Il “Buon partito” e il pessimo giornalismo

L’estate è quel periodo dell’anno in cui giornali in evidenti crisi rispolverano argomenti noiosi, triti e ritriti per intrattenere lettori annoiati sotto l’ombrellone

Sicché, ogni anno, ci ritroviamo a leggere o ad ascoltare la solita solfa: consigli scontatissimi su come affrontare il caldo, la piaga dei cani o delle alghe killer, le gallery di Repubblica con centinaia di foto che ritraggono la cellulite di tale starlette o politica o qualche imbarazzante articolo di Scanzi e il suo feticismo.
Quest’anno, invece, ci pensa Panorama ad allietarci l’estate. Questa è la copertina dell’ultimo numero
A primo impatto ho pensato si trattasse di una copertina vintage risalente agli anni ’80 o una parodia veicolata da qualche pagina pseudo satirica su facebook.
Incredula e incuriosita sono andata in edicola e lì, purtroppo, tutto il disagio di quella copertina mi si è palesato davanti agli occhi. Ancora titubante e con la speranza che in realtà la copertina non fosse altro che un modo per pubblicizzare un qualche editoriale ironico circa l’emancipazione femminile ho comprato il giornale, l’ho sfogliato e mi sono resa conto che purtroppo la copertina non era nemmeno la parte peggiore.
Come scrivono anche su GIULIA, nell’articolo, tra una roba imbarazzante e l’altra, si cita anche “l’età da marito”, espressione in voga forse 60 anni fa.
Una tra le cose più gravi è che Panorama utilizzi questa copertina per parlare di un argomento tanto importante come la crisi economica, facendolo nella maniera più errata possibile, ovvero considerando le donne, come al solito, non come soggetti attivi del mondo del lavoro, non vittime quanto gli uomini di precarietà e disoccupazione, ma  come cacciatrici del famoso buon partito ormai estinto.
Vorrei ricordare a Panorama, come dicevo poc’anzi, che le donne conoscono benissimo la crisi economica e non per i motivi snocciolati da loro, ma perché tutto ciò lo subiscono sulla propria pelle —anche più degli uomini
Ecco l’ultimo rapporto annuale dell’Istat  sulla differenza di genere per quanto riguarda l’occupazione nel nostro Paese:
A gennaio 2017 il leggero aumento degli occupati rispetto al mese precedente è attribuibile alla componente maschile (+0,4%) a fronte di un calo per quella femminile (-0,2%). Il tasso di occupazione maschile sale al 67,0% (+0,2 punti percentuali), mentre quello femminile scende al 48,1% (-0,1 punti). Il lieve aumento della disoccupazione nell’ultimo mese è determinato dalla componente maschile (+0,4%), mentre si registra un calo per quella femminile (-0,3%). Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,9% tra gli uomini e al 13,3% tra le donne, entrambi stabili rispetto a dicembre. Anche il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni nell’ultimo mese riguarda esclusivamente gli uomini (-0,9%) a fronte di una stabilità tra le donne. Il tasso di inattività maschile scende al 24,6% (-0,2 punti percentuali), mentre quello femminile rimane stabile al 44,4%
 L’articolo si apre così, riporto da Il Post:
Neanche 2 mila euro al mese, più o meno come una commessa esperta dei grandi magazzini. Ci crediate o no è questo quanto guadagna oggi l’11 per cento dei notai
Nell’articolo, le uniche figure di donne lavoratrici citate sono la commessa e la segretaria —tra l’altro anche con un po’ di sprezzo classista quando si fa il paragone tra lo stipendio di una commessa e quello dei notai
Certo, nel difficile periodo storico in cui ci troviamo riuscire ad ottenere un lavoro come commessa e segretaria —lavori che comunque ti garantiscono un’indipendenza economica— è già un grande traguardo, ma è piuttosto ingiusto ignorare totalmente l’esistenza di categorie di lavoratrici e professioniste come le giornaliste, le avvocate, le notaie eccetera.
E fa doppiamente effetto che queste parole, pregne di un maschilismo datato e stantio, siano partite dalla penna di una donna.
Molto probabilmente la redazione di Panorama si trova in una sorta di dimensione spazio temporale in cui non è ancora venuta al corrente del fatto che ormai le donne hanno ben poco bisogno di andare a caccia del buon partito, che non hanno bisogno di sposarsi l’uomo in carriera ma sanno fare carriera benissimo da sé. Se proprio vogliamo essere precisi —ancora dati Istat alla mano—, le donne, nell’istruzione ottengono risultati decisamente migliori dei colleghi maschi.
Forse, i giornalisti e la giornaliste di Panorama, sono ignari delle lotte per l’emancipazione avvenute nell’ultimo secolo e mezzo. Nessuno ha raccontato loro delle imprese spaziali di ValentinaTereškova, Samantha Cristoforetti, Liu Yang —e potrei citarne tante altre. Forse non sanno che a capo del CERN c’è una donna o che Rita Levi Montalcini, grazie alle sue ricerche, risalì all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa da cui venne insignita come premio Nobel per la medicina. O forse non conoscono l’esistenza di Vera Rubin che scoprì l’esistenza della “materia oscura”, di Maryam Mirzakhani, scomparsa qualche giorno fa e prima donna a vincere la medaglia Fields, di Hedy Lamarr, definita da molti “mamma del wi-fi” poiché insieme a George Antheil brevettò un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, invenzione cardine che trova oggi applicazione non solo nella crittografia ma anche nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless.
Di sicuro ignorano anche l’esistenza delle tante rivoluzionarie che hanno segnato la storia (vedi: Dolores Iburruri, Anna Kuliscioff, Aleksandra Kollontaj, eccetera) e tutte le donne impegnate nella lotta per i diritti civili o che hanno partecipato attivamente e in prima linea durante la Resistenza.
Panorama del resto non è nuova a copertine di dubbio gusto. Sul nostro blog, infatti, abbiamo avuto modo di parlarne in più di un’occasione.
Le reazioni, sotto le pagine che hanno condiviso questa copertina, non si sono fatte attendere: orde di commenti passivo aggressivi e sessismo a palate.
Come più volte abbiamo sostenuto tramite la nostra campagna #giornalismodifferente il giornalismo ricopre un ruolo fondamentale nella società perché non solo informa ma forma l’opinione pubblica e contribuisce a creare cultura.
Come pensiamo di poter arginare fenomeni come la violenza di genere se la rappresentazione delle donne che la maggior parte dei giornali trasmettono è quella di soggetto incapace di vivere senza il sostegno maschile, esseri subordinati incapaci di realizzarsi ed essere indipendenti?
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