Donne meravigliose e cavalieri galanti: il sessismo che non si vede

chivalry-modern-knight-0208-deGli uomini galanti non esistono più. Non ci sono più i cavalieri di una volta. Quelli che ti fanno sentire speciale, che ti mettono su un piedistallo, che ti aprono la portiera della macchina, la porta dell’ascensore, perché sei donna.

Si dice che ormai siano gentilezze superate e lo si dice con tristezza, perché chi di noi non vuole sentirsi speciale?

Eppure la galanteria io la vedo tutti i giorni. Non è mai morta e non morirà finché il mondo sarà sbilanciato a favore dell’uomo. E poi io l’ho sempre vista, fin da piccina.

Mi ricordo come mi sentivo speciale l’otto marzo di venti anni fa, quando i miei compagni delle elementari ci portarono le mimose, i cioccolatini e ci coprirono di attenzioni e le maestre erano così felici di questo quadretto. Mi sentivo proprio fortunata ad essere nata donna.

Alla soglia dei trent’anni non sono cambiate di molto le cose. C’è sempre qualcuno che prova a farmi sentire speciale perché sono una donna. Al lavoro, se entro in ascensore con un collega, mi apre la porta: “prima le donne” mi dice tutto contento. Se usciamo da un locale, sarà lui a tenere la porta aperta, magari dopo aver pagato il conto. In treno, quando viaggio con il mio piccolissimo trolley, trovo sempre qualcuno che si offre di sistemarlo nel vano in alto. La galanteria è un balsamo per gli uomini. Vedo i loro volti, così fieri e soddisfatti.

Il fatto è che io ci provo sempre a farli sentire speciali perché sono uomini. Ma non ci riesco mai. Quando, di fronte ad un uomo che mi tiene la porta, insisto perché sia lui ad andare per primo o quando, in treno, chiedo ad un uomo se ha bisogno di una mano per sistemare la valigia, ricevo in risposta solo sguardi risentiti e contrariati. Mi guardano come se fossi aliena. E nonostante le mie insistenze, non cedono.

Da sempre ci hanno insegnato che noi donne siamo esseri meravigliosi, dotate di un quid in più. Ce l’ha ricordato per la ricorrenza dell’otto marzo scorso anche Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica: noi donne sappiamo “produrre senza distruggere”, siamo “il volto della coesione sociale, della solidarietà”, siamo “la radice sulla quale la nazione è costruita”, “provvediamo all’educazione dei figli, curiamo anziani e invalidi e lo facciamo in silenzio” .

Anche Woman for Expo ci ricorda quanto siamo speciali. Noi nutriamo il pianeta e ci prendiamo cura di tutto il mondo: “Ogni donna è depositaria di pratiche, conoscenze, tradizioni legate al cibo, alla capacità di nutrire e nutrirsi, di “prendersi cura”. Non solo di se stessi, ma anche degli altri”.10405342_1434354153506263_744961342699159241_n

Verso la metà degli anni ’90 un gruppo di psicologi (Eagly, Mladinic, Otto) fece una ricerca su quale gruppo sociale, tra uomini e donne, venisse giudicato più positivamente. La risposta fu chiara: le donne erano viste in modo molto più positivo rispetto agli uomini, a causa di quello che viene chiamato women are wonderful” effect, “l’effetto donne meravigliose”. Siamo meravigliose perché siamo accoglienti, solidali, empatiche e ci prendiamo cura degli altri. Nella rappresentazione sociale l’uomo è vincente ma duro, le donne sono deboli ma meravigliose.

Ma allora perché ci lamentiamo? C’è qualcosa di male nell’essere viste come esseri meravigliosi (a prescindere)?

Sì. Perché il maschilismo non ha solo una faccia, ma due: una cattiva, l’altra (apparentemente) buona. Quella cattiva, più facile da individuare, viene detta sessismo ostile e si estrinseca nell’astio verso le donne, soprattutto verso coloro che non si adeguano allo status quo, che richiedono parità e che mettono in discussione la presunta superiorità maschile.

Quella buona, detta sessismo benevolo, è più difficile da riconoscere ed è accettata a livello sociale, quindi può circolare maggiormente. Glick e Fiske, due psicologi che nel 1996 studiarono il sessismo ambivalente – cioè articolato in queste due componenti – ( “The ambivalent sexism inventory: differentiating hostile and benevolent sexism”), indicano come sessismo benevolo l’insieme degli atteggiamenti positivi di protezione, idealizzazione ed affezione rivolti alle donne in quanto donne, in quanto portatrici di valori stereotipati (e limitanti), collegati alla cura degli altri, alla maternità, all’accoglienza, etc…

Secondo Glik e Fiske tali atteggiamenti “sono sessisti in quanto stereotipizzano le donne in ruoli ristretti, ma sono soggettivamente positivi in quanto a tono (per il ricevente) e tendenti a sollecitare comportamenti tipicamente categorizzati come prosociali (ad esempio l’aiutare gli altri) o una maggiore intimità (ad esempio l’aprirsi agli altri).”

Il sessismo benevolo rinchiude le donne in gabbie dorate e luccicanti, da cui è difficile uscire. Ed è una componente fondamentale per il mantenimento del maschilismo e della società patriarcale.

La relazione uomo-donna è una forma molto particolare di rapporto tra oppressore ed oppresso, in quanto oltre ad esservi subalternità, dovuta ad una notevole differenza di potere economico – sociale, vi sono anche implicazioni emotive, sentimentali e/o sessuali.

man-holding-car-door-open-for-womanUn sistema così complesso non potrebbe reggersi su modalità meramente oppressive e dominanti, ma è necessaria un’altra componente, che consenta di evitare o perlomeno di limitare il risentimento del gruppo dominato. Sono quindi necessarie gratificazioni paternalistiche, che fungano in qualche modo da ricompensa per l’accettazione del posto assegnato alle donne nella gerarchia sociale. 

Questa ricompensa è il sessismo benevolo, l’attribuzione a priori alle donne di qualità positive, riconoscendole adorabili, preziose e bravissime (soprattutto a fare quello che gli uomini non vogliono fare) e per questo destinatarie di attenzioni e premure particolari, che normalmente non verrebbero riservate a un uomo nelle stesse condizioni.

La forza del sessismo benevolo risiede nella promessa di impiegare il potere del gruppo dominante a vantaggio del gruppo dominato (le donne), a patto che queste accettino il controllo sociale maschile. La visione dell’uomo come cavaliere romantico che lotta per difendere la famiglia ed assicurarle benessere ha contribuito per secoli a confinare le donne tra le mura domestiche e a contenerne le ambizioni (Volpato, 2014).

Il sessismo benevolo e il sessismo ostile sono complementari e necessitano l’uno dell’altro per sopravvivere. Sono le due facce della stessa medaglia patriarcale. In una ricerca del 2001, sempre ad opera di Glick e Fiske, è emerso che coloro che attuano forme di sessismo benevolo nei confronti delle donne che si conformano alle norme sociali di genere, attuano anche sessismo ostile nei confronti di chi trasgredisce quelle norme.

Mettere su un piedistallo le donne, avere nei loro confronti atteggiamenti cavallereschi e protettivi – considerandole quindi bisognose -, gratificarle per il fatto di essere altruiste e amorevoli per natura – facendo quindi gravare sulle loro spalle welfare e costi sociali e relegandole a ruoli di cura – è una forma (non troppo sottile) di discriminazione, che sottintende l’esistenza di un rapporto di subordinazione.

Perciò cari colleghi, amici, conoscenti e non, vi prego non offendetevi se non sgrano gli occhioni in segno di riconoscenza quando insistete per aprirmi la porta. Non pretendete di pagare il conto al ristorante per il solo fatto che sono una donna. Non sentitevi minati nella vostra mascolinità se mi offro di aiutarvi con i lavori manuali: non ho solo un cuore colmo di amore traboccante in quanto donna, ma ho anche due braccia. Non mi fate complimenti sull’aspetto fisico quando non sono opportuni: mi infastidiscono e mi relegano alla sfera sessuale. E soprattutto, io non nutro il pianeta come vorrebbe Expo e non sopporto in silenzio la mancanza di welfare, come dice Mattarella.

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27 pensieri su “Donne meravigliose e cavalieri galanti: il sessismo che non si vede

  1. Ho letto con interesse l’articolo e confesso, anche con del disappunto, in quanto talvolta portatore di quel sessismo benevolo che viene citato. Essere definito sessista, per quanto benevolo, non piace, ma si devono riconoscere i propri limiti.
    Mi viene però da definire massimalista il concetto espresso. Se apro la porta ad una donna che accompagno non è perché sono convinto che nel locale in cui entriamo ci siano dei banditi da cui difenderla , o perché lei non sia fisicamente in grado di aprirla da sola, ma perché questa è l’educazione che mi è stata data, sbagliata magari, ma che non può relegare il giudizio sulle mie convinzioni riguardo alle donne a quel singolo gesto. Se mi offro di aiutare a spostare un trolley su un ripiano più alto, magari è perché i miei 15 o 20 cm in più mi facilitano nell’azione. Insomma ho aperto la porta alla mia relatrice di tesi ed alla dottoressa che mi aiutava negli esperimenti e questo non mi ha mai portato a pensare che non fossero cmq più in gamba di me in quello che facevano, come l’ho aperta a uomini più anziani di me, per una forma di rispetto alla loro età e quindi alla loro maggiore esperienza, od ai miei amici per una forma di affetto. In conclusione mi piacerebbe che, all’interno della realtà scientifica del “sessismo benevolo”, si desse cmq adito al fatto che gli uomini sono cresciuti nel loro rapporto con le donne, evitando di negare sempre l’opportunità di alcuni gesti che sono dovuti alla gentilezza, che aiuta cmq nelle relazioni umane.
    Michele Marsi

    • Michele, dai ragione alla scrittrice del post senza rendertene conto, qui s’intende: le gentilezze non farle a me donna perché sono tale e quindi meno capace o più degna di cortesie simili, se proprio vuoi fallo perché la consideri una cosa buona da fare a prescindere dal fatto che io sia maschio o femmina.

    • Michele Marsi, credo che l’autrice del post non volesse tacciare gli uomini “gentili” di sessismo benevolo.
      Credo che intendesse dire che va bene se siete gentili, ma poi non aspettatevi da noi inchini o sorrisi splendenti o gratitudine per questi gesti.
      In quanto donna, ma sopratutto in quanto Persona dotata di due braccia debolucce, ringrazio gli uomini che mi aiutano a sistemare la valigia sul treno, ma non lo prendo come un gesto di cavalleria, ma di “gentilezza” (vedi sopra).
      E’ come quando io cedo il posto a una signora anziana, o apro il portone al bambino che sta entrando a scuola. Sono azioni gentili, non galanti, e magari se anche quelle degli uomini verso le donne potessero considerarsi SOLO gentili (e niente più) saremmo un po’ più avanti nei discorsi di genere, qui in Italia. Ciao e buona giornata! A.C.

    • Penso che ciò che distingua il sessismo benevolo dalla semplice gentilezza sia il motivo che sta dietro al gesto: aiutare qualcuno che è in difficoltà a spostare una valigia è un gesto gentile (e capita anche a me di farlo se in treno ci sono anziani o in generale persone che sembra che abbiano bisogno di una mano), diventa “sessismo benevolo” se lo fai perché hai davanti una donna, anche se sta spostando una valigia piccolissima e sembra del tutto in grado di farlo da sola.
      Lo stesso per pagare il conto: non ho problemi se il mio ragazzo o amici mi vogliono offrire la cena o qualcosa da bere, lo accetto ringraziando come farei con un regalo. Ciò che mi dà problemi è quando non accettano mai che io contraccambi e ti garantisco che con gli uomini succede molto di frequente: il mio attuale ragazzo ci ha messo un po’ ad accettare il fatto che anche io possa voler invitarlo a mangiare fuori (e quindi pagare il conto) però adesso lo apprezza come un gesto carino nei suoi confronti e un mio modo di “coccolarlo”. Un tizio con cui sono uscita per alcuni mesi pretendeva di pagare sempre il conto anche in modi abbastanza odiosi come mettersi d’accordo prima con il cameriere. Ecco: questa non è gentilezza è essere arroganti e sessisti.
      Potrei fare un sacco di esempi del genere, però ci tengo a sottolineare che, a meno che effettivamente la cavalleria sfoci nell’arroganza, evito di incolpare la persona in questione perché probabilmente è un comportamento inconsapevole e che è stato rafforzato dalle tante donne che apprezzano gli uomini “galanti” e dall’educazione che ha ricevuto . Penso che sia più giusto tentare di far riflettere e, soprattutto nei rapporti di coppia, far capire agli uomini che godersi in pace alcune delle attenzioni che in genere sono catalogate come “atti cavallereschi” può essere molto piacevole. Poi, almeno secondo me, in una relazione di coppia in cui ognuno non si senta troppo legato a degli stereotipi legati al proprio genere si vive più rilassati, si esprimono meglio i propri sentimenti e i propri pensieri, ci si lascia andare di più a coccole e manifestazioni di affetto e si fa del sesso migliore.

  2. Ho letto veramente con piacere questo articolo, che ho trovato particolarmente interessante, soprattutto perché conferma in parte un mio pensiero. La maggior parte delle donne – quelle che desiderano che le porte vengano aperte per loro, quelle che si sentono inorgoglite per un apprezzamento fisico senza cognizione di causa, quelle che si sentono donne in quanto madri in atto o in potenza, e potrei continuare il mio elenco – possono dire di voler raggiungere la parità tra i sessi, ma nel loro inconscio non la desiderano. Non è possibile pretendere che qualcuno porti i pesi per noi o ci apra la porta di un locale solo in quanto siamo donne e affermare di voler essere trattata allo stesso modo degli uomini, è un’incongruenza purtroppo largamente diffusa.

    L’educazione che ci viene inculcata è particolarmente subdola, riguardo alla concezione del genere femminile. Da una parte, le mamme, le nonne, etc. insegnano al bambino a fare gli auguri per l’8 marzo, a aprire la porta di locali e auto e quant’altro, ma anche che il maschio è il capofamiglia, che i lavori di casa spettano alla donna, eccetera. L’educazione che riceviamo è la stessa che porta i maschietti a fare commenti goliardici dietro alle donne, ree di passare per strada, non è una cosa curiosa?

    Detto questo, nulla toglie la possibilità di utilizzare le apprese “cortesie cavalleresche” per dimostrare rispetto verso una particolare persona, come da commento di Michele Marsi. Ma la porta alla relatrice, piuttosto che alla/al collega, la si apre per il rispetto verso quella particolare persona, per i sentimenti che si provano verso di lei, non in base al suo sesso.

    • Sono d’accordo con quanto scrivi, anche con riguardo a questo punto: “ma la porta alla relatrice, piuttosto che alla/al collega, la si apre per il rispetto verso quella particolare persona, per i sentimenti che si provano verso di lei, non in base al suo sesso.”

  3. Molto interessante. Anche i commenti. Non riesco a non pensare – giusto per partecipare alla dibattito – al fatto che se aiuto aiuto una donna a prendere una cosa in alto è perché io sono 1 e 85 e lei con ogni probabilità molto meno, che se l’aiuto a portare dei pesi è perché peso 80 chili e lei con ogni probabilità no… Lo farei con ogni persona che presenta una condizione di svantaggio fisico rispetto alla mia. Dovrei ignorare questo sbilanciamento per rispetto? Sarebbe davvero rispetto? Si tratta di una faccenda di educazione? Sessismo travestito da attenzione? E se fosse solo buon senso? Non ho una risposta, ma capisco il punto e ringrazio l’autrice per l’occasione di riflessione.

    • Grazie per il tuo commento Devor. Il punto fondamentale è distinguere il sessismo benevolo (di cui fa parte la galanteria) dalla gentilezza. Uno è rivolto alle donne per il solo fatto di essere donne, l’altro è rivolto alle persone, indipendentemente dal sesso di appartenenza.
      Se vedo una persona in difficoltà – non importa che sia uomo o donna – mi offro di aiutarla. Ed è giustissimo, ci mancherebbe. La domanda è: ti offriresti di aiutare nello stesso modo un uomo che si trova nelle stesse condizioni ( e intendo anche quelle fisiche) di una donna? Purtroppo mi è capitato varie volte di offrire il mio aiuto a uomini che in tutta risposta mi hanno solo guardato male, come se li stessi sminuendo. Ed era un aiuto che io potevo ovviamente dare a livello fisico. Per aprire porte mi sembra non sia necessario l’incredibile Hulk, lo sappiamo fare tutt*, eppure solo a noi donne ci vengono aperte. Idem sistemare un piccolissimo trolley in un vano del treno che si trova appena sopra la mia testa e non a 3 metri di altezza.

      • L’idea alla base di questo è che sia il ruolo dell’uomo aiutare la donna e che la donna non può essere attratta da un uomo che ha “salvato” e che non lo consideri abbastanza uomo. Il presupposto però è che tale donna faccia un ragionamento sessista “ha avuto bisogno di essere aiutato da me che sono una donna, che pappamolla”. Purtroppo però molte lo fanno. A quel punto mi dico, noi uomini dobbiamo imparare a selezionare come lo fanno le donne e dire che magari quel tipo di donne non meritano, perchè nemmeno si giudicano degne di aiutare un uomo. Ma poi gli altri uomini ti dicono “sì fai come la volpe e l’uva”. Chissenefrega sia chiaro di quello che dicono gli altri uomini eh :).
        Quindi non so, penso che molti uomini, anche non sessisti lo fanno per adattarsi alla situazione. Ma la storia lo insegna, i comportamenti individuali corrispondono a vari modi, più o meno passivi, di adattarsi all’esistente, quelli più passivi contribuiscono paradossalmente a perpetuare l’esistente senza cambiarlo, nonostante contrario ai proprio principi. E’ il meccanismo tramite cui la minoranza ricca controlla quella povera, ma questo è un altro discorso. Poi c’è chi da un contributo maggiore al cambiamento.
        Io un’idea ce l’avrei, ma la vorrei sentire da te. Come fare a contribuire al cambiamento in un mondo dove molte donne, ancora, certe cose se le aspettano e valutano le attenzioni in base a criteri pericolosamente vicini alla quantità di soldi spesi (anche se questo lo si legge spesso da commentatori maschilisti quindi lungi da me il generalizzare o esagerare la portata di questa cosa, eh ;)). Per carità non sto negando la parte preminente che hanno gli uomini nel perpetrare ciò. Lo dico perchè ci sono donne indipendenti, intelligenti e valide che magari pensano ancora che l’uomo debba fare la prima mossa, per lo più, o offrire lui, quindi magari ci si adegua, non tanto per andarci a letto, ma perchè ne vale la pena per quello che è lei. Anche lei magari si sta adeguando a quello che pensa degli uomini, cioè che magari la valutino più seria se si comporta “da donna” nel corteggiamento. Poi magari le cose si sciolgono e i pregiudizi si superano.
        Quelli che diventano acidi e maschilisti, spesso sono stati presi in giro e sentono di aver perso tempo dopo aver obbedito ad un costume sociale, ma non è una giustificazione, faccio fatica ad immaginarmeli come “bravi ragazzi”, molti di loro, quando li leggo, magari si aspettavano l’equazione automatica bravo premuroso = faccio colpo, ma è una facciata. La moneta non funziona quindi non la uso più e a quel punto si vedono i loro veri colori. Anche se hanno conosciuto molte stronze, non può essere una giustificazione.

        • Non sono solo gli uomini ad essere maschilisti ma anche le donne. Il maschilismo in questo non discrimina 😉

  4. Per finire a volte penso che questo ruolo che si sono dati gli uomini, faccio quasi fatica ad immaginare l’abbiano fatto da soli. E’ fin troppo impegnativo, deve fare tutto lui, bisogna offrire, essere automuniti, fare la prima, seconda, terza mossa ad libitum, beccarsi un rifiuto, mai darlo. Credo quindi che molti di quelli dell’ultima generazione non se lo sia scelto, ma abbia imparato che si faccia così, perchè è costume o perchè, dicono loro (è vero, in parte) le donne se lo aspettano, in fondo però subendo tutto questo carico di “lavoro”. Anche se sono un uomo, devo ancora capirli, molti di questi. Non sono gli stessi, quelli di cui sto parlando io, che giudicano una donna male se si dà troppo da fare o è troppo “facile”? In parte sono gli stessi, direi, in gran parte non possono che essere altri, perchè sarebbe una contraddizione.
    Per rispondere quindi alla domanda iniziale, che poi è l’obiezione di molti revanchisti, insieme alla leva maschile, il “prima le donne ed i bambini”. Penso che a molti, nel passato facesse comodo, a diversi livelli, poi ovviamente gli svantaggi ed i rovesci della medaglia, li subivano anche loro (smentisco però che le donne non dovessero lavorare nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche tessili), ovviamente. Adesso si lamentano, perchè, con la parità, se non sei il solito spregiudicato prevaricatore, queste usanze tradizionali non fanno più comodo. In conclusione, per quanto riguarda il rovescio della medaglia, non bisogna dimenticare che probabilmente il patriarcato è top down, gerarchico e normativo, anche da uomo, se non rispondi a certi codici, vieni svantaggiato, almeno o quasi quanto una donna. E ovviamente i vantaggi maggiori li dà ai maschi “alpha”, cioè quelli più in alto nella struttura gerarchica, agli altri dà certamente una maggiore libertà di realizzarsi rispetto alle donne, ma ai livelli di classe più bassi, comunque una libertà da schiavi.

    • La società patriarcale rinchiude anche gli uomini in gabbie.
      I ruoli di genere, che richiedono uomini forti, prevaricatori, “che non devono chiedere mai”, “che non devono piangere”, etc.. sono molto dannosi anche per loro. Il femminismo libera non solo le donne, ma anche gli uomini.

  5. Quando dal gruppo “La pubblicità sessista offend etutti” scriviamo alle ditte per criticare il loro uso svilente della figura femminile, a volte ci viene risposto che no, loro le donne le rispettano, anzi, a loro piaccione le Donne, l’universo femminile ( bleah) è affascinante, e sapete cosa? Se poi sono belle le rispettano ancora di più! La fascinazione per la donna deriva, temo, dall’attrazione sessuale, un’anziana con grandi doti di pensiero o professionale difficilmente rientra nell “universo donna “.

    Il sessismo benevolo esiste e questo bell’articolo è il secondo che leggo a riguardo. Il primo, a questo link http://edicolainternazionale.blogspot.it/2013/04/il-problema-del-sessismo-benevolo.html
    termina così:

    …quanto accaduto di recente a Elise Andrew, creatrice della popolare pagina Facebook I Fucking Love Science. Quando ha condiviso il suo account Twitter con i 4,4 milioni di fan della pagina, molti hanno commentato al link assolutamente SHOCKATI… Di cosa? Ma ovviamente del fatto che lei sia una donna.

    Non avevo idea che IFLS avesse una così bella faccia!
    Dio santo, sei una FIGA!
    Vuoi dire che sei una ragazza E pure bella? Wow, oggi la scienza mi è piaciuta un pochino di più. ^^
    Pensavo che, viste tutte le volte che hai orgogliosamente sputato “I fucking love science” in faccia a tutte quelle persone che non apprezzano l’uso delle parolacce, tu fossi un ragazzo.
    Sei una ragazza? Ho sempre pensato fossi un maschio, non so perché. Beh, bello vedere che aspetto hai, immagino.
    Cosa?!!? Alle tipe non piace la scienza! LOL ero convinto fossi un uomo.
    Non è solo che tu sia una ragazza ad essere sorprendente, ma che tu sia una ragazza figa!

    Ecco. Vedete, è questo il problema. Elise si è sentita molto a disagio, e come lei molti altri là fuori che hanno assistito — e con ragione. Eppure molte persone chiamerebbero lei (e altri come lei) ipersensibile per aver preso negativamente affermazioni che sembrano complimenti. In molti hanno pensato che Elise avrebbe dovuto essere contenta che altri le dicessero che è attraente, o che sottolineassero quanto sia peculiare che lei sia una ragazza a cui piace la scienza. Quello che Elise (e molti altri) hanno percepito è stato il lato benevolmente sessista delle cose, il lato che perpetua uno stereotipo secondo cui le donne (soprattutto le donne attraenti) non si interessano alla scienza, e che la cosa più degna di nota di cui parlare a proposito di una scienziata donna è il suo aspetto fisico.

  6. Sicuramente l’autrice non sbaglia ad individuare le assimetrie (uomini aprono le porte alle donne e non viceversa, etc) che sicuramente richiedono una spiegazione. Temo però che la sua analisi sia superficiale abbastanza fuori strada o per lo meno sia gravemente incompleta. Non si danno altri casi di discriminazioni accompagante da “galanteria” o suo equivalenti. Nessun’altra discriminazione ha un volto buono e uno cattivo. Nessuno tiene aprerte le porte ai gay, per dire, e nell’sud africa pre-mandeliano o i bianchi non tenevano aperte le porte ai neri, ne oggi lo fanno in texas o in russia, cosi’ come non vengono oggi tenute aperte le porte ai senza tetto o ai rom…

    Nulla nella teoria spiega quest’evidente discrepanza fra discriminazioni/pregiudizi. Se davvero la galanteria è una forma / una conseguenza / una seconda faccia del maschilismo, andrebbe spiegato perche’ solo esso presenta questa bizzarra varietà di espressioni.

    Sembra chiaro che dietro al fenomeno descritto ci debbano essere (per lo meno anche) ALTRE motivazioni di ordine sociologico / psicologico, e infatti non è difficile ipotizzarne alcune, che non si possono facilmente ricondurre a forme di maschilismo. Che queste spiegazioni “altre dal maschilismo” siano sufficienti, oppure no, a spiegare il fenomeno nella sua interezza, e fino a che grado, è tutto da determinare, ma può anche darsi.

    Poi, come spesso succede a questo tipo di analisi, l’autrice parte completametne per la tangente quando sembra attributire un piano quasi consapevole a coloro che si macchiano di galanteria. Anche la suffragazione coi dati è un pò a rischio: lo studio citato e’ di un decennio e mezzo fa, che in cose come queste, temo, sia da considerarsi datato. Per quel che vale, sembra contraddetto dall’esperieza (ma si sa che queste cose ingannano).

    • Di superficiale, incompleto, illogico e sgrammaticato, io vedo solo questo commento.
      In tutte le relazioni tra oppresso e oppressore vi sono forme di paternalismo ( come ho scritto nell’articolo). Ma non tutte le forme di paternalismo si estrinsecano nella galanteria, ovviamente (ma davvero lo devo specificare?) Cosa c’entra il fatto che nessuno tiene aperte le porte ai gay? Inoltre ( come ho scritto nell’articolo) la relazione uomo – donna presenta alcune particolarità. Riporto un estratto: “La relazione uomo-donna è una forma molto particolare di rapporto tra oppressore ed oppresso, in quanto oltre ad esservi subalternità, dovuta ad una notevole differenza di potere economico – sociale, vi sono anche implicazioni emotive, sentimentali e/o sessuali. Un sistema così complesso non potrebbe reggersi su modalità meramente oppressive e dominanti, ma è necessaria un’altra componente, che consenta di evitare o perlomeno di limitare il risentimento del gruppo dominato. Sono quindi necessarie gratificazioni paternalistiche, che fungano in qualche modo da ricompensa per l’accettazione del posto assegnato alle donne nella gerarchia sociale.”
      Prima di commentare, per favore, cercate di comprendere quello che leggete.

  7. Non sono romantica,odio le galanterie(tipo che un uomo mi apre lo sportello della macchina,come se fossi un’idiota che non lo sa fare da sola,no?),e voglio essere aiutata se lo richiedo io,altrimenti no!E chi l’ha detto che,solo perché sono una donna,debba per forza essere accogliente,meravigliosa,gentile,filantropa nei confronti delle altre persone?un po’di sano egoismo ci vuole,eh!Non posso essere anche cattiva e sadica?No?Allora per me non esiste il libero arbitrio?Certo che esiste!in quanto essere umano posso scegliere di fare la santa o di comportarmi male come Alex Delarge(Arancia Meccanica)!Scusate lo sfogo,ma se mi toccano il libero arbitrio e i diritti umani e le scelte personali mi inalberò non poco!

  8. P.S. meno male che i galantuomini sono una specie in estinzione,spero di trovare un uomo vero(uno che mi tratti come un essere umano e che non pensi solo al mio sesso e che non mi sottometta perché sennò lo tratto allo stesso modo)!

  9. Articolo davvero interessante. La cosa che più mi ha colpito è però la pietra tombale che questo pensiero pone in maniera apparentemente definitiva sul concetto di gentilezza: parrebbe, infatti, che essere gentili verso un/a rappresentante dell’altro sesso è sessismo, benevolo, ma pur sempre sessismo. Ammesso (e non concesso) che nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di sessismo benevolo, esiste qualcuno che lo fa per disinteressata cortesia e, mi duole dirlo, articoli come questo che non accettano eccezioni, fanno un enorme torto a quella fetta di popolazione.

    • Ovviamente essere gentili con l’altro sesso non è automaticamente una forma di sessismo. Ho già spiegato questo concetto nell’articolo e l’ho ripetuto nei commenti. Repetita iuvant, ma fino a un certo limite.

  10. Voi non immaginate nemmeno lontanamente quanto mi rende felice leggere questi post e capire che non sono l’unica. Grazie.

  11. Il mio commento prende spunto da quello di Stefania, perché spesso ti, ritrovi ad essere sola a combattere contro i mulini a vento. Il sessismo o “razzismo sessuale” come lo chiamava Louise Michel, perché ancora il termine sessismo non esisteva ..Il sessismo spesso non viene riconosciuto e neppure capito. A parte gli uomini, che minimizzano e negano, sempre. Quello che mi ha sempre stupito sono le donne..
    Un giorno si scopre che alcuni dei nostri cari colleghi, avevano fatto una lista di tutte noi, loro colleghe, con un “indice di scopabilità”, con il relativo punteggio da uno a dieci; poi suddivise in parti anatomiche e relativo punteggio, eventuali prestazioni e relativo punteggio. Tralascio il linguaggio, ma si può immaginare. Essendo la lista fatta su un foglio Excel, non poteva mancare il totale e la media per ognuna di noi. Da tenere presente che la lista è stata ideata e fatta da alcuni colleghi ma votata da tutti. Alcune di noi hanno reagito male, la reazione degli autori e dei colleghi in genere è stata: era uno scherzo, non sapete stare allo scherso, non è sessismo, siete voi che siete isteriche, perché siete femministe, non si può nemmeno scherzare, poi la maggioranza delle donne ci ha riso o è rimasta indifferente e questo era vero, ci siamo arrabbiate in 4 su ventidue, mano del 20%. La reazione delle altre donne è stata:
    Quella “onorata” e “lusingata” che ti diche che la nostra è sola invidia, perché avevamo avuto un punteggio minore.
    Quella che ti dice: il sessismo è un’invenzione del femminismo, lei non è femminista quindi per lei il sessismo non esiste.
    Quelle che tengono famiglia, non vogliono passare per quelle che discriminano gli uomini, ma veramente sono gli uomini che discriminano lei, ma fa lo stesso.
    La maggioranza sono quelle che sostengono che sono ragazzate e minimizzano…..In pratica, sei te che lo denunci che crei il sessismo. Punti il dito sul sessismo, e vieni isolata, emarginata, sei una scocciatrice, non sai stare allo scherzo, ecc.. Quindi un’ abbraccio a Stefania, perché penso di aver capito cosa voleva dire con il suo; Grazie!

  12. Ho letto con interesse l’articolo, che è scritto anche bene. Onestamente ne condivido poco le idee. Ma trovo sempre interessante confrontarmi con chi, vivaddio, non la pensa come me, quindi non me ne avere se ti rubo un po’ di spazio per dire la mia.
    Io sono conosciuto (spesso apprezzato) per i miei modi sempre gentili con tutti, donne uomini e animali (ecco, forse tranne quando guido nel traffico romano…). Ho sempre trattato le donne con una particolare attenzione: confesso la mia colpa! 🙂 Ma lo faccio senza l’untuosità (o addirittura il “senso di colpa” sessista) cui tu alludi: semplicemente sono molto “femminile” anche io (no, non ti incazzare, nel senso che ho un’identità di genere sicuramente piuttosto complessa, che ha punti di contatto con quello che nell’immaginario collettivo è spesso attribuito alle donne): perciò prediligo le amicizie femminili e ne apprezzo una certa maggiore intelligenza e sensibilità (questo generalizzando: ci sono anche donne pessime e uomini fantastici, ça va sans dire…).
    Sintetizzando sono queste le principali obiezioni che sento di muovere alla tua argomentazione:
    1) Dici e specifichi, insieme a molte commentatrici, che non ce l’hai con la “gentilezza” se non è “sessismo benevolo”. Ok, ma come fai a sapere se io, p.es., sconosciuto passante sto facendo una “gentilezza” che farei con chiunque o ti sto dando lo zuccherino di cui sopra? Se entrando o uscendo dall’ascensore ti faccio passare prima come fai a capire che io lo farei o meno anche con un uomo? Io nel dubbio non malignerei. Poi ho notato che nei commenti si è creata una curiosa distinzione tecnica fra “gentilezza” e “galanteria”: guardate che “galanteria” è legato al termine “gala” (come “galateo”) e cioè è una forma di affettazione cortese, magari considerata eccessiva ma non di per sé rivolta strettamente alla donna (tanto è vero che l’espressione “il tempo è galantuomo” non significa ovviamente che lo sia con le donne e non con gli uomini!).
    2) Il povero termine “cavalleresco” ha assunto un senso, anche qui sull’onda dei commenti, sempre più fosco e meschino, cioè l’esatto contrario di quello che è l’Ideale Cavalleresco (che ovviamente pochissimo aveva a che fare con i veri cavalieri medioevali). Soprassiederò poi sul triste vizio di considerare il Medioevo una sorta di pattumiera della Storia: è circa un millennio di Storia in grande evoluzione e dinamismo, sicuramente “femministicamente” non peggiore dell’Antichità che lo ha preceduto o dell’Età moderna che è seguita (basterebbe menzionare la misoginia greca o la patriarcalità giuridica romana per la prima e l’Inquisizione e la “Caccia alle streghe” che ha avuto il suo culmine nella seconda). La caratteristica dell’Ideale Cavalleresco non era pagare il ristorante alla donna o aprirgli la portiera, ma semmai votarsi fino all’esito mortale per la SUA Donna amata (e non per tutte donne, invero). Tanto che per il cavaliere la Donna (da “Domina” appunto, è da questo stillnovismo che nasce il termine) diventa semplicemente quello che per il samurai era lo shogun in Giappone, ma con una vena amorosa: la sovrana assoluta, carnalmente intoccabile, cui dimostrare di norma con la morte la propria lealtà. Infatti la figura del Cavaliere idealizzato sarebbe considerata oggi (veppiù dagli uomini “machisti”) una sorta di “sfigato”: altro che il tipetto sorridente che cerca di fare il carino magari per portarti a letto o per sentirsi “figo allo specchio” (questi tipi, possono anche poi essere anche stupratori seriali, non c’è alcun nesso preciso). E in questo, in realtà mi sento solidalissimo col Cavaliere “sfigato” e malinconico (ne ho presi di calci in… cuore, diciamo). 😀
    3) L’argomentazione con cui spieghi il “sessismo benevolo” come compensazione maliziosa della (indiscutibile) oppressione delle Donne nella Storia è suggestiva. Però sconta secondo me un possibile errore logico: infatti, la condizione femminile è molto peggiore nelle Culture diverse da quella europea, ove questa “cavalleresca galanteria” è di fatto assente del tutto (persino l’idealizzazione della “Donna meravigliosa” dalla Cina ai popoli semiti è assolutamente ribaltata: l’Uomo è di norma lì associato alla Purezza e la Donna all’Impurità, ove da noi solo nell’Antichità precristiana greca e romana accade qualcosa di vagamente simile con la Bellezza e con l’Amore “alto”, che sono al loro apice considerati prerogative maschili e non femminili). Cioè, non è che forse scambi la causa con l’effetto? In fondo, pur con ancora strada da percorrere, devi ammettere che la cultura europea da noi ha fatto passi maggiori in termini di parità di genere, eppure è proprio questa che si caratterizza per questa tradizionale “galanteria”.
    E poi, come la mettiamo con una tradizionale forma di “cavalleria” che ha poco il sapore dell’oppressione malcelata: il fatto che in caso di pericolo mortale si dà la precedenza alle donne (e ai bambini) nei salvataggi e nei soccorsi? Va bene quello che dici dell’oppressione “complessa”, ma non si è mai visto l’oppressore preferire la propria morte a quella dell’oppresso (O ti incazzeresti anche se ti lasciassi il mio posto sulla scialuppa di salvataggio?). 🙂
    Ok, il mio megapippone l’ho fatto, chiedo venia per la lungaggine ma quando un tema mi interessa divento logorroico. Grazie se sei arrivata a leggere fin qui (se non l’hai fatto che i tuoi figli possano essere dei maschilisti in canotta che prendono il caffé mentre la moglie sparecchia!). No, scherzo! 😀 Con stima, DM

  13. Vorrei complimentarmi con l’autrice perché mi ha fatto riflettere su questa importante differenza tra gentilezza e cavalleria.
    Illuminante anche il commento che il maschilismo è causato anche dalle donne che giudicano poco virile e attraente un uomo che vuole uscire dal ruolo di “finanziatore” della coppia e di cavaliere dall’armatura splendente.
    Visto che il pubblico di questo articolo mi sembra molto attento e non ideologizzato, vorrei porre l’attenzione su un tema che mi è capitato di notare sempre di più negli ultimi anni e che altrove, soprattutto negli USA, è molto discusso anche se di solito in maniera molto stereotipata e intellettualmente scadente, ma il tema è molto più serio e pervasivo di quanto non si pensi.
    In estrema sintesi c’è questa teoria che il giusto venir meno di convenzioni sociali antiquate nelle quali la donna aveva un ruolo subalterno all’uomo nella coppia abbia creato un effetto perverso per il quale siano riemerse dinamiche “tribali” ancestrali che premiano gli uomini particolarmente dominanti che vengono chiamati maschi Alpha come si farebbe con un gruppo di gorilla.
    In pratica, dato che le donne possono vivere tranquillamente come single e cambiando regolarmente partner senza soffrire di “stigma sociale”, finirebbero per essere molto più selettive nella scelta dei partner maschili e privilegiare maschi magari molto attraenti a livello sessuale ma molto meno adatti e disponibili ad una relazione di lungo termine. La conseguenza è che si creerebbe una “corsa agli armamenti” tra gli uomini a chi ha atteggiamenti più dominanti e “stronzi” (scusate la parolaccia) nei confronti delle donne perché in fin dei conti l’esperienza giovanile dimostrerebbe che un certo tipo di comportamenti dominanti risulterebbe più efficace nel convincere le donne ad una relazione di tipo sessuale.
    La frase chiave di alcuni di questi “maestri dell’acchiappo”, tutti uomini, è che le donne dicono razionalmente di volere certe caratteristiche negli uomini ma poi alla prova dei fatti, seguendo un inconscio biologico, se sono libere di scegliere senza condizionamenti sociali finiscono per privilegiare uomini con caratteristiche differenti. La spiegazione scientifica sarebbe che, come in natura, l’istinto porta le donne a preferire uomini che pensano possano trasmettere ai figli geni dominanti e di successo come prestanza fisica, carisma, leadership ecc.
    Allo stesso tempo gli uomini darebbero un peso determinante alla giovinezza e attrattività fisica delle loro compagne come indice di salute e di fertilità per la riproduzione.
    In conclusione, la mia domanda soprattutto alle lettrici, è la seguente: una società moderna e che vuole perseguire la parità effettiva tra i sessi come può gestire in maniera efficace questi istinti animali che portano le persone a compiere scelte di coppia apparentemente non razionali e contraddittorie?
    So che il tema è delicato e non molto politicamente corretto, ma penso che una discussione seria sul tema sia del tutto opportuna per mantenere la coesione sociale. Io sto notando ad esempio come tante mie amiche stiano subendo continue delusioni da compagni attraenti ma abituati alle relazioni seriali e poligamiche e non stabili e che tanti uomini che rientrano nella categoria dei “bravi ragazzi” facciano sempre più difficoltà a trovare una partner perché giudicati sfigati.
    Grazie

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