Del male che la stampa provoca, in aggiunta al dolore della violenza

Ci scrive G. una cittadina di Gubbio che si dice “stanca delle leggende che circolano su questa e altre storie, sempre a danno delle vittime”

Di che storia sta parlando la nostra lettrice? Una vicenda accaduta il 25 novembre appena passato, ironia della sorte, proprio nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e che non è salita “agli onori” della cronaca nazionale ma che, in una realtà di paese ha fatto parlare molto. Una storia che ha sfaccettature che G. conosce meglio di noi, in quanto eugubina e che ci ha chiesto di rendere note, perché è giusto e doveroso che vengano svelati tutti gli ulteriori abusi che le vittime (tutte, più o meno) di una violenza maschile, continuano a subire, da più fronti.

Ne parlava ieri “La Nazione” nella versione umbra, in un articolo che potete trovare QUI

Come si evince dal testo, la coppia protagonista si trovava in un locale a Cattolica quando lui ha staccato un pezzo di orecchio con un morso alla sua fidanzata.

Nelle sue memorie difensive, l’uomo ha cercato di far passare il suo gesto come “un’effusione”, “un gioco erotico” finito malamente”, versione che non è stata accolta dai giudici.

Nella comunità locale ha fatto grande scalpore questa notizia, perché il giorno dopo si è venuti a conoscenza che il locale in cui l’aggressione era avvenuta, era un locale per coppie e scambisti.

E così, i discorsi della gente e i commenti (ci dice G.) si sono concentrati, con una sorta di mobosità e di voyeurismo più sul luogo dell’aggressione che sull’aggressione stessa.

Occorre sottolineare che, come dice anche “La Nazione”, l’uomo aveva avuto in precedenza altri comportamenti simili e che era già stato in precedenza denunciato dalla stessa fidanzata per violenze. 

Voglio ringraziare la nostra lettrice per la sua sensibilità e anche per la sua consapevolezza nel notare e riconoscere tutti gli abusi di cui è vittima la sua concittadina.

Infatti, non solo ella ha subito lesioni gravissime, per i soliti motivi patriarcali di possesso, ma si trova ancora oggi esposta a rivittimizzione.

L’articolo de “La Nazioneì” dice infatti che l’uomo, benché riconosciuto dai giudici come privo di autocontrollo, ha ottenuto gli arresti domiciliari e purtroppo li sta scontando vicino al negozio dove la vittima lavorava, facendo sì che lei si sia trovata costretta a lasciare il suo posto di lavoro, troppo spaventata.

Stiamo parlando di una giovane donna che non ha colpe per la sua vita sessuale o per i locali che frequentava col fidanzato, madre, che si trova ora costretta a non avere più un reddito per mantenere sé e suo figlio, spaventata ed esposta alla pubblica gogna perché la gente ritiene più “gustoso” parlare del luogo  in cui è stata aggredita e della sua sessualità piuttosto che stigmatizzare il suo aguzzino (lei ha ricevuto numerosi messaggi pieni di odio e derisione).

E, come troppo spesso accade, la stampa, i media solleticano la pancia della gente utilizzando linguaggi inappopriati e rendendo ancora più fragile e vulnerabile chi già è stata ferita, aumentandone la vittimizzazione, al fine di vendere e di acchiappare consensi, del tutto insensibili alle ripercussioni che questo modo di fare ha sulle persone coinvolte.

Questa, infatti, la tipica locandina esposta in tutte le edicole, con i titoli in primo piano dei vari quotidiani. 
Si tratta proprio di una brutale operazione di marketing, voluta apposta per solleticare la morbosità della gente, perché, se avete letto l’articolo linkato, la stessa “Nazione” scrive bello chiaro che non si è trattato di “gioco erotico”.

Quanto questo pesi sulla vita della giovane donna, quanto dolore le arrechi in aggiunta a quello procuratole dal morso, in aggiunta a quello che le donne vittime di violenza portano sempre con sé, svilite, possedute, oggettificate, sole, in aggiunta alla paura, al fatto di aver dovuto lasciare il lavoro, deve diventare interesse di tutt*, anche de “La Nazione” (Anche perché contribuisce a rafforzare la cultura in cui nasce e si sviluppa la violenza contro le donne).

In chiusura, un’altra nota che va portata alla conoscenza di tutt*, soprattutto nei tempi del ddl Pillon.

Che fine aveva fatto la denuncia presentata dalla vittima in precedenza? (Voglio ricordare che l’aggressore ha ammesso le violenze passate).

Ritirata dalla donna stessa perché lui, in lacrime, l’aveva supplicata di farlo perché temeva che poi non gli avrebbero più concesso di vedere il figlio.

Per fortuna questa donna non si arrende e, con il suo legale, risponde alla stampa. Il testo della risposta dell’avvocato è stato reso disponibile per la diffusione e dunque lo riporto, con un invito a tutte e tutti a scrivere a “La Nazione” perché non è più il tempo di indignarci senza agire, non possiamo e non dobbiamo più lasciare sola nessuna donna che subisce violenza.

Con riferimento alla vicenda della giovane donna eugubina che il 25 novembre, a Cattolica, è rimasta vittima di gravissime lesioni personali ad opera del fidanzato, il sottoscritto difensore rietiene opportuno formulare alcune valutazioni in merito ai fatti e alla rilevanza agli stessi data sui mezzi di comunicazione.

Innanzitutto le indagini, egregiamente condotte dai Carabinieri di Cattolica, hanno chiarito in maniera inequivocabile l’accaduto, che vede il fidanzato della persona offesa autore di una brutale aggressione, culminata in un violento morso con il distacco di gran parte del padiglione auricolare, il tutto per futili motivi.

Sebbene la vicenda si caratterizzi per la ferocia del gesto (peraltro ammesso dallo stesso indagato) e per l’estrema gravità delle conseguenze lesive subite dalla vittima (sfregio permanente del viso), si nota che su alcuni mezzi di informazione si tenda a dare sempre più spazio ai contorni della stessa, fin quasi a far perdere di rilevanza il grave fatto accaduto. Va, allora, detto, con estrema chiarezza, che il luogo dove si è verificata la feroce aggressione non ha alcuna rilevanza con la stessa, perché già in precedenza, nella città di Gubbio, l’indagato si era reso responsabile di atti di danneggiamento e violenza contro la fidanzata (anch’essi confessati in sede di udienza di convalida) e per di più i due erano insieme  e all’interno della vasca idromassaggio della SPA. Anzi, se il litigio e l’aggressione fossero avvenuti in un altro luogo, senza la presenza di altre persone (solo il tempestivo e deciso intervento del titolare del locale ha fatto desistere e allontanare il macellaio), avrebbe probabilmente avuto conseguenze molto più gravi e oggi piangeremmo un’altra giovane donna vittima di violenza.

Sul piano processuale, la persona offesa ha avuto notizia del provvedimento del Tribunale del riesame ed al riguardo esprime la propria forte preoccupazione per il fatto che il proprio aggressore, se pur in stato di arresto, abbia fatto ritorno a casa, abitando non lontano dalla propria abitazione, e di fronte al proprio luogo di lavoro. Farà, dunque, sentire la propria voce, con gli strumenti offerti dal codice, per impedire che la misura cautelare venga ulteriormente mitigata”.

Questa giovane non va lasciata sola. Facciamo come G (che ringrazio davvero moltissimo) e agiamo anche noi, per quello che possiamo. Scriviamo a “La Nazione”: vogliamo un #GiornalismoDifferente!

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