Dalle unioni civili alle “formazioni sociali specifiche”

E’ pur sempre meglio di niente. Dicono.

Sì, ma quando smetterà di essere meglio di niente?

Si parla delle unioni civili e del disegno di legge Cirinnà che dovrebbe regolarle. In un periodo in cui le riforme vengono approvate con la forza, a colpi di fiducia, fregandosene di ogni dissenso, vedi jobs act e riforma della scuola, il ddl Cirinnà va controcorrente, temporeggiando, perdendo significativi pezzi, incartandosi tra cavilli linguistici e giuridici.

CN6OqjcWcAAbV68Già la partenza era timida, ma meglio di niente, l’ importante è portare a casa questa riforma, poi si vedrà. Dicevano.
A fine agosto il colpo di scena delle inattese modifiche, via ogni riferimento al matrimonio, le unioni civili diventano “formazioni sociali specifiche”. Forse il limite del compromesso è stato raggiunto, era già brutto sentir parlare di “matrimoni gay”, formazioni sociali specifiche proprio non si può sentire.

Dal web le reazioni ironiche alle rocambolesche sorti del ddl non si sono fatte attendere, dalla pagina facebook che raccoglie foto di svariate formazioni sociali specifiche al generatore automatico di perifrasi per le unioni civili. Spontanea e un po’ scontata la battuta sul romanticismo della proposta: “Cara, vuoi unirti a me in una formazione sociale specifica?”.

Alla fine a sostenere che comunque è meglio di niente sono rimasti solo i giovani renziani che scrivono sull’Unità:

A parer mio è necessario un bagno di umiltà sopratutto di chi sforna, sui siti di cultura omosessuale, articoli filosofici contro questa legge. Bisogna ricordare a queste persone diverse cose. Intanto che il Pd sta facendo riforme strutturali molto importanti, ma anche molto impegnative dal punto di vista legislativo. E in tutto questo è riuscito a ricavare uno spazio per i nostri diritti.

E Anna Paola Concia:

conciaVeramente è solamente una questione linguistica? Come cambia la sostanza con l’approvazione degli ultimi emendamenti?

Il ddl Cirinnà nasce per sanare la situazione italiana rispetto al resto dell’Europa. Anche la Corte europea ha detto che violiamo i diritti umani mancando di un istituto giuridico che regoli le unioni tra le persone dello stesso sesso. La politica di conseguenza non può più sorvolare, ma può occuparsi del problema con molta calma e con la solita incompetenza.

In origine il disegno di legge Cirinnà proponeva unioni civili riservate alle persone dello stesso sesso, equiparandone diritti e obblighi, esclusa l’adozione, ai matrimoni.
Già in questa formulazione però il ddl poteva apparire come discriminante riservando le unioni civili escluivamente alle coppie omosessuali e continuando a impedire a queste l’accesso al matrimonio civile. A questo proposito scrive la Rete Lenford- avvocatura per i diritti lgbti: “L’introduzione dell’unione civile, anche egualitaria, crea in ogni caso una discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, alle quali si preclude l’accesso al diritto fondamentale almatrimonio in ragione di una caratteristica personale ascritta, qual è l’orientamento omosessuale […]”.

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Nonostante il disegno di legge sulle unioni civili fosse già reazionario in partenza, le pressioni di Alfano e NcD, di Giovanardi spaventato dello sdoganamento dell’utero in affitto, e di una parte del PD hanno portato alla presentazione negli ultimi mesi di 4.200 proposte di emendamento ( alcune di queste veramente vergognose, come potete leggere qui ), le cui votazioni, iniziate alla fine di luglio, sono state poi rimandate a settembre a causa dell’ostruzionismo in commissione di Area popolare e Forza Italia.

Il 2 settembre scorso sono stati approvati vari emendamenti, tra cui quello presentato dall’ala cattolica del PD ( rappresentata dalla senatrice Emma Fattorini e dal senatore Stefano Lepri) che chiedeva di riformulare alcuni passaggi del testo, al fine di distanziare formalmente e in maniera maggiore l’unione civile dal matrimonio: è stato quindi modificato l’art. 1 del ddl, definendo l’unione civile come “formazione sociale specifica” ed eliminando i riferimenti agli articoli del codice civile riguardanti il matrimonio.

La relatrice Cirinnà afferma che tale modifica è di natura formale e non cambia nulla nella sostanza. Aveva anche affermato di aver concordato queste modifiche con le associazioni lgbt. Cosa non vera. Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, ha scritto sul suo profilo Facebook: “Attenzione, il tavolo lgbt non ha mai concordato nulla sulle unioni civili”. Posizione condivisa da Rete Lenford , avvocatura per il diritti lgbt, che della senatrice chiede le dimissioni: “Niente strumentalizzazioni, il tavolo associazioni lgbt non ha concordato nulla. Si prenda le sue responsabilità e dia dimissioni”.

10403719_1134277833270747_7561830284360813410_nE poi, come sostenere che in ambito giuridico una modifica formale non cambi la sostanza? Qualsiasi filosofo del diritto impallidirebbe a sentire una simile affermazione.

L’entrata in vigore del ddl così modificato sancisce giuridicamente la differenza tra eterosessuali, che possono ambire a sposarsi e ad avere una famiglia, tutelata dall’art. 29 della Costituzione ed omosessuali, cittadini di serie B che possono riunirsi in formazioni sociali specifiche, tutelate dall’art. 2 Cost, ma che non potranno mai essere considerati una famiglia.

E questo, per buona parte del PD, sarebbe un risultato per cui gioire? Una discriminazione legalizzata può essere considerata un buon traguardo politico da un partito che si definisce “di sinistra” ?

Ivan Scalfarotto, deputato PD, travisando completamente la giurisprudenza della Corte costituzionale, facendole dire cose che questa non ha mai detto – ovvero che il legislatore non potrebbe estendere il matrimonio alle unioni omosessuali con una legge ordinaria in quanto tali unioni non sono famiglie fondate sul matrimonio ai sensi dell’articolo 29 della Costituzione-, afferma che le critiche arrivate sarebbero fondate sul nulla, provocando un inutile “magnifico sbattimento” a chi lavora alla legge. Anzi, si duole del fatto che l’emotività e la disinformazione di alcuni ostacolino più di Giovanardi.

La senatrice Monica Cirinnà afferma di essere soddisfatta in quanto “il giorno dopo l’approvazione delle unioni civili il PD dovrà iniziare a discutere una legge sul matrimonio”. Come se la mancata approvazione di una legge sul matrimonio egualitario non fosse per cause di natura politica e interne al partito. Se oggi non ci sono ( e non c’erano neppure nel 2013 quando si iniziò a parlarne in concreto) le condizioni per riprendere l’iter legislativo sul tema, non ci saranno neppure domani.

Mentre parte del PD si autocompiace per una legge profondamente ingiusta, molti sottovalutano le sue conseguenze giuridiche e politiche.

Sul piano giuridico, l’eliminazione dei rinvii puntuali al codice civile – e, più in generale, la stessa definizione dell’unione civile quale formazione sociale specifica, ai sensi dell’art. 2 Cost.  – potrebbe mettere a rischio il fragile equilibrio interno al disegno di legge, che si regge proprio su un sistema di rinvii alla disciplina codicistica relativa al matrimonio. Il rinvio a disposizioni del Codice – oltre ad avere il merito della sintesi e della chiarezza – inserirebbe l’unione civile in un sistema giuridico consolidato da decenni di interpretazione (la giurisprudenza che su quelle disposizioni si è formata), assicurando all’unione civile una protezione equivalente a quella riconosciuta al matrimonio. Diversamente, la stesura ex novo di un elenco di diritti e doveri, creerà dubbi interpretativi e lacune, per colmare le quali difficilmente si potrà fare ricorso all’interpretazione estensiva e all’analogia. Come affermato da Antonio Rotelli, membro di Rete Lenford – avvocatura per i diritti lgbti : “proprio il PD che ha sempre insistito nel dichiararsi ispirato al modello tedesco, oggi fa finta di dimenticare che le unioni civili tedesche sono inserite nel codice civile e utilizzano proprio lo strumento del richiamo agli articoli relativi al matrimonio.”

Sul piano politico e culturale, l’approvazione di questo disegno di legge distanzia definitivamente le unioni eterosessuali dalle unioni omosessuali, private della stessa dignità e costrette in una posizione di subalternità.

Francesco Bilotta, uno dei soci fondatori di Rete Lenford e ricercatore di Diritto Privato presso l’Università di Udine, è stato molto chiaro sul punto:

È bene chiarire subito – perché non si ingenerino false speranze in alcuno – che il giorno in cui si introdurrà un istituto alternativo al matrimonio riservato alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nei termini in cui se ne discute attualmente al Senato, non si avrà più alcuna possibilità di ottenere per via giudiziaria un allargamento in senso egualitario del matrimonio. La declamata provvisorietà di un istituto, che dovrebbe “abituare” la società italiana alle coppie formate da persone dello stesso sesso, non potrà essere superata da alcuna sentenza. Una tale scelta è la pietra tombale di qualsiasi rivendicazione di eguaglianza in ambito matrimoniale per molti anni a venire.

 

Eleonora ed Enrica

 

link utili

http://ilmanifesto.info/un-istituto-a-rischio/

http://www.gay.it/blogs/dario-accolla/unioni-civili-rischio-inferiorita-per-legge

http://www.retelenford.it/images/Avvocatura_per_i_Diritti_LGBTI.pdf

 

 

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