Come si vende l’alcol

Dopo carne e latte, ecco la riedizione di un post del 2013 su come si vende l’alcol.
La serie potrebbe continuare ed essere aggiornata di continuo, il suo scopo principale è dimostrare come le strategie pubblicitarie si assomiglino tutte, a prescindere dal prodotto reclamizzato, utilizzando stereotipi, sessismo e oggettificazione.

Il rum si vende con donne senza volto, ridotte a semplici parti del corpo erotizzate, sensuali, umide, abbronzate.Non si vende il sapore o la qualità, si vende il sesso che evoca il concetto di divertimento declinato al maschile.

rum

L’oggettivazione totale, un tatuaggio sui fianchi, una lingua che esce da labbra colorate di rosso.

E quando l’alcol è esotico, quando viene da un Paese come il Brasile ad esempio, si vende il concetto di divertimento quasi immerso in quello di turismo sessuale. Quindi una bottiglia di rum è accompagnata dal corpo perlato, rigorosamente senza volto, di una donna con il segno di un micro bikini sull’abbronzatura. Le pose, squisitamente da servizio glamour osè, non hanno nulla a che vedere con il consumo di alcolici, ma si riferiscono a un mondo evocato da luoghi comuni e abitudini tristemente vere. Una camera elegante, una bottiglia di rum, una bella brasiliana disponibile.

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Il corpo delle donne viene frammentato e di questo vengono solo mostrate le parti utili alla campagna promozionale. Non è possibile riconoscere le modelle, fino alla perdita dell’identità del soggetto in quanto persona, trasformando così il corpo femminile in oggetto sessuale.

L’alcol si vende oggettivizzando le donne.Riducendole a labbra

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bocche aperte,

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natiche,

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che evochino la sensualità dell’atto del bere, come se il mondo di riferimento del consumatore ( maschio ) medio di alcol fosse quello in cui ciò che vende è il sesso, non il sapore del prodotto, non la sua fruibilità.Probabilmente è così, ma questo discorso vale tristemente dalle pubblicità di rum a quelle di silicone, da quelle di un hamburger a quella di una mozzarella.
Esiste persino la tequila più sexy del mondo.

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Perchè le donne non solo sono usate come strumento di erotizzazione del prodotto alcol, semplicemente accostandole alla sua rappresentazione

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ma spesso prestano proprio le loro forme e le passano all’oggetto rappresentato perchè esso stesso sia donna, sia sexy.

 

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L’alcol è uomo e vuole donne sexy ad ammaliarlo e lusingarlo

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La bottiglia d’alcol è fallica e vuole donne sexy che la maneggino e ne rivelino le capacità erotiche

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La birra poi è bionda o scura, rossa o chiara, e questo è solo uno dei tanti pretesti per usare donnine in posa per ribadirne il potenziale attrattivo

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birra2Le caratteristiche fisiche diventano l’appiglio ideale per associare la donna ad un oggetto:

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L’ultima foto è quella della campagna per Peroncino, il lancio è “La birra è maschio o femmina? Peroncino. L’unica birra maschio”. Però a contendersela sono due aitanti modelle, una bionda e una mora, che si litigano il feticcio.
In realtà tutte le birre sono maschi nelle pubblicità, tutto l’alcol è fallico e tutto il bere è ambito da uomini.

Il bere quindi è infatti considerabile, dalle sue rappresentazioni, prettamente maschile eterosessuale.
O perlomeno, ha bisogno di essere sostenuto da un immaginario sessuale tale.

Le donne sono vuote rappresentazioni passive, contorno estetico della bottiglia.
Le donne non bevono, o se bevono lo fanno light.

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L’unica pubblicità Bacardi in cui si vede il volto della testimonial: drink light per donnine per bene.

 

 

 

 

solo-97-calorieOppure c’è la birra “pollastrella” con solo 97 calorie

 

Immancabile poi, c’è anche chi crede che il sessismo e lo svilimento possa essere camuffato da ironia e che qualche scontato riferimento alla sfera sessuala possa essere travestito da sarcasmo o – peggio ancora – da “politicamente scorretto”.
Ma cosa c’è di più politicamente corretto che strumentalizzare la figura femminile in funzione dello sguardo dell’uomo o di quelle percezioni indotte anche nelle donne e ridere di trite raffigurazioni da barzelletta berlusconiana?

 

 

 

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O peggio ancora c’è chi pubblicizza la propria bevanda con il lancio “fai festa ora, chiedi scusa poi” e foto di ragazzi e ragazze in atteggiamenti sessuali: il senso è abusa ora sessualmente di lei, ci sarà tempo per dare la colpa all’alcol.

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