denunciamo dalle pagine del nostro blog.

Se la sono cercata!

Potevano stare a casa le due signorine!

Perché è inconcepibile la solidarietà, è inconcepibile che qualcuno si muova semplicemente per aiutare qualche altro e se sei donna è ancora più inconcepibile. Devi rimanere a casa, fare le cose da donna perché tutto ciò che c’è fuori le mura domestiche è pericoloso.

Se è vero che le due ragazze sono partite per una “missione” rischiosa, forse anche con un po’ di leggerezza e inesperienza, è altrettanto vero che hanno già pagato con il sequestro tutte le loro leggerezze e la loro inesperienza. Risulta però assai difficile capire come mai, per esempio, tutta la volgarità, la crudeltà, le illazioni, gli insulti, le accuse siano ricadute solo ed esclusivamente sulle due ragazze rapite e non sul cinquantenne che le accompagnava e che è riuscito a scappare. Perché nessuno ha puntato il dito su di lui? Perché, per lui, nessuna accusa di essere un terrorista, di essere in Siria per fare del turismo sessuale, nessun cartello volgare, nessun insulto, nessun giudizio negativo e nessun linciaggio?

Negli ultimi anni in tutto il Mondo sono molti gli italiani rapiti, sequestrati:  cooperanti, medici, giornalisti. Tutti molto più preparati e di Greta e Vanessa, tutti più anziani anche. Sembra quasi che quindi la loro giovane età e la loro incoscienza non siano l’unico motivo per cui si viene rapiti nei Paesi in conflitto. Ma le vere ragioni politiche e belliche di un sequestro internazionale giacciono sepolte, senza essere mai esplorate, mentre i media riportano nel dettaglio tutte le illazioni di Gasparri&co. sul sesso coi guerriglieri e le polemiche sull’aver finanziato i terroristi pagando un ingente riscatto.

Nel 2004, dopo la morte del giornalista Enzo Baldoni, venivano rapite e poi liberate dopo 19 giorni le due cooperanti Simona Torretta e Simona Pari. Nel 2005 viene sequestrata la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, rilasciata anche lei dopo quasi un mese. Nel 2007 in Afghanistan viene rapito  il giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, poi liberato anche grazie all’intercessione di Gino Strada ed Emergency.
Nel 2011 nel Darfur in Sudan viene catturato dai ribelli locali il cooperante di Emergency Francesco Azzarà, liberato dopo 124 giorni.  Sempre nel 2011 in Algeria viene sequestrata la cooperante Rossella Urru, liberata nel 2012.
L’inviato della Stampa Domenico Quirico viene rapito due volte: la prima volta nel 2011 in Libia per due giorni (con i colleghi Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, entrambi del Corriere della Sera, e Claudio Monici di Avvenire); la seconda volta nel 2013 in Siria per cinque mesi.

Per nessuna di queste persone, solo le più note ad essere state rapite in questi anni, si è scatenato il putiferio che si è alzato contro Greta e Vanessa quando ancora erano in Siria o ad accoglierle al loro ritorno. Per ognuna di queste persone sarà stato evidentemente pagato un riscatto, economico o non, al termine di una trattativa per la loro vita.
E se è vero che gli uomini diventano subito “eroi” nella narrazione collettiva, anche le donne rapite prima di loro hanno avuto un trattamento ben diverso da media e opinione pubblica.

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo qualche mese fa a Milano

Greta e Vanessa non hanno avuto la “giustificazione” della professione giornalistica, non sono esperte cooperanti capaci di muovere l’animo nobile dell’opinione pubblica, ma soprattutto non hanno l’aspetto e la vita delle vittime designate.
Non sono dimesse, non sono deboli, non sono lì per fare la “guerra giusta”, quella dei bombardamenti statunitensi.
Sono giovani e belle, una bionda e una mora, studentesse universitarie, che per un “errore di valutazione” comune a quello dei media di mezzo mondo identificano con i “ribelli” una fazione da sostenere in toto, da aiutare. Perchè Assad in quel momento era il nemico della libertà, della democrazia, della rivoluzione, a detta di tutti i media prima che di due ragazze.

L’Italia con Greta e Vanessa diventa un paese di padri severi e di madri ansiose. I rimproveri dei più grandi, gli insulti anche alla famiglia delle ragazze che “le ha lasciate partire” e poi la sequela di illazioni e offese sessiste, razziste e misogine di cui sopra.
L’intento di questi insulti, di questa rabbia è quello di “punire” le due ragazze, di castigarle, di riportarle ad essere oggetto sessuale, donne mansuete, controllabili, ordinabili.

Laddove Greta e Vanessa erano per il mondo solo due attiviste volontarie, l’opinione pubblica italiana ha tentato in tutti i modi in questi mesi di renderle nuovamente fantasia sessuale maschile, di riportarle al ruolo preposto di ogni donna avvenente, senza mai affrontare dunque le ragioni della partenza delle due ragazze, ma anche quelle dei loro rapitori, che in questa storia non hanno quasi un ruolo, non hanno delle rivendicazioni, ma sono solo “la giusta punizione” per l’avventatezza delle due scapestrate.

 

Fabiana, Laura e Chiara

 

 

 

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