Su Asia Argento e la colpevolizzazione delle vittime

Una vera e propria bufera si è scatenata intorno ad Harvey Weinstein, notissimo produttore cinematografico. Sono tantissime le attrici e le donne dello spettacolo che hanno denunciato di aver subìto molestie o ricatti sessuali da Weinstein.

Da Gwyneth Paltrow a Cara Delevingne, fino ad arrivare ad Angelina Jolie e Asia Argento. E proprio su quest’ultima che ci soffermeremo.

Mentre in America, nel corso di queste ore, si riflette, si cerca di scoprire la verità e i motivi dell’omertà del mondo dello showbiz, in Italia siamo arrivati già ad una condanna, tutta sulla pelle di Asia Argento dove, guarda caso, la povera malcapitata non ha nemmeno diritto ad un processo e alla difesa.

Riporto dal Corriere alcune dichiarazioni di Asia Argento:

«All’epoca, era il 1997, avevo solo 21 anni – racconta Asia – e ero stata invitata da uno dei produttori della Miramax a un party sulla Costa Azzurra, all’hotel Cap Eden Roc». Durante la serata Weinstein l’aveva accolta e portata al piano di sopra, ma non c’era in realtà nessuna festa, solo una stanza d’albergo vuota. «Io ho chiesto al produttore che mi aveva accompagnata dove era la festa. E lui ha risposto: «Siamo arrivati troppo presto..» e poi mi ha lasciato sola con lui. All’inizio Weinstein l’ha riempita di complimenti per la sua interpretazione. Poi è andato in bagno e è ritornato con addosso solo una vestaglia e con una bottiglia di crema per il corpo in mano. Mi ha chiesto di fargli un massaggio». A questo punto l’attrice racconta di avergli fatto il massaggio e che poi lui l’ha costretta a aprire le gambe e a subire un rapporto orale, nonostante lei gli avesse più volte detto di non farlo. «Ero terrorizzata, lui era grande e grosso. Non si sarebbe fermato davanti a un no. È stato un vero incubo». «Il fatto di non averlo respinto fisicamente mi ha fatto sentire responsabile. Se fossi stata una donna forte mi sarei ribellata, gli avrei tirato un calcio e sarei scappata via. Ma non l’ho fatto. Per questo mi senti colpevole».

Asia Argento ha raccontato che si sentiva obbligata dal fatto che lui avesse tanto potere, a cedere alle sue richieste: «Ho pensato che avrebbe distrutto la mia carriera se gli avessi detto no. Quando ero davanti a lui mi sentivo piccola, stupida e debole»

Quello che si è scatenato in queste ore è un vero e proprio linciaggio nei confronti dell’attrice.

Da Vladimir Luxuria

Fino ad arrivare a Selvaggia Lucarelli, che ha sostenuto:

“Siamo adulte, le molestie sono orrende ma non sono violenze sessuali. Possiamo dire no” […]“Ora. Francamente. Vai a letto con un bavoso potente per anni e non dici di no per paura che possa rovinare la tua carriera. Legittimo. Frigni 20 anni dopo su un giornale americano raccontando di tuoi rapporti da donna consenziente tra l’altro avvenuti in età più che adulta, dovendo attraversare oceani, con viaggi e spostamenti da organizzare, dipingendoli come “abusi”. Meno legittimo.”

Forse l’ultima da cui ci saremmo aspettati determinate affermazioni, dato che da un po’ di tempo a questa parte Lucarelli pare essere diventata una sorta di suffragetta e figura di spicco nella lotta contro il cyber bullismo e le questioni di genere

Ovviamente, oltre ai volti noti, anche la gente comune non ha perso un solo secondo per sputare la propria sentenza.

Dai “battutari” compulsivi a chi non crede alle parole di Asia Argento perché “ehi, ha un tatuaggio sul pube” noto marchio di immoralità o perché ”si drogava” o “è andata con chiunque”; sicché le sue parole contano meno di zero perché, come scrissi qui, la moralità e la dignità di una donna si calcolano in base alle persone con cui è stata a letto.

Perché, ancora, nel 2017, questo bel paese emancipato che si fa portavoce dell’emancipazione femminile quando si tratta di puntare il ditino su altri Paesi, quando  non c’è alcun immigrato da perseguitare riscopre le vecchie sane abitudini di un tempo: la caccia alla strega di turno da bruciare

In Italia per ottenere compresione in caso di molestie e violenza sessuale devi essere una sorta di martire, una Santa Maria Goretti altrimenti non avrai empatia praticamente da nessuno. L’opinione pubblica ti giudica colpevole semplicemente se le tue abitudini non coincidono esattamente  con quelle di una suora di clausura.

Hai bevuto e qualcuno ha abusato di te? L’aggravante cade sulla vittima e non sull’abusante, perché le donne perbene non bevono.

Qualcuno ha abusato di te dopo una serata in discoteca? Colpa tua, fossi rimasta in casa questo non ti sarebbe successo

Sei stata vittima di molestie per strada? Sentiamo un po’, come eri vestita?

Sul caso di Asia Argento molti altri ancora, non conoscendo le dinamche se non gli stralci che si possono reperire sui media , hanno aperto una sorta di ridicolo tribunale dove, ça va sans dire, il dito viene sempre puntato su di lei, Asia Argento,  e non su chi ha approfittato del proprio potere per ottenere favori sessuali

Molti la etichettano come “troia”, molti altri in maniera più subdola incalzano lei, e chiunque tenti di comprenderla non giudicandola, con una serie di domande che non meritano alcuna risposta.

Come scrive Michela Murgia su Donna Moderna:

Perché ci sei andata? Perché hai accettato senza protestare? Perché lo dici solo ora? Che benefici hai avuto da lui?

Senza tenere alcun conto del dislivello di potere in cui gli abusi si verificano, la cultura maschilista cerca la ragione della molestia nella persona molestata, mai nel molestatore. Nessuno pensa davvero che l’abuso sessuale si possa commettere in modo unilaterale: se si verifica, la vittima comunque qualche segnale lo avrà dato, o perché era vestita in un certo modo, o perché si trovava in un certo posto, o perché non si è sottratta subito, o qualunque altro motivo che la trasformi in parte in causa della sua stessa violenza. Se poi la molestata commette l’errore di sopravvivere, di cercare di razionalizzare l’abuso subito e magari di andare oltre, trasformando un’esperienza lurida in un’occasione di riscatto a caro prezzo, il giudizio diventa definitivo: se ci hai guadagnato vuol dire che sei complice, che ti è piaciuto o che comunque avevi il tuo tornaconto.

Molti altri credendosi migliori di quelli che scrivono “troia” adottano un comportamento più subdolo e con giri di parole utilizzano la stessa formula del “non sono razzista ma” traducendolo in “certo lui è un porco, ma lei..”

Testimonianza di quanto sto affermando sono tutti i commenti che sono arrivati sulla nostra pagina facebook sotto la condivisione di un post inerente alla vicenda

 

Spiace constatare che per l’ennesima volta i commenti più crudeli e giudicanti siano stati proprio scritti da delle donne come faceva notare il post a cui sono arrivati quei commenti

C’è chi non perde mai tempo per addossare la colpa di ogni sorta di catastrofe alle madri: se Weinstein, un uomo di soli 65 anni un preadolescente, praticamente ha agito in questo modo è di sicuro colpa dell’educazione impartitagli dalla madre.  I padri?  Mai citati, ovviamente. Insomma, dovremmo lavorare su noi stesse, sia come donne che come madri, ché i maschi, si sa, quella è la loro indole e poi l’educazione dei figli non spetta a loro.

Poi c’è chi ha suggerito ad Argento di vergognarsi perché sposta l’attenzione dalle donne che hanno subìto realmente violenza. Ovviamente sono loro, le commentatrici dure e pure, a decidere chi abbia subìto realmente violenza o meno, in base a quanto la vittima rientri nelle loro simpatie.

Si evince da questi commenti che se “ti metti in testa di fare l’attrice” come se non fosse un lavoro come un altro che comporta, tra le altre cose, anni di studio e preparazionenon ti lamentare, perché quel mondo è fatto così. Ovviamente, neanche a dirlo, è colpa tua, se nella vita avessi fatto lavori più imili non ti sarebbe successo tutto ciò, perché non sei andata a lavari i piatti in un ristorante?

Perché non sei andata a raccogliere pomodori in una serra? Di sicuro lì nessuno ti avrebbe ricattata sessualmente. Certo che no, ad esempio, le lavoratrici rumene che hanno subìto gli abusi dei caporali nel ragusano se lo saranno inventato

Perché non hai fatto l’operaia, Asia Argento? Lì saresti stata al sicuro. Molto probabilmente anche loro mentono

Per non parlare di tutte le donne che in silenzio e per non perdere il posto di lavoro, sono costrette a subìre queste violenze psicologiche e sessuali

Chi esterna ciò nella vita avrà avuto la fortuna non solo di non dover mai svolgere lavori simili per potersi mantenere, ma anche di non aver subìto molestie e ricatti sessuali sul lavoro

Ho svolto diversi lavori, ho fatto la cameriera, la commessa , l’hostess ho lavorato in un call center e praticamente in ognuno di questi ambiti lavorativi mi è capitato di ricevere: pressioni, molestie e altre avances non gradite e sempre giustificate con “era semplicemente una battuta” o “era semplicemente una carezza”.

Quando mi è capitato di parlare con qualcuno delle molestie subìte da un mio datore di lavoro sono stata sottovalutata: “molto probabilmente stai solo esagerando”.

Perché mai una donna, allora dovrebbe denunciare certi atteggiamenti se tutto intorno le è sfavorevole? Quindi, non solo perderà il lavoro, ma dovrà anche subìre processi sommari e migliaia di commenti crudeli da parte della gente.

Doppiamente sfavorevole se chi la molesta è uno tra gli uomini più ricchi e potenti del mondo che per anni ha rappresentato una vera e propria macchina da soldi per i democratici inclusi Barack Obama e Hillary Clinton.

Prima di parlare, come ho invitato a fare sulla nostra pagina facebook, si dovrebbero conoscere le dinamche e non dare per scontato che quelle 2-3 righe lette su questo o quel quotidiano italiano narrino la vicenda a 360 gradi

Come scrive Angela Vitaliano su “La voce di New York” :

le denunce risalgono agli anni novanta e arrivano fino al 2015. Il produttore, negli anni, ha patteggiato per ben otto volte, per mettere a tacere denunce a suo carico. Quindi se vi state chiedendo “perchè oggi?” non lo chiedete ad Asia Argento ma a un giornale – anzi due – il New York Times e il New Yorker che, abituati alle grandi inchieste, sostenute da prove inconfutabili (no non sono “fake news” come ama dire il presidente) – hanno dovuto aspettare fino ad oggi – dopo diversi tentativi – per far uscire la storia.

Citando ancora Michela Murgia:

“ Se sei viva, felice e famosa come Asia Argento o come Gwyneth Paltrow non puoi essere stata vittima. Le vittime vere sono povere, non ricche. Le vittime vere muoiono o riportano gravi traumi, comunque non si rialzano più. Le vittime vere denunciano subito, pazienza se perdono tutto, sogni compresi, e se pagano con l’emarginazione la loro verità. Finché continueremo a trattare le vittime di abuso in questo modo, denunciare costerà più del silenzio e le donne continueranno a tacere.

Perché molte vittime di stupro denunciano molto tempo dopo? Su l’Internazionale, qualche tempo fa, pubblicarono la testimonianza molto toccante di una ragazza che fu stuprata durante il suo primo anno di università e che è riuscita a denunciare l’accaduto solo diversi anni dopo.

“Ci ho messo molto tempo a capire cosa mi era successo e ancora di più per rendermi conto che non avevo fatto niete  per meritarmelo. Ci sono voluti quattro anni, una diagnosi di Sindrome da stress post-traumatico e tre diversi analisti prima che potessi dire con convinzione che non ho colpe per quello che è accaduto quella notte[…].

Il resto della testimonianza potete visulizzarla qui

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