Il capitalismo umanizzato dei braccialetti contro la violenza

Se la violenza può essere glamour allora il capitalismo può essere filantropico.
L’unione di questi due ossimori si realizza in Tatù, il braccialetto contro la violenza sulle donne.

Testimonial con braccialetto e scarpa rossa contro la violenza

Testimonial con braccialetto e scarpa rossa contro la violenza

La violenza contro le donne ha fatto vendere mutande, magliette, calendari, è approdata nelle riviste di moda e nei servizi fotografici fashion, riempie i pomeriggi televisivi con dibattiti e processi mediatici, ora risana anche le aziende in crisi come nuova forma di marketing.
Due giovani imprenditori rimettono in piedi un’azienda creando un nuovo brand, Tatù #Nientepaura, un braccialetto che si porta appiccicato al braccio, come fosse un tatuaggio, la cui vendita ha lo scopo di finanziare progetti sociali, tra cui anche alcuni contro la violenza sulle donne.

#Nientepaura non è una impresa come tutte le altre, viene definita infatti impresa filantropica ovvero: “un’impresa che vuole innovare profondamente il capitalismo rendendolo solidale e socialmente utile, in una parola: umanizzato.”

Nel nome del “capitalismo umanizzato” e seguendo il saggio consiglio del noto imprenditore italiano, Diego Della Valle, la giovane azienda destina il 10% del proprio utile a progetti di carattere sociale.
I primi finanziamenti dell’azienda sono andati a Basta! un progetto fotografico che vede la partecipazione di vari personaggi dello spettacolo fotografati a bocca aperta, immagino a simboleggiare una specie di grido spezzato, inascoltato

Vip con braccialetto antiviolenza

Vip con braccialetto antiviolenza

 

Dal sito di #Nientepaura leggo che l’idea di dedicarsi alla violenza contro le donne ha portato i due imprenditori alla collaborazione con Barbara Benedettelli, autrice televisiva e politica vicina a Daniela Santanchè, candidata nel 2013 alla Camera con Fratelli d’Italia e “militante” contro la violenza sulle donne, da contrastare, a suo dire, con l’aumento e la certezza della pena.

Ma le collaborazioni importanti non sono finite, infatti #Nientepaura vanta anche l’appoggio di Roberta Abruzzone, la nota criminologa dei salotti televisivi, e di tante altre donne dello spettacolo che mostrano il colorato braccialetto sedute nei salottini dei privè di discoteche alla moda.

Tanta retorica e frasi fatte sulla violenza contro le donne tra musica, abiti, lampade, mojto ed esternazioni del tipo: “oggi siamo noi che serviamo al capitalismo, deve essere il contrario, deve essere il capitalismo a servirci per essere un po’ più liberi”

Niente paura c’è Tatù, il braccialetto di plastica con cui diventerai “padrona del tuo destino”, un prodotto “in grado di salvaguardare le persone in difficoltà, di dare una sorta di abbraccio a chi ci cammina a fianco”, ” è un progetto vasto in grado di prevenire la violenza sulle donne e di operare per la loro sicurezza.”

Sicurezza, eccola la parolina magica.
E quando la sento mi viene sempre in mente Carla Lonzi:

“Non dimentichiamolo che è del fascismo questo slogan: Famiglia e Sicurezza”

I video che pruomuovono il braccialetto  saccheggiano l’immaginario mainstream della violenza contro le donne, ci sono le immancabili scarpe rosse, i video voyeristici dei pestaggi in diretta, i corpi nelle pozze di sangue, ma c’è anche tanto tanto fashion, c’è la modella che si struscia contro il muro, c’è una musica avvincente, scritte corrono sullo sfondo: “vai forte e determinata!“; “non accettare meno di un amore puro“; “sii una ragazza tatù!”.

Compra questo bracciale è alla moda, puoi sfoggialo in discoteca, sii la nuova testimonial del capitalismo dal volto umano.

Lo puoi ripulire, puoi farlo scintillare, puoi spruzzargli litri di profumo ma il capitalismo sarà sempre sporco, puzzerà sempre.

Perchè il capitalismo ha un solo volto ed è quello della violenza.

Altr* vip con braccialetto

Altr* vip con braccialetto

Non esiste nessun capitalismo umanizzato che può “liberare” le donne, perchè non esiste un percorso di liberazione delle donne che non sia anticapitalista.

Il sistema economico neoliberista è quello usa i corpi delle donne per vendere di tutto, è quel dispositivo di potere che agisce sui nostri corpi e sulle nostre vite per normalizzarle e renderle funzionali al profitto dei mercati, è quello che precarizza il lavoro, è quello che priva le donne di reddito esponendole ad una maggiore vulnerabilità.

Il pinkmarketing e la retorica destrosa sulla sicurezza si appropriano dei discorsi sulla violenza contro le donne, fagocitano i messaggi, le lotte, le rivendicazioni, l’immaginario tutto e lo restituiscono privato di ogni portata rivoluzionaria, addomesticato, reso funzionale al mercato dei profitti e alle logiche securitarie. L’operazione del braccialetto contro la violenza ha tutti questi ingredienti e invece di mostrare il volto umano del capitalismo, come se ne potesse avere uno, mostra quello più subdolo e ipocrita.

Le donne vendono, ma anche la violenza contro le donne vende. Purtroppo.