Borse di studio per sole donne. Soluzione per risolvere il gender-gap formativo?

Donne e facoltà scientifiche, numeri delle iscritte in crescita, prospettive occupazionali e stipendi ancora molto più bassi rispetto ai colleghi uomini (dati Almalaurea).

Molte Università sono corse ai ripari organizzando giornate di orientamento appositamente rivolte alle donne, esclusivamente per quanto riguarda le facoltà tecnico-scientifiche, per rimediare al gender-gap nella scelta degli studi.

“La scienza è un gioco da ragazze!”, è questo lo slogan che possiamo leggere sul sito italiano dedicato al progetto europeo “Le donne nella ricerca e nell’innovaizone” nato per incoraggiare le donne a intraprendere la strada della ricerca scientifica.
Come se questa poi in Italia venisse finanziata.

Senza nomeRosa e cuoricini. Aiuta le persone e l’ambiente. Che è un po’ come dire: porta la tua naturale dedizione alla cura anche fuori dalle mura domestiche.

Anche Mediagruop, gruppo editoriale a cui appartiene il Corriere della Sera, e Google mettono in palio dieci borse di studio in ambito scientifico – informatica, fisica, ingegneria, matematica – per dieci donne.
Ne parla in questo articolo la 27esima ora, denunciando il basso numero di donne che studiano e lavorano nel settore informatico, le programmatrici in minoranza rispetto ai programmatori, la scarsità di donne ai vertici, la facoltà di ingegneria ancora a maggioranza maschile.

“Dieci borse di studio per le ragazze che hanno i numeri per cambiare il mondo”, così titola la 27esima ora e cita Steve Jobs e Bill Gates come emblemi del progresso, lamentando la mancanza di nomi femminili a capo di grandi multinazionali simili.

Curioso che l’abilità di “cambiare il mondo” sia affidata in esclusiva all’informatica e alla tecnologia, ma comprensibile in una società in cui la parola d’ordine è produttività.
Studiando storia non produci niente, almeno stando alla logica utilitaristica della legge del profitto.

Ma quali sono le cause dei numeri bassi di donne nelle facoltà scientifiche? Perchè assistiamo a quella che sembra proprio una autosegregazione femminile?

E’ colpa, dice sempre nello stesso articolo la 27esima ora, delle madri. “l’influenza delle madri”. Sempre presenti quando si tratta di distribuire le colpe.

Le ragioni in realtà possono essere diverse e sicuramente tra queste c’è l’educazione, di cui entrambe i genitori sono responsabili.

C’è infatti nell’educazione dei/delle figli/e una propensione, dovuta al retroterra socio-culturale sessista, a trattare i bambini e le bambine in modi differenti.
Le bambine vengono indirizzate più precocemente a sviluppare autonomie, con i bambini si è solitamente più clementi, anche per questo motivo statisticamente le bambine imparano prima dei maschi a parlare e camminare.
Il corpo delle bambine subisce un maggiore addomesticamento. La bambina quando si siede verrà invitata ad assumere una posa composta, più raramente di questo richiamo sarà vittima un bambino.
Già da piccoli, bambini e bambine, vengono portat* a sviluppare una differente modalità di occupazione dello spazio pubblico.
La maggiore disciplina imposta alle bambine è molto probabilmente quella che le porterà a raggiungere risultati scolastici migliori rispetto ai maschi.

I giocattoli, come abbiamo più volte denunciato, essendo fortemente genderizzati, contribuiscono a limitare ruoli e aspettative.
Il sapientino neutro, ma pubblicizzato da un bambino, è studiato per sviluppare abilità logiche; il sapientino bambina per imparare ad abbinare le scarpe alla borsetta.

Senza nomeL’idea radicata che le donne siano meno portate per le discipline scientifiche potrebbe portare i genitori ad aiutare maggiormente le bambine, rispetto ai bambini, nei compiti di matematica, questo spiegherebbe il perchè le ragazze hanno solitamente una minore autostima rispetto alle proprie capacità logico-matematiche.

La scuola spesso ripete gli stessi schemi sessisti, confermando il diverso trattameto di genere.

Sono quindi la cultura sessista, e spesso anche le famiglie e la scuola, a suggerire alle ragazze l’autosegregazione formativa.
Le giornate di orientamento per sole donne e le borse di studio per ragazze che si iscrivono a facoltà scientifiche, come quella proposta da Google e Mediagruop, vanno nella direzione di mettere una pezza al gender gap formativo.

Mi interrogo però sulla unidirezionalità di queste iniziative.

Perchè una borsa di studio per ragazze che scelgono la facoltà di ingegneria e non anche una borsa di studio per ragazzi che si iscrivono alla facoltà di educatori di nido?

Perchè nell’ambito dell’educazione si guadagna poco, perchè le facoltà umanistiche non producono, perchè si trova lavoro più difficilmente e si tratterebbe comunque di un lavoro meno pagato. A queste probabili risposte possiamo aggiungere anche: perchè l’accudimento di un/una neonat* è un lavoro da donne.

18526d35fd34a5cbe4206a093d9816aeUna donna che oggi si iscrive alla facoltà di fisica o informatica, sicuramente avrà più colleghi che colleghe, ma probabilmente sarà meno discriminata di un uomo che frequenta la facoltà di scienze della formazione primaria.
Un uomo che lavora come maetro o infermiere è “strano”, prima di tutto perchè fa un lavoro poco prestigioso e remunerativo, e cultura sessista vuole che la sua “virilità” venga misurata anche da questo, ma soprattutto perchè ha scelto un lavoro considerato tradizionalmente appannaggio delle donne, un lavoro di cura.

Se le donne devono attraversare gli spazi considerati maschili, allora anche gli uomini devono attraversare gli spazi tradizionalmente considerati femminili.

Le donne hanno dovuto dimostrare in passato di avere facoltà logiche ed intuitive, gli uomini oggi devono ancora dimostrare di essere capaci di svolgere lavori di cura, di essere “adatti” sia alla facoltà di ingegneria che a quella di lettere o pedagogia.

Le giornate di orientamento dovrebbero essere sempre rivolte a tutt*, senza segregazioni; le borse di studio dovrebbero essere soprattutto quelle pubbliche, peccato però che vengano costantemente ridotte, di riforma in riforma, rendendo superficiale qualsiasi discorso sul gendergap formativo tra uomini e donne che tralasci il discorso di classe, la reale possibilità, per tutt*, di accedere agli studi universitari.

 

 

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