Di Colonia, antiabortisti, sciacallaggio giornalistico e donne che meritano di morire

Il 2016 si è aperto con il peggiore dei propositi e con i fatti avvenuti a capodanno a Colonia l’umanità ha dato più che mai il peggio di sé.

Si è detto di tutto sulla vicenda. I linciaggi xenofobi non si sono fatti attendere e si sono sprecati i commenti razzisti con le solite strampalate e squallide tesi sulla superiorità della razza bianca tanto civile e rispettosa verso le donne.

Sull’Internazionale, forse per rispondere in qualche modo a tali reazioni, ho letto un articolo che non mi ha convinta del tutto dove si sosteneva che nella maggior parte degli eventi dove gira molto alcol, come ad esempio l’Oktoberfest,  è molto diffuso che le donne subiscano molestie di ogni tipo.

Cito dall’Internazionale

Ma le molestie sessuali su vasta scala non sono una novità. Anche se molti non se ne vogliono rendere conto, in tutte le grandi manifestazioni in cui l’alcol abbonda le donne devono affrontare una triste realtà: essere toccate contro la loro volontà. Nell’Unione europea una donna su due è stata vittima di violenze fisiche o sessuali.
Chi vuole cambiare la situazione deve pensare alla società nella sua interezza. Per certi maschi tedeschi, il carnevale o l’Oktoberfest non sono divertenti senza qualche palpatina. Fin troppo spesso la colpa viene data alle vittime: la gonna troppo corta, lo sguardo troppo invitante.

Di certo comprendo la buona fede di chi scrive ma quasi si percepisce la volontà di ridurre tutto all’uso dell’alcol quando sappiamo perfettamente che non è l’alcol a spingere un uomo a molestare o stuprare una donna. E che questa non è altro che l’ennesima giustificazione o motivazione sbrigativa che si vuole dare evitando di affrontare davvero il nocciolo della questione.

In base alla mia esperienza personale posso dire di aver subito le peggiori molestie da uomini tutt’altro che ubriachi. Sia per strada, sia sui mezzi pubblici che a lavoro. Ho fatto per tanto tempo l’hostess –e lo faccio ancora– mi è capitato di lavorare tante volte in congressi o fiere e nonstante lì non giri alcol, molti uomini, di ogni età ed estrazione sociale, credono di entrare in una realtà spazio temporale dove tutto è concesso, dove la ragazze non sono lì per lavorare, a svolgere lavoretti saltuari e precari per pagarsi l’affitto o le tasse universitarie, ma ad aspettare proposte sessuali in cambio di denaro, complimenti non graditi, richieste pressanti di numero di telefono, toccatine, eccetera eccetera. Mi è capitato anche di subire molestie da qualche datore di lavoro, così come capita giornalmente a migliaia di donne, nei campi, nelle fabbriche, negli ospedali, negli uffici e in tantissimi ambiti lavorativi –ma ovviamente tutto ciò non interessa ai destrorsi con la bava alla bocca.

Il razzismo dalle nostre parti c’è, ed è palpabilissimo, come ho spesso ribadito.
Sappiamo ormai perfettamente che se a stuprare o molestare è un nordafricano la vittima riceverà tutto l’appoggio e la solidarietà della comunità se a farlo è un bianco, un occidentale, un italiano, beh, allora c’è sempre qualcosa che non torna. Di sicuro lei lo avrà provocato, o si è pentita e per non essere additata come “poco di buono” ha cacciato fuori la storia dello stupro.

Un nordafricano rischia l’espulsione dal paese, un italiano troppo spesso ha non solo l’appoggio dalla comunità ma anche collette lanciate dal sindaco del proprio paese e un posto di lavoro, come ci insegnano le tristi vicende avvenute a Montalto di Castro e a Pizzoli

Oltre all’articolo su Internazionale, però, ultimamente il dibattito circa la violenza sulle donne si è appiattito di molto e l’unico modo per affrontare una tematica tanto delicata quanto la violenza sessuale o, in generale, la violenza sulle donne è rispondere ai razzisti; quindi da una parte ci sono loro, i razzisti, con le loro imbarazzanti stupidaggini dall’altra, spesso, non ci sono neanche risposte sensate ma sfottò verso Salvini e i suoi seguaci, casapoundiani e xenofobi vari. Come scrissi in questo post.

Basterebbe semplicemente dire che la cultura dello stupro, la cultura del victim blaming e delle continue giustificazioni verso chi la violenza la fa sia presente in ogni angolo del mondo. Certo, in alcune zone del mondo un po’ di più –e l’Italia è sicuramente tra queste– in altre meno, questo perché la radice di questi episodi è solo e unicamente culturale.

Al di là di quanto vogliano farci credere i difensori della razza bianca e italica, l’Italia non è affatto un paese civile, non è emancipato e non ha alcun rispetto verso le donne e con rispetto verso le donne non intendo quel paternalismo che le vede come esseri indifesi sempre alla ricerca di protezione da parte di cavalieri e soldati, ma in quanto esseri umani capaci di scegliere, di svolgere gli stessi compiti degli uomini e di vivere liberamente la propria vita e la propria sessualità.

Due giorni fa una ragazza americana è stata trovata morta in casa a Firenze.
Le indagini sono in corso ed è ancora tutto molto poco chiaro, ma i giornali non hanno perso tempo a sfornare titoloni che istigano il moralismo più bieco.

Dal Fatto Quotidiano fino a Repubblica il titolo è stato più o meno lo stesso: ragazza muore dopo gioco erotico finito male (con uno spacciatore).

Nel paese come il nostro un titolo come questo ha la stessa pericolosità di una bomba. Innanzitutto perché la gente non va mai oltre il titolo, non si informa e non è capace né di farsi delle domande né di trarre delle conclusioni lucide –non a caso abbiamo il primato nella classifica dell’analfabetismo funzionale; secondo perché produrre un titolo di questo calibro, con delle indagini ancora in corso e tanti lati della vicenda tutte ancora da chiarire, non è fare informazione ma sciacallare sulla morte di una ragazza per scatenare gli istinti più bassi.

Questi, infatti, sono solo alcuni dei commenti che mi è capitato di leggere nelle varie pagine delle varie testate giornalistiche

Il Giornale invece ci delizia con un po’ di voyeurismo inserendo in anteprima una foto della ragazza in costume mentre mangia qualcosa e sotto il titolone che quasi pare fare un malizioso riferimento alla foto

il giornale

Nulla è ancora certo nella vicenda ma i/le savonarola si sono scatenati con la solita “troiofobia“. Con il solito linciaggio verso la “troia” di turno –in questo caso la povera ragazza ammazzata di cui ancora si sa poco.

Ma se anche avesse avuto rapporti con una persona diversa dal suo fidanzato, se anche avesse fatto un gioco erotico, ignara che l’altro l’avrebbe poi ammazzata, meritava di avere un così tanto triste epilogo?

Ci facciamo portatori di libertà e di civiltà puntando il dito verso i musulmani ma se non sei una donna che rientra nei canoni prestabiliti della moralità tutta italiana, sì, meriti di essere ammazzata. Perché una donna che vive la propria sessualità come meglio crede è una puttana e una puttana, secondo la mentalità media italiana, merita di essere ammazzata.
Come dicevo tempo fa in questo post: l’integrità e la dignità di una donna passano attraverso le sue mutande. Quindi la tua dignità di donna verrà calcolata in base alla tua vita sessuale e al numero di amanti. Se hai avuto molti amanti, mi dispiace per te ma gli italiani non potranno consegnarti il loro tesserino dove attestano la tua dignità, il tuo valore e la tua integrità morale in quanto donna. Dignità e integrità che, guarda caso, non vengono mai richieste agli uomini.

Ma questo non succede mica solo per quanto concerne la sessualità, il giudizio sprezzante e maschilista si estende anche verso tutte le donne che decidono, che si emancipano, che non si fanno piegare, che vivono liberamente.

Due giorni fa, a Napoli, una ragazza è morta dopo un’emorragia a seguito di un’interruzione volontaria di gravidanza. La ragazza da tempo portava avanti una cura farmacologica per dei problemi alla pelle e a quanto pare proprio il suo medico le avrebbe suggerito di interrompere la gravidanza per evitare malformazioni possibili al feto legate ai farmaci assunti.

Riporto da Repubblica le parole di sua mamma:

“Gabriella aveva preso in gravidanza un farmaco antimicotico – ha detto – e quattro ginecologi che abbiamo consultato ci hanno detto che c’era il 50% di rischio di malformazioni del feto. Gabriella ci aveva pensato a lungo poi mi disse che non se la sentiva per il rischio che correva il bambino e perché lei era molto giovane, non sapeva se era in grado di accudirlo”.

Gabriella non ha espresso altro che un suo diritto, qualsiasi fossero state le sue motivazioni Gabriella aveva diritto di scegliere perché c’è una legge, la 194, in vigore da quasi quarant’anni, che viene ancora minata da obiettori, antiabortisti e fondamentalisti vari.

Commenti agghiaccianti verso la ragazza, chi ha giudicato la sua sessualità, chi l’ha insultata, chi ha insultato la sua famiglia, chi le ha detto che se lo merita e chi, addirittura, ha definito la sua morte la vendetta del “bambino”.

antiabortisti

Gente che ha come foto profilo  la bandiera francese accompagnata da parole di odio verso gli “islamici odiatori di donne”, gente che tra un gattino, Winni the Pooh e Padre Pio esulta alla morte di una ragazza di 19 anni. Donne, troppe donne che esultano alla morte di un’altra donna. Questi sono gli esempi di coloro che sui fatti di Colonia –e non solo– si facevano portatori e portratrici di libertà, emancipazione e rispetto verso le donne.

 

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2 pensieri su “Di Colonia, antiabortisti, sciacallaggio giornalistico e donne che meritano di morire

  1. L’unica cosa che mi viene da dire leggendo quei commenti ignoranti e vergognosi è: fate schifo! Almeno non criticate i talebani dato che siete identici. Stiamo tornando al medioevo con questa gentaglia. Mi vergogno per loro e provo ribrezzo totale.

  2. che la religione (islamica in questo caso ma potrebbe essere qualsiasi altra) abbia preso il posto delle idee di riscatto sociale socialiste e laiche io lo trovo inquietante
    gli antiabortisti e i commenti contro Ashley sono riprovevoli, la stessa mentalità dei talebani

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